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Perché hai scelto di cimentarti proprio con l’horror e il Cyberpunk?

“In realtà i primi racconti sono nati da un corso di Scrittura Creativa seguito nel 2014. Erano esercizi e basta. Da ragazzo ero un lettore compulsivo di Gibson, Sterling e di Cyberpunk in genere, quindi se al corso davano venti minuti per scrivere un racconto, creare un mondo fantascientifico “cyber” mi veniva facile… è stato come incontrare un vecchio amico dopo anni. 

Tuttavia l’horror è l’ambiente che al momento mi fa sentire più al sicuro: per scrivere Fantascienza oggi non te la cavi con un paio di innesti e incursioni nel cyberspazio. Se voglio scrivere qualcosa di più corposo vado avanti con l’horror, anche se non disdegno mescolarlo alla distopia, come ho fatto in Zombie Mutation, o farlo scaturire dalla tecnologia, come in Satyros”

Degli autori di podcast che non mancherebbero mai nel tuo mp3…

“Più che i podcast a puntate ascolto libri integrali. Apprezzo tutti quelli che sanno rendere un testo senza forzature caratterizzando i personaggi  con le proprie doti di recitazione. Edoardo Camponeschi ha letto in modo ineccepibile i miei primi lavori, Massimo D’Onofrio ha prodotto Satyros in un modo straordinario, con tanto di effetti speciali. Potrei dirti che adoro come Rubini ha letto Stoner o come Moro Silo legge i classici… spesso ognuno è specializzato in un genere in particolare e quindi potremmo parlarne per ore”.

Allan Poe, King, Dam Simmons, Mary Shelley e Lovercraft: come componi una classifica con questi nomi dell’horror? (puoi aggiungerci un autore se vuoi)

“Difficile rispondere, primo perché appartengono a epoche diverse e poi perché ho curato e tradotto opere di Mary Shelley e di Lovecraft, quindi con loro ho avuto un contatto più vivo “sul campo”. Non voglio rovinare il giochino, quindi dico Mary Shelley al primo posto, perché ha saputo innovare l’horror quando fantasmi e fantasmini non spaventavano più nessuno, aprendo anche la strada a una branca della Fantascienza, poi metterei Poe al secondo per i suoi colpi di scena finali, ma è solo gusto personale, perché il buon Edgar Allan è padre anche del genere poliziesco, quindi anche lui un innovatore.

Tra i moderni me la sentirei di mettere King prima di Simmons perché  è un intrattenitore nato, può farti digerire dieci pagine di fila in cui non succede effettivamente niente quando altri ti indurrebbero a chiudere il libro. Lovecraft andrebbe collocato al primo posto se la “competizione” si basasse solo su chi ha la fantasia più fervida, ma per quanto mi riguarda il suo stile era già obsoleto all’epoca. HPL spaventava con i mostri che evocava, ma la costruzione dei personaggi e la struttura delle storie non sono molto nelle mie corde… la cosa buffa è che, se oggi si decide di omaggiare Lovecraft, viene ricopiato di sana pianta anche il suo stile, comprese le descrizioni estenuanti, e alla fine viene piazzato il solito mostro con i tentacoli che non fa paura neanche ai dodicenni. Comunque vorrei almeno citare anche Barker, uno dei miei preferiti e che considero un maestro dell’horror estremo e morboso, ma non includiamolo nella competizione, o davvero non se ne viene a capo!”

Cosa ti ha insegnato insegnare fumetto ai ragazzi?

“In genere insegnare, che fosse fumetto ai ragazzi, o traduzione in un master agli adulti, o materie letterarie a bambini e detenuti, ha influenzato la mia maniera di narrare. Quando insegni devi fare in modo che gli alunni ti seguano, e non te in particolare, ma  quello che stai dicendo in modo che capiscano. Scrivere storie non è diverso. Se hai un ego smisurato, allora parlerai solo di te e non dei tuoi personaggi: in questo modo la soglia di attenzione calerà in un batter d’occhio. Invece devi essere in grado di far sì che il lettore volti pagina, specialmente in quest’epoca di “all you can eat” di ebook e audiolibri che è possibile comprare un tanto al chilo. Hai un’ora di tempo per spiegare Napoleone? Bene, devi riuscirci con battute, schemi, considerazioni e nozioni… provate a fare la stessa cosa raccontando una barzelletta senza che l’attenzione cali, poi provateci a farlo narrando di serial killer e vi accorgerete che tutte e tre le cose si somigliano”.

Sono uno studente nuovo del tuo corso e iniziamo oggi: cosa faremo?

“Ti metto in condizione di raccontare qualcosa cavandoci fuori le gambe. Prima ti dico che non sarà un capolavoro perché ti manca esercizio, poi però ti dico che faremo in modo di farlo diventare decente. Tu scriverai qualcosa, dopodiché vedremo dove funziona e dove non funziona e quindi tu troverai un modo come per funzionare le parti che scricchiolano che passi la mia revisione. Come prima lezione è un bel po’ impegnativa”.

Quando hai iniziato a raccontare storie e come

“Quando ho capito che magari fregava qualcosa a qualcuno di quel che avevo da dire, perché un po’ di intrattenimento potevo garantirlo. Il come è quello che vedete, la mia produzione non è vasta e ho iniziato relativamente tardi a fare sul serio. Ma l’importante è che ora faccio maledettamente sul serio”.

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