La rivoluzione 5Stelle: dai vaffa al potere ai vaffa ai meetup

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Le due anime dei 5Stelle, contrapposte e distanti. Una spaccatura verticale, forse definitiva. Da Roma ad Avellino. Dal voto pro Salvini alla dura censura a Tiziana Guidi. Storie diverse e parallele, che raccontano lo stesso dramma. Quello di un Movimento scisso tra l’utopia e la realpolitik. Tra la democrazia diretta (uno vale uno), e una gestione rigida e verticistica. Tra l’onestà come cardine irrinunciabile e l’onestà come compromesso. Tra un movimento liquido e capillare e la più tradizionale forma partito. Tra “massimo due mandati” e lo sdoganamento dei professionisti della politica. Riassumendo: tra il fascino dell’ideale e l’attrazione fatale del potere.

L’iniziativa di Tiziana Guidi

La storia di Tiziana Guidi è emblematica. E’ stata tra i fondatori del Meetup Avellino. Una 5Stelle doc della prima ora, quando il Movimento era in fasce: un neonato che mai avrebbe immaginato di governare il Paese o una città. O almeno: non così presto. Tiziana Guidi è stata candidata sindaco, un riferimento preciso per i militanti. Ora ha avuto l’ardire di convocare una conferenza stampa per annunciare gli “Stati generali”, e fare il punto di “quello che è nato in questi anni intorno al Meetup e al M5S”. Una buona occasione per discutere, in vista delle prossime amministrative, ragionare sull’esperienza Ciampi e la prima volta dei 5Stelle al governo di Avellino: non proprio un successo.

Trattata come un passante qualsiasi

Ebbene, l’iniziativa è stata a dir poco censurata dai vertici del Movimento in Irpinia. Prima richiamando l’articolo 6 dello Statuto (le convocazioni spettano solo al capo politico, chi non lo rispetta, viola le regole). “E’ come se domani – si legge in una nota – un qualsiasi passante convocasse l’assemblea del Pd”. Beh, non proprio: Tiziana Guidi per i 5Stelle avellinesi non è un passante. C’è poi l’invito agli organi di informazione: accertatevi della provenienza delle notizie. Come se il comunicato fosse stato inviato da un signor nessuno.

Ma aveva tutto il diritto di aprire una discussione

Lo diciamo subito – ma si era intuito -: stiamo con Tiziana Guidi, con il suo diritto, anche in virtù del ruolo svolto nel Movimento, di convocare una assemblea del Meetup, aperta ai cittadini, per avviare una seria discussione sul futuro dei 5Stelle ad Avellino. Per affrontare le ragioni che hanno portato al fallimento del governo Ciampi. Per capire l’indirizzo, i temi e le aspettative di una base che inizia a essere almeno confusa. Per capire come muoversi in vista delle imminenti amministrative.

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Non sei d’accordo? Quella è la porta

E’ un paradosso, soprattutto dopo il deludente risultato delle regionali in Abruzzo che avevano spinto il capo politico, Luigi Di Maio, a dichiarare: “Bisogna lavorare sui territori”. Ebbene ad Avellino si decide di recidere il legame con chi su quei territori opera da anni. E si definisce “un passante” chi ha creduto e crede nel sogno della democrazia diretta, della cittadinanza partecipe, della politica come servizio e non ambizione. Un po’ come a Roma si urla “se non siete d’accordo andate via” ai parlamentari 5Stelle che manifestano il loro dissenso per la decisione sul caso Diciotti.

Crescono le voci di dissenso

La base dei 5Stelle avellinesi è in fermento da tempo. Già dalla definizione della lista per le amministrative. E poi per la composizione della squadra di governo a Palazzo di Città, senza dimenticare alcune scelte (vele incluse), che hanno suscitato più di qualche perplessità. Compresa la decisione di andare avanti senza avere la maggioranza in consiglio, fino allo scontato epilogo. Insomma, i motivi per aprire una discussione, per riprendere il filo di un discorso ormai smarrito, c’erano tutte. Anche perché il moltiplicarsi delle voci di dissenso non sono un buon viatico per la prossima tornata elettorale.

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Senza contare che la rinascita del civismo (piaccia o meno), in città, potrebbe erodere buona parte del consenso che ha portato alla vittoria di Ciampi al secondo turno.

rillo e Casaleggio, fondatori del Movimento 5Stelle
Grillo e Casaleggio, fondatori del Movimento 5Stelle

L’utopia sacrificata sull’altare del potere

Il Movimento fondato da Grillo e Casaleggio padre, poteva avere dei limiti, non piacere a tutti, fondato su una “non ideologia” che lasciava almeno perplessi, ma di certo aveva una forza: l’utopia dell’uno vale uno. O comunque: che tutti avrebbero partecipato con la stessa dignità alle sorti del Movimento. Non è più così. Il Movimento si è fatto partito, qui e altrove. Con gli inevitabili pregi e difetti che questo comporta. Si è normalizzato, ha perso la sua carica rivoluzionaria. E’ diventato – o sta per diventare – istituzionale. E i vaffanculo non li dedica più al potere, ma a chi – nello stesso Movimento – si azzarda a dire: “Non sarei d’accordo”.

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