A Natale c’è chi mangia il Cocaton, panettone alla coca

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Se immaginate che il panettone sia solo una “questione italiana” vi sbagliate. Italiana è l’origine, ma se cercate il più grande produttore al mondo del tipico dolce natalizio (e milanese), beh, non bisogna guardare in Italia, ma in Brasile. I pasticcieri italiani sono stati superati da aziende come Bauducco, impresa fondata negli anni ’50 da un immigrato italiano nel Paese Sudamericano. Oggi sforna 200mila tonnellate di panettoni ogni anno. Ha sei panifici industriali, uno anche negli Stati Uniti.

Se ve lo state chiedendo, non sono esattamente come il nostro panettone. Soprattutto se si pensa che tra i più venduti (negli Usa) c’è quello con il latte condensato.

Ecco cosa accade in Perù

Ma se questo vi sembra strano, leggete cosa accade in Perù. Altra imprevedibile patria di golosi di panettone. Prima degli anni ’30, e quindi con qualche anno d’anticipo rispetto ad Angelo Motta, che avvia la prima produzione industriale in Italia del dolce lombardo, a Lima, Antonio D’Onofrio, un imprenditore originario della provincia di Caserta, aveva intrapreso un giro d’affari tra le pasticcerie di Lima, una città abitata da migliaia di immigrati,  arrivati da Lombardia e Piemonte alla metà del 1800.

Il Cocatòn va a ruba

E’ quasi un gioco del destino: oggi proprio Motta e D’Onofrio (acquistato dalla Nestlè), si contendono il mercato peruviano, a colpi di panettone con papaia essiccata. Ma ci sono anche delle curiose varianti, come il cocatòn, che ha una caratteristica particolare: il cinque per cento della farina è ricavato da foglie di coca.  Su alcuni organi di informazione, la nuova ricetta rivaluta «una delle piante sacre più discusse negli ultimi anni, una nuova proposta viene fuori per le tavole di coloro che celebrano il Natale. È il Cocatón, un nuovo prodotto fatto con farina di coca. È stato realizzato sulla base di una pianta ancestrale, che secondo le leggende Inca, è stata creata dal dio del sole per placare la sete, la fame e far dimenticare il peso della fatica». 

Sempre in Perù c’è quello ai funghi delle pinete che circondano Lambayeque.

Un tocco esotico…

Gli esperti italiani hanno giudicato con estrema cautela il panettone brasiliano Bauducco, definendolo «diverso,romantico». E’ in corso dall’Italia una petizione per far riconoscere la ricetta italiana del dolce tradizionale come «prezioso manufatto culturale dell’Unesco». Per arginare il diffondersi di fantasiose varianti internazionali. Anche da noi, comunque, si sta diffondendo l’utilizzo di ingredienti esotici, come lo zafferano o la fava tonka. Niente foglie di coca, comunque.

A differenza di quanto si creda, il nostro panettone non è nato come dolce fatto in casa e nemmeno lo è mai stato. Lo hanno prodotto i pasticcieri, fin dal medioevo, perché realizzato con ingredienti all’epoca molto difficili da trovare. Il quindicesimo secolo era un periodo in cui nella farina di pane c’erano ingredienti più economici, come il farro e la segale, il primo panettone è stato realizzato, invece, con preziosa farina di grano. Ma non solo. Il cedro candito e la buccia d’arancia, non erano certo prodotti nel freddo nord Italia, ma avrebbero dovuto essere importati, molto spesso dal sud della Penisola o dalla Spagna. Con costi notevoli. Insomma, non era un dolce per tutti. Soprattutto all’epoca (la ricetta viene citata per la prima volta in un manoscritto del 1470, scritto da un precettore degli Sforza).

L’Italia produce oggi settemila e 100 tonnellate di panettone. E il dieci per cento è destinato all’esportazione.

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