Artisti e creativi

Abbiamo intervistato il padre di uno zombi vegano e ambientalista

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Gli zombi come soluzione finale per salvare il mondo dal sovrappopolamento. Una squadra di “non-morti” che promuove una dieta vegana, perché “Poveri animali!”, ma con una deroga: potete mangiare gli esseri umani. Dopotutto i maiali che colpa hanno se non quella di possedere una carne gustosa per gli arrosticini? Mentre gli esseri umani di guai ne combinano eccome e quindi qualcuno di loro può anche sparire. Anzi, molti di loro. 

Visita il sito di Zombic

L’inusuale campagna ambientalista o, è proprio il caso di dirlo, “zombista”, è proposta dal video-maker Luigi Borriello. Alle spalle progetti con artisti nazionali, fra i quali Eros Ramazzotti. Luigi parla a The Wam della sua nuova creazione: ZomBic. Una linea artistica interamente dedicata agli zombi. Luigi, infatti, dopo un’esperienza ultradecennale da videomaker a Milano, e collaborazioni come quella con l’agenzia turistica Alpitour, ha deciso di lanciarsi nella produzione di maglie tutte incentrate sugli zombie. Una scelta di vita drastica ben motivata davanti a un caffè.

Qui Luigi si è incazzato ed uscito fuori lo zombi che è in lui

“Dopo i quaranta – ci dice – nella vita, devi fare solo quello che ti va di fare. Io, in realtà, mi sono mosso un po’ prima. Mi ritengo un privilegiato: ho sempre vissuto delle mie passioni. Il video-making. Ora – dopo l’esperienza di Milano – volevo tornare qui, nella mia città Avellino, e fare qualcosa di diverso ed entusiasmante”.

Luigi, come è nato Zombic?

“Tutto è iniziato senza pensarci. Ero seduto a un tavolino di un bar e, come spesso mi capita, ho iniziato a fare qualche schizzo su questo qui (indica un quaderno, sottile, con copertina nera). E’ venuto fuori il primo zombi. E poi un altro e un altro ancora. Ora avevo una squadra di zombie e mi sono chiesto: che ne faccio? Così li ho postati su Instagram. Volevo sapere cosa ne pensasse la gente. E la risposta è stata ottima. Poi però ho dimenticato i miei zombie per qualche giorno. Una mattina un mio caro amico vede quelle foto e mi dice: “Luigi, perché non li metti su delle magliette? Io sto già facendo così e funziona”. (Guarda il sito di Zombic)

Sì, ma perché proprio Zombic?

“E’ venuto spontaneamente: io gli schizzi li faccio tutti con una Bic. Quindi è stato  un atto dovuto (ride ndr)”

E l’idea di fondere gli zombi con un tema sentito come quello ambientalista, da dove è saltata fuori?

“Da qualche anno ho smesso di mangiare carne, anche se non sono vegetariano al 100 per cento. Poi sono sempre stato sensibile ai temi che riguardano l’ambiente. Aggiungici che sono un fan sfegatato di serie Tv e film che hanno come protagonisti gli zombi. Ho messo tutto questo insieme con una chiave di lettura diversa. Mi sono chiesto: e se gli zombi fossero la soluzione e noi esseri umani il problema?”.

Come nascono le frasi fulminanti della tua campagna come “The walking nerd”?


“Tutto può essere fonte d’ispirazione. Un incontro, una serie tv, uno scenario particolare. Penso anche ad alcuni edifici abbandonati di Avellino, come il Mercatone in centro città, perfetti per film apocalittici. Ho girato molti spot lì dentro”.

A proposito di incontro: quando hai incontrato il disegno e il fumetto?

“Qui mi fai commuovere. Perché il mio primo incontro con i fumetti lo devo ad una persona alla quale ho voluto un bene incredibile e che ora non c’è più: mio zio. Lui, da piccolo, mi ha regalato una collezione dei fumetti di Alan Ford ideato da Max Bunker e che aveva come disegnatore lo straordinario Magnus. Mi sono innamorato di quei disegni, della capacità di usare il bianco e il nero in modo divino ed incisivo”.

Quanto e cosa del video-maker ti porti in questa nuova avventura?

“Quando a metà anni ’90 ho iniziato a lavorare nelle tv locali, mi sono subito sentito a mio agio nel realizzare servizi video. Alla fine la striscia di un fumetto può essere vista come un film messo su carta. Ci sono le inquadrature, le location, la distribuzione della scenografia. Nel fumetto, forse, creare ambientazioni che abbiano il giusto mood, spesso con pochi colori, è più complesso rispetto a girare un film. Che comunque ha altre difficoltà”.

Come si crea una delle tue maglie e quanto lavoro c’è dietro?

“Molto. E non c’entra il disegno. Per gli schizzi posso impiegare anche solo dieci minuti. E’ il passaggio dalla penna alla serigrafia a occuparmi gran parte del tempo. Per quanto riguarda la scelta dei disegni mi sono orientato su immagini che non abbiano troppi dettagli. Ma dalla forte carica simbolica, considerando anche che quegli zombie finiranno su delle magliette”.

Progetti futuri?

“Il festival di Manocrea che si terrà alla scuola di Avellino, Francesco Solimena a viale Italia, l’8 e il 9 dicembre. Una riunione di artigiani e creativi che consiglio a tutti di visitare. E poi, guardando un po’ più in là, voglio far crescere Zombic e divertirmi mentre lo faccio”.

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