Aggressione a Giacobbe: c’è la tentata estorsione. Si cerca il mandante

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Tentata estorsione. E’ questa la nuova ipotesi di reato finita nell’indagine sull’aggressione a Giuseppe Giacobbe, assessore alla Sicurezza e allo Sport di Avellino. Colpito con pugno da un uomo col casco, che in compagnia di un complice, anche lui col volto coperto, lo aveva raggiunto sotto casa, a Torrette di Mercogliano, a bordo di un motorino.

Un capo di imputazione che può aprire altri scenari e suggerire l’esistenza di appetiti criminali che si incrociano con le strutture sportive del capoluogo irpino. E che, volendo seguire una pista investigativa più ampia, possono in qualche modo legarsi agli spari e alla bombe che, in questi giorni, hanno riempito le pagine dei giornali. Un’unica regia o, comunque, persone che si muovono nelle stessa orbita criminale. E hanno in testa un piano preciso. O, comunque, un messaggio da recapitare.

Aggressione a Giacobbe: ora si procede anche per tentata estorsione

Ripetiamo, un’ipotesi che ora, però, è sorretta da un’accusa precisa: proprio la tentata estorsione. I carabinieri del comando provinciale di Avellino, guidati dal colonnello Massimo Cagnazzo, non hanno mai creduto alla pista del torneo di calcio negato. Citata dal 27enne che ha confessato di aver colpito Giacobbe ed è stato indagato per lesioni e favoreggiamento. L’uomo, difeso dall’avvocato Gerardo Santamaria, ha deciso infatti di non rivelare l’identità del complice e ha parlato proprio di campi che sarebbero stati negati, da Giacobbe, per l’organizzazione di un torneo di calcio.

Una competizione sportiva, vietata a un conoscente, che avrebbe spinto lui e il complice a seguire e aggredire Giacobbe. Una motivazione debole, per gli investigatori. Una motivazione sulla quale anche la vittima ha espresso le sue perplessità. Non è escluso che Giacobbe ne abbia parlato anche la mattina dopo l’aggressione. Quando è tornato in caserma e potrebbe aver integrato la sua querela. O, un’altra ipotesi, è che i carabinieri del nucleo investigativo, guidati dal capitano Quintino Russo, abbiano raccolto testimonianze che hanno convinto il magistrato a procedere proprio per la tentata estorsione.

Avellino: spari, bombe e aggressione

Un reato decisamente più grave di quelli ipotizzati finora. Un’ipotesi che appunto fa pensare agli investigatori che dietro all’aggressione possa esserci la regia di qualcuno. Un uomo che, a differenza del 27enne, conosceva bene Giacobbe. E che voleva colpirlo proprio per il ruolo ricoperto, mandando anche un messaggio indiretto a tutta l’amministrazione. Le indagini procedono spedite.

In questi giorni, come appreso da fonti investigative, ci sono state alcune perquisizioni domiciliari a Rione Mazzini. Gli inquirenti cercano il complice dell’aggressore, ma intanto indagano anche sul’ipotetico mandante. I video a disposizione degli inquirenti hanno permesso di aver chiaro l’identikit dei due uomini a bordo del motorino sequestrato. Il cerchio potrebbe chiudersi a breve. E chissà che non si tratti solo di un tassello decisivo per completare un mosaico più ampio e inquietante.

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