Questa azienda crea tessuti da scarti di agrumi e funziona

Tessuti creati dagli scarti degli agrumi. Ecco Orange Fiber: la storia dell'azienda nata in Sicilia che ha ideato un processo davvero innovativo ed efficace.

Orange Fiber: ecco la storia dell'azienda che ha creato un tessuto dagli scarti della produzione di succhi e bevande agli agrumi.
6' di lettura

A Catania, in Sicilia, si producono tessuti dagli scarti della produzione di succhi e bevande agli agrumi come le arance. Ecco la storia di Orange Fiber, nata nella terra degli agrumi per antonomasia. (Clicca qui per leggere la storia di due ragazzi messicani che hanno ricavato la pelle per borse e vestiti dai cactus)

Tessuti dagli agrumi: l’idea

«Orange Fiber nasce dalla voglia di fare qualcosa per la nostra terra. Dall’esigenza di trasformare un problema in una risorsa economica e portare l’innovazione e la sostenibilità all’interno del comparto tessile e manifatturiero italiano», ha esordito Enrica Arena, Ceo e Co-founder di Orange Fiber.

Nel 2011 l’ideatrice e Co-founder Adriana Santanocito, durante degli studi in Fashion Design e materiali innovativi all’AFOL Moda di Milano ha intercettato il trend dei tessuti sostenibili e ha deciso di approfondire l’argomento nella sua tesi.

Entrando in contatto con i produttori di agrumi, è rimasta molto colpita dalla sofferenza del settore: le arance faticano a entrare sul mercato. Così ha avuto l’intuizione di poter utilizzare gli agrumi per creare un tessuto innovativo.

Dalla teoria, riesce ben presto ad arrivare alla pratica. Dopo aver provato la fattibilità del processo con il laboratorio di Chimica dei Materiali del Politecnico di Milano, ha depositato il brevetto italiano, esteso poi in PCT internazionale nel 2014.

Obiettivo: ridurre gli sprechi in modo sostenibile

Durante lo sviluppo del processo, come ci ha spiegato Enrica, Adriana ha scoperto un’altra questione importante che tocca il settore agrumicolo siciliano: lo smaltimento dei sottoprodotti della spremitura.

La gestione di tutto quello che resta dopo la produzione industriale di succo, pari a circa 700mila tonnellate l’anno in Italia, comporta ingenti costi economici per le industrie di trasformazione e impatta sull’ambiente.

«A quel tempo condividevamo la stessa casa a Milano – ci ha detto Enrica -, città in cui anche io mi ero trasferita per studiare comunicazione e cooperazione internazionale, immaginando un futuro nell’imprenditoria sociale. Adriana mi parlò della sua idea e ne rimasi colpita tanto da decidere di fondare insieme nel 2014 la Orange Fiber srl».

La nascita

«Trasformare un’idea in un’azienda non è semplice e capita di vivere dei momenti difficili – ha affermato la Co-founder -. L’importante è non perdere la fiducia nel proprio progetto e la voglia di fare. Nella nostra storia abbiamo dovuto affrontare diverse sfide, ma non ci siamo mai arrese e ci siamo sempre impegnate per superarle».

«Lo studio di fattibilità condotto in collaborazione con il laboratorio di Chimica dei Materiali del Politecnico di Milano ha rappresentato la nostra prima sfida. Un passaggio complesso che ha richiesto grande impegno e sacrificio, ma alla fine ha dato i suoi frutti, o meglio, le sue fibre».

L’altra criticità con cui si sono dovute spesso confrontare Adriana ed Enrica, è stata quella di reperire i fondi sufficienti per far andare avanti il progetto. In questi anni siamo riuscite a superare questo scoglio con un mix di agevolazioni statali, capitale di rischio di Business Angel e il supporto ricevuto da acceleratori e incubatori.

I primi tessuti e le vittorie

I primi prototipi di tessuti sono stati realizzati grazie all’ingresso in società di alcuni imprenditori siciliani e al finanziamento del bando Seed Money di Trentino Sviluppo (programma Operativo FESR 2007-2013 della Provincia Autonoma di Trento con il contributo del Fondo Europeo di Sviluppo Regionale).

Nel dicembre del 2015, grazie al contributo del bando di finanziamento Smart&Start di Invitalia (Ministero Sviluppo Economico), Adriana ed Enrica sono riuscite a far nascere il loro primo impianto pilota per l’estrazione della cellulosa da agrumi dedicata alla filatura.

Grazie alla vittoria del Global Change Award 2015 (iniziativa lanciata dall’organizzazione no-profit H&M Foundation nel 2015 con l’obiettivo di ricercare idee innovative capaci di chiudere il cerchio nell’industria della moda per salvaguardare il nostro pianeta) le giovani siciliane hanno avuto la grande fortuna di poter investire il grant ricevuto in ricerca e sviluppo, e di beneficiare di un anno di consulenza e accelerazione personalizzata offerta da Accenture e dal KTH Royal Institute of Technology di Stoccolma per far crescere e consolidare il nostro progetto e la nostra azienda.

«Di recente, infine, siamo state selezionate per entrare a far parte del programma di accelerazione e mentoring di Fashion for Good – Plug&Play, con il supporto del quale abbiamo lavorato su diversi aspetti del nostro business plan, preparandoci allo scale up industriale», ci ha annunciato Enrica.

«Di recente, grazie alla campagna di equity crowdfunding lanciata nel 2019 sulla piattaforma Crowdfundme, abbiamo raccolto 650mila euro per realizzare un impianto capace di produrre fino a 60 tonnellate di cellulosa l’anno. Tutto questo aumenterà notevolmente la nostra capacità produttiva consentendoci di soddisfare le numerose richieste dei brand».

Come si creano tessuti dagli agrumi?

Orange Fiber è il primo tessuto creato a partire dal sottoprodotto dell’industria di trasformazione agrumicola. La cofounder Enrica l’ha definita «un’innovazione di prodotto ma anche di processo».

L’azienda, infatti, recupera un materiale esausto non utile al consumo alimentare e lo trasforma, attraverso processi semi-industriali sostenibili, in un nuovo materiale di altissima qualità capace di rispondere alle esigenze di sostenibilità e innovazione dell’industria della moda. (Leggi la sezione “Storie” per scoprire le interviste e gli approfondimenti di TheWam.net)

«Il nostro tessuto viene realizzato a partire dal pastazzo d’agrumi, ossia quel residuo umido che resta al termine della produzione industriale di succo di agrumi e che non può più essere utilizzato ma solo gettato via come un rifiuto», ha spiegato Enrica.

«Grazie al processo da noi brevettato, siamo in grado di sfruttare le potenzialità del pastazzo per l’estrazione della cellulosa d’agrumi per la filatura, trasformando così uno scarto in una risorsa per il rilancio economico del comparto manifatturiero italiano».

La prima parte del processo consiste nell’estrazione della cellulosa. Si parte dal pastazzo di agrumi. Questa poi viene trasformata in filato e in ultimo in tessuto. I primi prototipi di tessuto sono stati un raso bianco naturale e un pizzo nero e bianco.

Grazie a produzioni successive le siciliane hanno sviluppato un twill. Si tratta di un jersey e un popeline unendo il nostro esclusivo tessuto da agrumi rispettivamente con la seta comasca, l’elestane e il cotone.

«Per il futuro abbiamo messo a punto una serie di processi che ci consentono di produrre varie tipologie di tessuti: dai più strutturati ai più delicati, in modo da soddisfare tutte le esigenze di creazione dei brand di moda».

Come acquistare i prodotti Orange Fiber?

Orange Fiber è l’unica azienda al mondo che produce e commercializza gli innovativi tessuti dagli agrumi. E si occupa direttamente anche della vendita e della distribuzione dei prodotti creati dallo scarto dell’industria agrumicola.

Consigli: collaborare e essere solidali

«L’esperienza con Orange Fiber ci ha insegnato il valore della collaborazione e l’importanza di fare squadra. Questo il messaggio che ci piacerebbe trasmettere», ha concluso Enrica.

«L’importanza di fare rete, di essere solidali e di non essere timide nel chiedere supporto a chi possiede competenze complementari. Gran parte del successo di un’idea imprenditoriale dipende dal team che ogni giorno lavora per realizzarlo».

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