Ai conviventi di fatto niente pensione di reversibilità

Ai conviventi di fatto niente pensione di reversibilità, lo ha deciso la Corte di Cassazione con una pronuncia che è destinata a far discutere. Per i magistrati la convivenza di fatto è un legame solo affettivo ma non presuppone diritti patrimoniali. I giudici hanno però evidenziato che sarebbe opportuno modificare l'articolo 1 della legge sulle unioni civili.

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Ai conviventi di fatto niente pensione di reversibilità. E questo è ancora più vero se il partner è morto prima che venisse approvata la legge sulle unioni civili (numero 76 del 2016).

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Lo ha sancito la Corte di Cassazione in una sentenza depositata il 24 settembre. Per i giudici dell’Alta Corte non ci sono dubbi: «Il dettato normativo è chiaro e non esistono margini per consentire un’estensione del diritto a beneficiare della pensione di reversibilità anche ai conviventi di fatto».

Ai conviventi di fatto niente pensione di reversibilità: una sentenza che fa discutere

La vicenda fa discutere, anche se la sentenza è stata emessa per una richiesta di liquidazione della pensione di reversibilità avanzata dal convivente di un architetto che era morto prima che entrasse in vigore la legge sulla Unioni Civili.

Per le Unioni Civili il legislatore ha riconosciuto il diritto della pensione di reversibilità ai superstiti del partner (l’unione civile, come saprete, deve essere riconosciuta da un ufficiale dello stato civile alla presenza di due testimoni).

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Ai conviventi di fatto niente pensione di reversibilità: l’articolo 2 della Carta fondamentale

I giudici di secondo grado avevano accolto il ricorso e concesso la pensione di reversibilità al superstite della coppia di fatto citando l’articolo 2 della Carta Fondamentale. E in particolare in per questo motivo: «Quale diritto fondamentale costituzionalmente garantito e annoverabile tra i diritti/doveri di assistenza e solidarietà propri delle relazioni affettive di coppia, tra cui quella omosessuale stabile che, essendo esclusa dal matrimonio, non ha potuto formalizzare la propria relazione familiare».

Ai conviventi di fatto niente pensione di reversibilità: le due motivazioni

Ebbene i giudici della Cassazione hanno ribaltato quella sentenza.

I motivi sono due:

  • il primo, i magistrati della Corte d’Appello hanno di fatto ritenuto possibile coprire con la sentenza un vuoto normativo che esisteva prima dell’approvazione ed entrata in vigore della legge sulle Unioni Civili. Quando non era prevista l’attribuzione della pensione di reversibilità a un partner dello stesso sesso. In pratica, ritiene la Cassazione, i giudici di secondo grado hanno ritenuto completamente equiparabili le unioni civili e le convivenze di fatto;
  • il secondo, e questo è forse l’aspetto che potrebbe suscitare qualche discussione. I giudici hanno infatti ribadito che il mancato inserimento del convivente tra i soggetti che possono beneficiare della pensione di reversibilità non può ritenersi irragionevole.

Ai conviventi di fatto niente pensione di reversibilità: convivenza more uxorio

Ma perché escludere il convivente dalla pensione di reversibilità non sarebbe irragionevole?

Per i giudici la convivenza more uxorio (senza matrimonio) è fondata esclusivamente sull’affectio quotidiana (da contrapporsi all’affectio maritalis). Ed è quindi liberamente e in ogni istante revocabile da ciascuna delle parti.

Per i magistrati una coppia di fatto si caratterizza per l’inesistenza di quei diritti e doveri, sia personali sia patrimoniali, che nascono dal matrimonio.

Per questo motivo – è la conclusione dei giudici – è legittimo un trattamento differente anche rispetto ai diritti che spettano al superstite. In questo caso la pensione.

Ai conviventi di fatto niente pensione di reversibilità: il precedente

Una sentenza che si richiama a una precedente pronuncia della Cassazione, la numero 461 del 2000, nella quale ha dichiarato non fondata la questione promossa dalla convivente more uxorio di una persona deceduta assegnando la pensione di reversibilità alla moglie separata del defunto.

Sembra dunque un no netto e senza possibilità di replica. Eppure la Corte di Cassazione fa anche una valutazione di legittimità Costituzionale dell’articolo 1 della legge numero 76/2016, quello che stabilisce che la convivente non costituisce uno status familiae (non rientra nei legami di parentela).

Questo articolo di legge non prevede nessuna applicabilità retroattiva per le coppie omosessuali conviventi in modo stabile.

La questione non è stata sollevata per il caso affrontato perché il convivente era già morto quando è entrata in vigore la legge sulle unioni civili.

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