Aiuti per famiglie e imprese in due Decreti? Draghi ci pensa

Il caro bollette desta preoccupazione e il premier dimissionario Mario Draghi sta pensando a una doppia strategia. Vediamo la ricetta aiuti per famiglie e imprese.

7' di lettura

I rincari dell’energia destano preoccupazione tra famiglie e imprese. Ad oggi nessuna soluzione dalle prime interlocuzioni tecniche a Chigi tra il sottosegretario Garofoli e i ministri Franco e Cingolani. E Draghi non intende aprire a uno scostamento di bilancio. Questo porta a una battuta d’arresto per il provvedimento tanto invocato dai partiti. Cerchiamo di capire qual è la ricetta aiuti per famiglie e imprese.  (scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unico. Leggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

INDICE

Aiuti per famiglie e imprese: i rincari energetici

Il caro-bollette continua a far preoccupare gli italiani. Il prezzo del gas sul mercato di Amsterdam rimane stabilmente sopra i 250 euro al megawattora e si prevedono nuovi pesanti aumenti entro ottobre, con Arera che stima almeno un raddoppio dei prezzi di gas e luce, sempre che Mosca non decida di interrompere del tutto le forniture di gas. Opzione che porterebbe direttamente ai razionamenti in uffici, case e luoghi pubblici (come le scuole).

Per questo il governo Draghi, seppur dimissionario, sta cercando aiuti per famiglie e imprese. Il rischio, infatti, è che migliaia di aziende si trovino costrette a chiudere, mentre aumentano i cittadini morosi o che non arrivano alla fine del mese, anche visti gli stipendi per lo più bassi e stagnanti.

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Aiuti per famiglie e imprese: la strategia

Il problema, però, sono i fondi: dopo i 17 miliardi di euro impiegati per il dl Aiuti bis i soldi latitano e il presidente del Consiglio vuole evitare uno scostamento di bilancio in un momento delicato per la finanza pubblica, con previsioni di crescita non eccellenti. La coperta, insomma, è corta e così sono a rischio gli interventi per aumentare le pensioni e gli stipendi nel 2023.

Dopo le prime interlocuzioni tecniche tra il sottosegretario Roberto Garofoli e i ministri all’Economia e alla Transizione Ecologica, Daniele Franco e Roberto Cingolani, la situazione è apparsa complessa. Per capire quando e come varare un nuovo decreto legge serve un’attenta analisi delle risorse a disposizione.

L’idea di Mario Draghi, mentre continua il pressing dei partiti per intervenire, è agire in due tappe. Prima di tutto si vorrebbe far approvare un emendamento al decreto Aiuti bis, con 5-10 miliardi aggiuntivi per rafforzare gli aiuti a famiglie e imprese (a partire dal credito d’imposta per le aziende energivore, forniture calmierate ad alcune imprese e il prolungamento dello stop agli oneri di sistema in bolletta).

Il secondo passo sarebbe il nuovo decreto, da varare appena prima delle elezioni del 25 settembre e la cui conversione spetterebbe alle nuove Camere. Nel frattempo, infatti, si conterebbero le entrate del mese, con la speranza di averne di maggiori rispetto al previsto o nel frattempo aver trovato il modo per ridurre la spesa pubblica. In campo, a questo punto, ci sarebbe il rafforzamento del bonus sociale per le famiglie meno abbienti, la proroga degli sconti sulle accise dei carburanti e forse un’ulteriore riduzione generalizzata dei costi (magari azzerando l’Iva sul gas).

Quanto a possibili tetti o prezzi amministrati al livello nazionale per luce e metanoDraghi rimane scettico e continua a lavorare in Europa per introdurre meccanismi comunitari: ieri, in questo senso, sono arrivate alcune aperture da Bruxelles che fanno ben sperare.

Aiuti per famiglie e imprese: l'idea Draghi
Aiuti per famiglie e imprese: l’idea Draghi

Aiuti per famiglie e imprese: la tassa sugli extraprofitti

Solo per prorogare l’attuale credito d’imposta per il caro-bollette alle imprese energivore servono 12 miliardi. Per questo si sta ragionando su come costringere le imprese che hanno realizzato extraprofitti a versare i 9 miliardi dovuti con la tassa al 25%, magari prevedendo penali talmente alte da disincentivare gli attuali ricorsi. Solo dopo, eventualmente, il prelievo può essere aumentato.

Non solo: si sta vedendo se è possibile sbloccare 17 terawattora che il Gse ha comprato a un pezzo molto più basso di quello attuale sul mercato (134 euro a megawattora contro oltre 250), da girare appunto alle energivore. Sarebbe un primo disaccoppiamento tra mercato del gas e mercato elettrico.

Aiuti per famiglie e imprese: pensioni e stipendi

Con queste difficoltà di bilancio, però, come detto sono a rischio tutti gli interventi sulle pensioni e gli stipendi. Per la rivalutazione delle prime l’anticipo di ottobre al 2% è costato 1,4 miliardi: con questa inflazione, secondo i conti del Sole 24 Ore, confermare tutto l’intervento a gennaio potrebbe costare fino a 6 miliardi aggiuntivi.

Confermare invece lo sgravio contributivo del 2% per i redditi fino a 35mila euro per tutto il prossimo anno costa 4,5 miliardi. A questi si aggiungono i circa 8 per prorogare bonus e sconti in bolletta e almeno 4 per rinnovare nel triennio 2022-2024 i contratti degli statali (anche se, tenendo conto indice dei prezzi al consumo indicato dal Def, secondo Il Corriere della Sera si può arrivare a un costo totale di 10 miliardi).

Aiuti per famiglie e imprese: la legge di Bilancio

E ancora: serviranno almeno un altro paio di miliardi per confermare gli aiuti all’Ucraina. In tutto per la prossima legge di Bilancio servono quindi almeno 25 miliardi di euro, che difficilmente si troveranno senza fare nuovo deficit, praticamente indispensabile se si vuol fare un più corposo taglio del cuneo fiscale.

Peccato che il debito pubblico sia alle stelle e Draghi abbia concordato con Bruxelles una sua lieve flessione: l’Ue si è “accontentata” vista la situazione straordinaria e l’affidabilità percepita del presidente del Consiglio. Forzare troppo la mano rischia di diventare pericoloso, soprattutto in ottica di realizzazione del Pnrr: il giudizio della Commissione europea è fondamentale per ricevere i fondi.

Aiuti per famiglie e imprese: i partiti

Le sollecitazioni che arrivano dai partiti – dal raddoppio dei crediti di imposta al prezzo amministrato che vorrebbe Enrico Letta – si stima possano valere circa 20 miliardi, difficilmente recuperabili solo dalle nuove entrate.

Il premier Mario Draghi non intende aprire a uno scostamento di bilancio a nemmeno un mese dal voto. L’aumento del deficit, chiesto da gran parte delle forze in corsa per le elezioni, non ha tra l’altro il sostegno di Fratelli d’Italia, primo partito stando ai sondaggi. Secondo Giulio Tremonti, ex ministro dell’Economia ora candidato con FdI, “con l’inflazione e la speculazione in netta ripresa sarebbe una misura molto rischiosa”.

Altri fondi avrebbero dovuto arrivare dalla cosiddetta tassa sugli extraprofitti, che però per come è stata scritta – non colpisce i profitti bensì il maggior valore aggiunto – ha offerto il fianco a ricorsi e mancati pagamenti: gli acconti versati finora (ma c’è tempo fino al 31 agosto) si sono fermati a 1 miliardo contro gli oltre 4 previsti. Nel decreto Aiuti bis il governo ha stabilito che le aziende che non pagano entro i termini non potranno più avvalersi delle disposizioni in materia di ravvedimento operoso. Anzi, superate le scadenze la sanzione sarà applicata in misura doppia.

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