Al Margen: in futuro saremo tutti anonimi per 15 minuti

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Al Margen pubblica le sue opere solo su internet. E via web si sta affermando come uno dei più potenti e significativi illustratori di questi tempi. Tempi che racconta con immagini quasi sempre monocromatiche, dal tratto deciso e che richiamano la straordinaria scuola dei fumettisti e illustratori argentini, una delle più importanti al mondo. Le sue sono immagini disturbanti, che raccontano la nostra alienazione e i limiti ormai evidenti di una società schiacciata dal peso di un turbocapitalismo sempre più inumano e da una tecnologia che dovrebbe connetterci ma ci isola in modo irrimediabile. Abbiamo raggiunto Al Margen a Quilmes, via web (questi sono i vantaggi della tecnologia…), nella provincia di Buenos Aires. E’ lui il nostro artista e creativo di oggi.

Al Margen

Tecnologia e capitalismo non sono soluzioni, ma problemi

Come nasce il tuo lavoro. Realizzi illustrazioni molto forti, un atto d’accusa contro la società ultra capitalista, intrappolata nel suo universo digitale…

«Non ho una formula. Le idee di solito arrivano da cose che mi accadono o che vedo intorno a me.

Può darsi che nei miei disegni ci sia una critica al capitalismo e alla tecnologia. Penso che entrambi abbiano qualcosa in comune: vengono venduti come soluzioni ma in realtà sono un problema. Il sistema sta rendendo il mondo un posto sempre più ingiusto. E la tecnologia ci ha anestetizzati. Oggi sembriamo incapaci di reagire».

C’è un autore che ha ispirato Al Margen in un modo particolare?

«Molti artisti mi hanno ispirato e continuano a farlo. Dalla mia infanzia e ancora oggi continuo ad ammirare Quino. Durante l’ adolescenza ho conosciuto il lavoro di Carlos Nine, Alberto Breccia, Horacio Cardo. Ma è stato solo dopo aver conosciuto il lavoro di Alejandra Martínez che ho cambiato il mio modo di disegnare. Lei è stata la mia ultima determinante influenza».

Al Margen

I miei disegni? Ognuno è libero di interpretarli

Le tue illustrazioni suscitano riflessioni. Alcuni le considerano più efficaci di un editoriale di diecimila parole…

«Mi piace che le persone riflettano dopo aver visto i miei disegni. A volte, sullo stesso disegno trovano significati diversi. Fanno anche interpretazioni che non mi sarebbero mai venute in mente. Per quanto mi riguarda faccio solo il disegno e lo condivido su internet. Da lì ogni persona che lo vede fornisce una sua interpretazione. E tutte sono valide. Non ho mai cancellato un commento. Tutti hanno il diritto di esprimersi, anche quelli che non la pensano come me».

Nel tuo lavoro c’è anche una feroce critica all’uso eccessivo della tecnologia…

«Penso che tutti gli eccessi siano negativi. La tecnologia dovrebbe avere tra i suoi obiettivi quello di connetterci, ma in realtà siamo sempre più isolati. Non comunichiamo neppure con le persone che abbiamo accanto. E parlo davvero di connetterti con qualcuno. Invece ci disperdiamo e non ci concentriamo. La tecnologia dovrebbe servire anche a fare tutto più velocemente, ma abbiamo sempre meno tempo. Penso comunque che queste innovazioni tecnologiche siano per noi molto nuove e non abbiamo ancora imparato a gestirle. Sicuramente le generazioni future rideranno di noi, così come ci siamo divertiti per alcuni costumi e abitudini delle passate generazioni».

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Al Margen: siamo diventati i nostri paparazzi

Alcune delle tue illustrazioni mettono in ridicolo la moda dei “selfie”?

«L’altro giorno ho letto una frase scritta su un muro che diceva: “In futuro saremo tutti anonimi per 15 minuti”. Quella frase mi è sembrata fantastica.

Ciò che Warhol ha profetizzato si sta già avverando. Sentiamo tutti il bisogno di sentirci delle celebrità. Siamo i nostri paparazzi. Dobbiamo ritrarre tutti i nostri momenti e condividerli. Il che significa: addio alla privacy. Sentiamo la necessità di mostrare agli altri quanto siamo felici e di successo. E in fondo sappiamo tutti che è solo un miraggio. Nessuno è felice, nessuno sorride tutto il tempo». (L’articolo continua a pagina 2 per rendere agevole la lettura da smartphone. Al Margen a pagina due parla di scuola artistica Argentina, Italia e il concetto di verità).

Al Margen

Ci raccontano solo verità di comodo

Dalle tue illustrazioni sembra evidente anche una forte critica nei confronti dei media (il naso appuntito che attraversa lo spettatore …)

«È molto difficile essere informati bene. Sappiamo tutti che i media rispondono a determinati interessi. Qualunque sia la loro ideologia, cercheranno sempre di raccontarci la verità che ritengono sia giusta per loro. Con la conseguenza che non sai a chi e a cosa credere. È sempre più difficile sapere cos’è vero, cos’è una bugia, quali informazioni ci siano state nascoste. Ma questa non è una novità. Penso che da quando è stata inventata la stampa tutto funzioni in questo modo». (Se trovi questo articolo interessante, condividilo coi tasti social. A te costa un attimo, ma ci aiuterebbe a crescere molto)

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Che tipo di reazioni ha provocato il tuo lavoro in Argentina?

«Sia in Argentina che in altri paesi l’interesse suscitato dai miei disegni ha superato di gran lunga le aspettative. Quando ho iniziato a pubblicare le illustrazioni su internet nel 2012, ho pensato che quasi nessuno le avrebbe viste. Non avrei mai immaginato che i disegni avrebbero provocato così tante reazioni: molte persone li condividono, molti lasciano i loro commenti, alcuni si congratulano con me, altri mi attaccano o mi insultano. Oppure copiano i miei disegni e li firmano come se fossero proprie creazioni. C’è di tutto. Comprese delle persone che si sono tatuate i miei disegni.

Ma quando disegno, cerco di dimenticare tutto questo. Mi disconnetto da internet e mi collego alla penna. E provo a disegnare qualcosa che mi piace. Cerco di non pensare a cosa penserà la gente, o se il disegno avrà più o meno reazioni. Il disegno deve piacermi. E cerco di essere il più sincero possibile».

Al Margen: quello che so lo devo ai miei insegnanti

Quando e come è iniziata la tua carriera di illustratore?

«Mi è sempre piaciuto disegnare, sin da quando ero bambino. Ma non penso di avere avanti una carriera come illustratore: non sono un professionista, non vivo di questo. Non guadagno soldi con i miei disegni. Mi guadagno da vivere lavorando su qualcos’altro».

Sei andato a scuola o sei autodidatta?

«Ho studiato alla Carlos Morel School of Fine Arts. Scuola pubblica e gratuita. Sarò sempre grato a quella scuola. Avevo professori eccellenti che non solo insegnavano la loro materia, ma davano lezioni di vita. Quasi tutto ciò che so l’ho imparato lì».

Com’è la scena artistica in Argentina?

«Non potrei dirlo con precisione. Non vado a molti eventi artistici. Ma mi tengo in contatto con artisti attraverso internet. E lì trovo costantemente nuovi vignettisti che mi sorprendono e dai quali cerco di imparare».

Per noi italiani, Buenos Aires ha un fascino particolare, dove vive Al Margen oggi?

«Vivo a Quilmes, nella provincia di Buenos Aires».

Sarà possibile vedere una mostra di Al Margen in Italia?

«Nel 2017 sono stato invitato a partecipare a una mostra a Conversano. Due dei miei disegni erano stati scelti per l’esposizione. Ma non sono potuto andarci. Ho visto solo le foto e il PDF del catalogo. Non sono mai stato in Italia, mi piacerebbe molto poterlo fare un giorno».

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