Allarme criminale. Sindaco, basta polemiche. Lei può e deve fare molto

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La polemica a distanza tra il sindaco Gianluca Festa ed Emilia Noviello, di Libera, è stata almeno inopportuna. Per i modi, certo. Ma soprattutto per i tempi. E segnala comunque un dato: il primo cittadino e il suo esecutivo possono fare molto contro il malaffare. Molto più delle frasi smozzicate pronunciate in questi giorni. Molto più della consueta e scontata retorica (“teniamo alta la guardia”).

Chi governa ha gli strumenti per porre un primo argine, per impedire che quella zona grigia invada gli uffici di Palazzo di Città. O per liberare le stanze che sono già contaminate. A dire il vero, non ha solo gli strumenti, ma anche l’obbligo di farlo. E in questo dovrebbe essere sostenuto dall’intero consiglio comunale. Non solo dalla sua parte.

Ma ci arriviamo. Partiamo dall’inizio.

Riassunto. La Noviello ha dichiarato che “l’Amministrazione non ha detto nulla sui fatti di cronaca che hanno scosso la città nelle ultime settimane”. Il sindaco ha replicato: “Libera è ancora un po’ legata alla campagna elettorale, quando sosteneva qualche candidato mio avversario. L’associazione a volte utilizza i sindaci per ricordare che esiste”.

Una polemica inopportuna, perché in città il clima è teso e la questione criminalità è centrale nel dibattito pubblico.

Il sindaco Festa avrebbe potuto rispondere in mille modi. Anche dicendo che mercoledì prossimo c’è un consiglio comunale straordinario. Oppure, che con le di indagini in corso non è semplice per un amministratore usare altre parole.

Non sarebbe stato convincente, ma avrebbe almeno smorzato la polemica e chiarito la sua posizione.

Che l’amministrazione comunale abbia comunicato poco o nulla, in fondo è vero. Ma non è la sola. Tra i parlamentari irpini l’unico che ha sollecitato interventi è stato ieri il deputato 5Stelle, Michele Gubitosa. Fratelli d’Italia ha promosso una interrogazione parlamentare. Poi frasette sparse un po’ ovunque, ma solo dietro precise domande, spesso eluse. Silenzio totale di Carlo Sibilia, sottosegretario all’Interno (e quello per noi resta il silenzio più pesante).

Il sindaco segue quindi la stessa scia di tanti altri rappresentanti delle istituzioni e della politica. Forse Libera avrebbe potuto – e dovuto – citare anche loro. Non avrebbe offerto il fianco alla replica del sindaco. L’associazione non sarebbe stata tacciata di essere ancora in campagna elettorale.

Sull’imbarazzo dell’esecutivo abbiamo scritto. Le parole degli amministratori – che pure non avevano lesinato chiacchiere su questioni meno rilevanti – sono state poche e di facciata. I consiglieri vicini al sindaco hanno sempre dato l’impressione di voler evitare l’argomento. Anche per questo il rinvio del consiglio “perché manca l’acqua” ci è sembrato più strategico che doveroso.

E comunque, in una fase come quella che sta vivendo la città, attaccare Libera non è una buona idea. E’ una associazione in prima linea nella lotta civile per la legalità e contro le mafie. Solo qualche mese fa ha fatto sfilare migliaia di ragazzi tra le strade di Avellino. Che poi un suo esponente si sia candidato con Cipriano, beh, fa parte del gioco. E la prossima campagna elettorale per le comunali dovrebbe svolgersi fra più di quattro anni. Non ha senso, non ha significato parlarne.

La sollecitazione di Libera era un invito per il sindaco ad assumere posizioni chiare. Partendo da fatti concreti. Come rinforzare la trasparenza, garantire la massima e cristallina chiarezza sull’affidamento di appalti pubblici, di concessioni. Scavare un solco profondo, visibile e insuperabile tra chi governa Avellino e il malaffare. Questo si chiede a un sindaco, non frasi di circostanza e neppure che sia in prima linea contro i clan. Le frasi di circostanza le pronuncia chi non ha nulla da dire e in prima linea ci sono inquirenti e investigatori.

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