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Alle badanti tutela contro la disoccupazione

Alle badanti tutela contro la disoccupazione: lo ha stabilito una recente sentenza della Corte di Giustizia Europea che ha condannato la Spagna.

di The Wam

Marzo 2022

Alle badanti tutela contro la disoccupazione. Lo ha deciso la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, ed è un passaggio rilevante: potrebbe avere conseguenze dirette e veloci sulla normativa di molti altri Stati dell’Ue. (leggi su Telegram tutte le news sul lavoro domestico. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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I giudici europei si sono pronunciati bocciando una norma della disciplina previdenziale della Spagna. Le leggi di Madrid infatti negano ai collaboratori domestici l’indennità di disoccupazione.

E dal momento che i collaboratori domestici sono quasi tutte donne, la Corte Europea ritiene che questa esclusione sia di fatto discriminatoria.

Per la Corte di Giustizia Ue il sistema spagnolo sarebbe anche in contrasto con due direttive europee sulla sicurezza sociale:

Alle badanti tutela contro la disoccupazione: discriminazione indiretta

La sentenza della Corte di Giustizia europea (la numero C-389/20 del 24 febbraio 2022), ha dunque sancito nel mancato riconoscimento di una indennità di disoccupazione per le lavoratrici domestiche una discriminazione indiretta.

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Alle badanti tutela contro la disoccupazione: parità di trattamenti

La questione parte da una vicenda che si è verificata in Spagna nel 2019. Quando a una collaboratrice domestica è stata rifiutata la domanda per il versamento di contributi che tutelano contro i periodi di disoccupazione.

Il “no” è stato motivato in modo secco: la legge spagnola non riconosce la tutela alle collaboratrici domestiche.

Quel no ha poi dato il via al ricorso in Tribunale che ha sucecssivamente sottoposto il caso alla Corte Ue, e proprio per la presunta violazione della direttiva 70/7/Cee che riguarda la parità nei trattamenti di sicurezza sociale.

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Alle badanti tutela contro la disoccupazione: quasi tutte donne

La questione è di semplice lettura, il tribunale spagnolo ha concluso che se i collaboratori domestici sono donne per il 95% in Spagna (in Italia si sfiora il 90%), la normativa nazionale comporta una discriminazione indiretta. E questo contraddice il principio di parità nei sistemi di protezione sociale.

Una tesi condivisa dalla Corte Ue, che ha individuato nella legge spagnola un deciso svantaggio per le persone di un determinato sesso. Discriminazione che potrebbe essere giustificata solo se oggettiva e proporzionata.

Cosa che non è stata accertata nella normativa del Paese iberico. E quindi negando il sussidio di disoccupazione ai collaboratori domestici – questa la conclusione – si discrimina le donne che sono la nettissima maggioranza delle persone che svolgono quel tipo di attività.

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Alle badanti tutela contro la disoccupazione: la sentenza

Così si legge nella sentenza:

«L’articolo 4, paragrafo 1, della direttiva 79/7/CEE del Consiglio, del 19 dicembre 1978, relativa alla graduale attuazione del principio di parità di trattamento tra gli uomini e le donne in materia di sicurezza sociale, deve essere interpretato nel senso che esso osta a una disposizione nazionale che esclude le prestazioni di disoccupazione dalle prestazioni di sicurezza sociale riconosciute ai collaboratori domestici da un regime legale di sicurezza sociale, qualora tale disposizione ponga in una situazione di particolare svantaggio i lavoratori di sesso femminile rispetto ai lavoratori di sesso maschile, e non sia giustificata da fattori oggettivi ed estranei a qualsiasi discriminazione fondata sul sesso».

Alle badanti tutela contro la disoccupazione: le ragioni spagnole

Il governo spagnolo si è difeso sostenendo che l’esclusione dei collaboratori domestici è dovuta alle caratteristiche di quella professione. E in particolare su un punto: i datori di lavoro sono quasi sempre famiglie e su di loro graverebbe anche un ulteriore costo per la contribuzione.

Un aumento dei costi che potrebbe avere una sola conseguenza: l‘ulteriore riduzione dei contratti regolari a vantaggio del lavoro nero.

E quindi, hanno specificato le autorità di Madrid, se i collaboratori domestici sono esclusi da questa forma di tutela solo perché in questo modo «si risponde a obiettivi di salvaguardia dei livelli occupazionali e di lotta contro il lavoro illegale e la frode sociale».

Argomenti che sono stati ritenuti legittimi dalla Corte Ue, ma non sufficienti per giustificare la discriminazione indiretta. Ci sono infatti altre tipologie di lavoratori molto simili ai collaboratori domestici che hanno infatti quel tipo di tutela.

Alle badanti tutela contro la disoccupazione: come funziona in Italia

E in Italia come funziona?

C’è la possibilità di accedere alla Naspi ma a queste condizioni:

il licenziamento deve essere involontario;

In Italia il collaboratore domestico per accedere alla Naspi deve presentare la domanda via web all’Inps entro 68 giorni dalla cessazione del rapporto di lavoro.

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