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Alzheimer, un piano per aiutare famiglie e malati

Alzheimer, è stato proposto al governo un piano in 7 punti per aiutare i pazienti e le rispettive famiglie a gestire situazioni sempre più critiche.

di The Wam

Dicembre 2021

L’Alzheimer è già una emergenza, lo diventerà ancora di più nei prossimi anni con il progressivo aumento della popolazione anziana. I numeri già adesso sono molto preoccupanti e segnalano le difficoltà in cui sono costretti a vivere pazienti e famiglie.

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L’Alzheimer è una delle cause principali di disabilità tre le persone con più di 60 anni. Nel nostro Paese ne soffrono 700 mila persone.

Sono in prevalenza donne e come detto i numeri sono destinati a crescere.

Alzheimer: impatto sulle famiglie

Questa patologia ha un impatto molto forte su interi nuclei familiari. A oggi il sostegno delle famiglie è un fattore essenziale. Ma con l’aumento costante dei nuclei composti da una o due persone, quel tipo di sostegno non potrà essere garantito.

I costi per la gestione di un malato di Alzheimer pesano quasi del tutto (80%) sulle famiglie. E in particolare sulle donne che sono le più impegnate nell’assistere i familiare affetti da questa patologia.

Una situazione che è particolarmente difficile ora, ma che diventerà del tutto ingovernabile tra qualche anno, quando i pazienti saranno più numerosi (appunto con l’incremento della popolazione anziana) e sempre meno persone se ne potranno fare carico.

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Alzheimer: 7 proposte

L’Associazione Italiana Malattia di Alzheimer (Aima) e la Società Italiana di Neurologia (Sim) hanno preparato un documento che elenca 7 proposte di intervento da applicare il prima possibile.

Proposte che possono ridurre un gap notevole con il resto del vecchio continente. Basta questo dato per definire il problema:

Il documento delle associazioni è all’attenzione del governo. Vediamo cosa chiedono.

Alzheimer: interventi strutturali

Le associazioni hanno chiesto una serie di interventi strutturali e organizzativi del Sistema Sanitario Nazionale. Interventi che guardino all’oggi, ma anche all’immediato futuro, quando, appunto, il sostegno delle famiglie non sarà sufficiente a garantire la gestione delle persone affette da questa malattia.

Tra gli interventi richiesti anche maggiori risorse per la ricerca così da garantire la possibilità di intervenire in maniera precoce. Nel 2021 è stato istituito il Fondo per l’Alzheimer e le demenze. È un primo passo, ma dovranno essere specificate anche altre linee di finanziamento.

Alzheimer: case di comunità

Nel Piano nazionale di ripresa e resilienza (Pnrr) sono previste le Case di Comunità che offrono servizi assistenziali e sociali dei comuni. Le associazioni hanno chiesto al governo di includere anche i Cdcd (Centri per i Disturbi Cognitivi e le Demenze). In pratica di aggiungere nelle Case di Comunità anche competenze specialistiche, neurologiche e geriatriche. Già questo potrebbe essere un supporto importante per le famiglie.

Alzheimer: ospedali di comunità

Gli ospedali di comunità, quelle strutture residenziali capaci di erogare assistenza sanitaria di breve durata, assistenza domiciliare e residenziale, potrebbero svolgere una funzione importante. Ovvero garantire quelle cure intermedie (rispetto a quelle da ricovero ospedaliero), capaci di offrire sostegno sanitario e assistenziale ai bisogni dei malati di Alzheimer e delle famiglie.

Gli ospedali di comunità già attivi in Italia sono 163.

Con il Pnrr ne saranno realizzati altri 381 per un totale entro il 2026 di 544 (con 10.738 posti letto).

Alzheimer: infermiere di famiglia

Lo scorso anno è stata istituita la figura dell‘infermiere di famiglia (o di comunità). Indubbiamente una figura professionale di questo tipo potrebbe fornire un aiuto importante, sia assistenziale sia sanitario, in particolare intervenendo laddove sono più evidenti le fragilità sociali.

Alzheimer: assistenza domiciliare integrata

Le associazioni si augurano una Assistenza Domiciliare Integrata che sia dedicata all’Alzheimer. Questo servizio, che in Italia è già attivo per altre patologie, potrebbe portare a domicilio competenze specialistiche multidisciplinari. Oltre ad attività riabilitative, psico educazionali e di sostegno. E potrebbe funzionare bene anche via digitale.

Alzheimer: riconoscimento caregiver

L’altra proposta delle associazioni riguarda il riconoscimento legislativo per la figura del caregiver. Cosa che – è utile precisarlo – già avviene in altri Paesi europei. Bisogna inoltre dare attuazione a una serie di disposizioni di legge che in passato hanno previsto uno stanziamento per favorire questo riconoscimento.

Alzheimer: caregiver professionali

Ma non solo. Assistere un malato di Alzheimer comporta delle competenze e conoscenze che le famiglie sono costrette a imparare con la pratica. Ma non è semplice e non si può certo improvvisare. Per questo motivo si chiede lo sviluppo di interventi che possano facilitare l’accudimento quotidiano dei pazienti.

Strettamente connesso a questo aspetto anche la formazione di badanti con competenze tecniche specifiche, in particolare quando le condizioni del malato di Alzheimer diventano più critiche.

Una sorta di caregiver professionale a sostegno di quello familiare.

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