Ambiente, le promesse di De Luca. Ora salviamo le valli irpine

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Dopo l’avvio della rimozione di 500 cubi di amianto dallo stabilimento dell’ex Isochimica di Pianodardine e la solenne promessa del governatore, “ora ci occupiamo della Solofrana”, sembra iniziata una stagione in chiave ambientalista per la Regione, ma anche e soprattutto per l’Irpinia. Il sembra è decisamente d’obbligo. La politica degli annunci purtroppo è nota. E le buone intenzioni si scontrano spesso con una realtà che è più complessa delle parole.

Ma le emergenze ambientali in Campania sono tante e gravi. Aspettano da anni una soluzione (bisogna ricordare la terra dei fuochi?). E le promesse dovrebbero essere solo premessa di fatti concreti. Se possibile rapidi.

Non dimentichiamo Avellino e la Valle del Sabato

Tornando all’Irpinia. E’ una buona notizia che il governatore senta la necessità di affrontare la questione Solofrana a margine del via alla bonifica nella fabbrica dei veleni. Significa che il problema è all’ordine del giorno. Come dovrebbe essere anche quello della Valle del Sabato. E della stessa Avellino, con il record nazionale di polveri sottili nell’aria.

Lo vedremo domani, durante la conferenza dei servizi, quando a Napoli si discuterà della cartiera in costruzione a Torchiati. La questione è nota. Come nota è la sua incidenza su un territorio già devastato: quell’impianto consuma le stesse risorse idriche di un paese di 4mila abitanti. E in una zona che – la Solofrana è l’evidente esempio – ha già pagato un tributo ambientale altissimo, ha un equilibrio idrogeologico precario, falde acquifere inquinate e il sospetto che i tassi di incidenza dei tumori sia molto al di sopra della media nazionale. Il sospetto, perché screening dedicati non ne sono mai stati fatti. Nè nella Valle dell’Irno, né nella Valle del Sabato.

Cambia il vento: l'ambiente è in primo piano. Salviamo le valli irpine

Proprio nella Valle del Sabato è stata scongiurata l’apertura di una fonderia di piombo (ci mancava solo quella), di un forno crematorio, e resta in piedi la possibilità di un biodigestore a Chianche.

Ambiente e lavoro, convivenza possibile

Ora, chiariamoci, nessuno è contrario all’apertura di fabbriche o di impianti per il trattamento dei rifiuti. Sono utili e danno lavoro (e ce n’è bisogno, si sa quanto). Ma attività di un certo tipo dovrebbero insistere dove ci sono le adeguate infrastrutture (il biodigestore), o dove l’ambiente e le risorse idriche non sono già state messe a rischio da decenni di impunito inquinamento selvaggio (la cartiera).

Il governatore Vincenzo De Luca si è già esibito in promesse particolarmente impegnative (e naturalmente non mantenute): il totale disinquinamento del mare che bagna la Costiera Amalfitana (impresa non impossibile), e della Baia Domizia (siamo ai limiti del miracolo). Tempo tre anni, disse. Ne sono passati due. E la situazione non è cambiata.

La Solofrana è una questione più piccola di un mare. E le cause conosciute: gli scarichi illegali di imprenditori senza scrupoli. Non dovrebbe essere così complicato. Non dovrebbe, ma amministratori locali e forze dell’ordine non sono riuscite a porre un argine. Oltretutto la Solofrana è affluente di quell’altra cloaca che è il Sarno. Le acque di entrambi finiscono poi nel Golfo di Napoli. Le conseguenze più che immaginarle le conoscete.

Campania, ci basta essere una regione normale

Ma vogliamo essere ottimisti. Sperare che davvero il vento sia cambiato. E ci sia la consapevolezza che se degradiamo l’ambiente non ci sarà futuro. Soprattutto se il governatore ha ancora idea di far diventare la Campania la capitale del turismo nel Mediterraneo. Non ci spingiamo così lontano, basterebbe diventasse una regione “normale”, e non il simbolo del degrado anche ambientale.

Si è partiti con l’Isochimica. Ora avanti con tutto il resto. Il lavoro da fare è tanto.

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