Sadness girlfriend sit on bed think of relationship problems with her boyfriend
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Quattro storie di amori sfiniti, tradimenti e giochi sessuali

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9' di lettura

La Bella addormentata nel Bosco

Il capitolo a seguire è dedicato ad una categoria di donne molto più diffusa di quanto non si creda. Le Belle Addormentate nel Bosco sono quelle donne che, a causa della loro buona fede, altre volte di un tacito accordo tra se stesse ed il marito o compagno, fingono di vivere relazioni fatte di stabilità, fedeltà, sincerità e benessere. A volte sospettano, altre sanno da una vita, ma nella gran parte dei casi non immaginano neanche lontanamente che chi hanno accanto – gran cerimoniere di doppiezza – è capace di tenere in piedi almeno due relazioni contemporaneamente, senza togliere granché a nessuna (qui sta il genio) riuscendo anzi persino a provare dell’autentico sentimento per ciascuna delle sue concubine.

Amore, sospetti e fandonie
Il tradimento ignorato

Quando tutti i sospetti diventano fandonie

La Bella Addormentata non chiede, non indaga, non sospetta, non effettua verifiche, non sguinzaglia investigatori o le sue amicizie per tendere tranelli che in poche ore disvelerebbero l’occulto. Soprattutto, e qui sta l’errore più grande, non si affida al proprio sesto senso, ma ad ogni nuovo sospetto si lascia convincere dalle fandonie del suo lui. Ovviamente, tutti sanno, tranne lei. Si sveglia dal letargo troppo tardi, oppure preferisce credere di essere l’unica, che tutto sia come appare, che la verità sia nelle dichiarazioni fantasmagoriche del suo uomo, come nei suoi messaggi di scuse, e così via, avanti ad oltranza. Altre volte, invece, la Bella Addormentata ha capito tutto, ma preferisce restare in silenzio aspettando che prima o poi qualcosa cambi in suo favore. Ma lo sa bene che in queste faccende alla fine nessuno vince e non cambia mai niente, e vissero tutti per sempre infelici e contenti.

L'infelicità dell'amore sereno
Serenità, infelicità, incomunicabilità

Armando: l’infelice scelta dell’amore sereno

È veramente difficile comprendere per quali vie ciascuno di noi cerchi nelle relazioni una qualche forma di benessere, credendoci persino, ma dovendo infine constatare che si trattava solo di una forma edulcorata di amore infelicitante. Un mio caro amico ha allacciato da qualche tempo una relazione con una donna non particolarmente bella, non affascinante, poca classe, poca cultura (sue affermazioni), ma ‘brava donna, con un carattere molto dolce’; un camino a fiamma bassa accanto al quale scaldarsi nei mesi freddi. Il mio amico dice di stare bene, e tuttavia ha pagato a caro prezzo questa serenità a buon mercato: si è impigrito, è ingrassato, ha lasciato abitudini, hobby, amicizie.

Quelle abitudini che soffocano lentamente

Ha perso la luce di un tempo, imbrigliato da una rete di abitudini, diversivi noiosi ed orari fissi, che la compagna dolcemente gli ha stretto al collo soffocandolo piano piano senza dolore, separandolo dalla sua vita di un tempo. Lui dice di stare bene, che la sua è una scelta di tranquillità e di disimpegno, ma chi lo conosce sa che mente spudoratamente. Ogni tanto, infatti, al mio amico manca qualcuna con cui poter discutere di ogni cosa, con cui condividere ampie vedute, con cui vivere emozioni forti ed affrontare progetti a largo spettro; gli mancano soprattutto certe sane inquietudini che, se un poco sporcano la serenità in cui lui ha creduto (confuso dalla rima) di trovare la felicità, di certo fanno la vita meno saporita.

L'amore infedele
Inquieta, irrealizzata consapevolmente (?) infedele

Salomé, l’amore infedele di una donna inquieta

Certi amori stanno bene solo nell’ombra, dove ritrovano il sangue che all’aperto sarebbe andato a male. Come alberi perpendicolari alla pendenza di un picco, se ne stanno in bilico sbiechi e impervi, ma vivi sempre. Sono la sua amante perché abbiamo capito di essere in fondo uguali: inquieti, irrisolti, instabili, infedeli agli altri, ma a noi due legati misteriosamente, incapaci di vite regolari e chiare. Lui ha fatto bene a prendere altrove ciò che io non volevo né potevo offrirgli; e ha fatto bene lui a lasciare a me la possibilità di incontrare relazioni in cui potessi trovare ciò che pure lui non voleva e non poteva darmi. Uniti da questa intesa, il nostro legame si è fatto più onesto.

oglio legami
In amore non voglio legami

Sono amante di natura: sto bene solo slegata

È tutto naturale, in fondo: ci sono piante che non possono vivere senza la luce del giorno, altre che invece dal sole vengono uccise, e che solo al buio trovano linfa. Io in fondo sono amante di natura: non ho mai voluto qualcuno con me sempre, nell’insofferenza a legami troppo stretti. Sto bene solo slegata: la mia gioia non ha nomi di persone, ma quiete di sorgenti, capienza di strade vuote. Quando stiamo insieme ci comprendiamo come nessuno mai, e tutto accade come se al mondo non avessimo incontrato altri che noi. Mi è parso pure un buon modo per educare il senso del possesso e l’amor proprio a chinare il capo, ritrovando in certe mortificazioni un modo più adulto di essere al mondo. In fondo, quasi tutti vivono all’oscuro di chi hanno accanto, fidandosi per anni di persone di cui non sanno nulla. Penso anche che questa inconoscibilità essenziale di chi amiamo, sia in fondo l’unica verità che ci riguardi. Io so, lui mente, l’altra ignora. Non è peccato. In fondo siamo tutti piccoli, così piccoli.

Caterina: l’amore spento per un uomo senza qualità

di Eliana leggi anche Eros e pathos: quello che ho imparato dall’amore infelicitante

Percorro questa strada ogni giorno, una via stretta che collega la mia casa al paese vicino, attraversando piantagioni, prati, campi di ciliegi e noccioli. Maurizio mi dice ogni volta: «Che ci vai a fare ogni santo giorno, che sarà cambiato mai da ieri a oggi?» Ma le cose cambiano eccome. Penso a tutte le cose che vorrei fare, ma mi stanco presto. La mia testa è una stanza zeppa di oggetti stipati alla rinfusa, che lascerebbero posto a cose nuove, se solo avessi la forza di rassettare. Quando torno a casa trovo Maurizio, il mio compagno, divorziato e con un figlio che vive altrove. Maurizio è un webmaster che trascorre dalle quattordici alle diciotto ore al giorno davanti al pc. Non è che abbia molto lavoro da sbrigare, è che c’è finito dentro e nessuno lo può salvare. Per vedere meglio il monitor tiene gli infissi chiusi, così non sa mai che ora è, se piove o se c’è il sole, se è estate o inverno.

Donna infelice
Il figlio negato

Quel figlio negato “perché non ho tempo”

Ogni minimo rumore gli dà fastidio: i miei piedi scalzi sul tappeto, la lavatrice accesa, lo scarico del vicino, un pullman in strada, un aereo che passa, gli fanno cantilenare pittoresche bestemmie con cui si tiene compagnia. Appena siamo venuti a vivere qui, gli ho chiesto di avere un bambino. Lui prima ha risposto che un figlio ce l’aveva già, poi che non aveva tempo, che poi il suo lavoro chi lo avrebbe sbrigato? forse io, che sono buona solo ad acchiappare mosche sotto gli alberi? Che brutta fine ha fatto Maurizio. Credevo avesse un animo sensibile perché lo incontravo ai concerti di musica classica o alle letture di poesia in biblioteca.

Lo amavo, ora amo pulire
Lo amavo, ora amo pulire

Quello che ora mi piace? Pulire e cucinare

di Eliana leggi anche Sesso e bugie: 3 uomini da evitare come la peste

Ma adesso è chiaro che ci andava solo per darsi un tono, e che di quelle cose non gliene è mai fregato niente. Uscendo, preferisco le giornate grigie, così brave a raccontare la violenza e il rumore a furia di immobilità e silenzio. Quando torno, la cosa che più mi piace fare è pulire e cucinare. Cucinare, soprattutto, mi pare un atto d’amore grande e generoso: dare nutrimento, fidanzare i cibi, inventare tra loro matrimoni non meno sorprendenti di quelli tra le persone. Lascio cuocere le pietanze, mentre la casa si riempie del loro borbottio e degli odori, che sono in fondo la mia famiglia; come le impronte sullo specchio, un asciugamano piegato male, la spazzatura da eliminare, le stoviglie da pulire. Se i cibi nella dispensa sono finiti, tra queste stanze c’è qualcosa di vivo che consuma e che si accresce. Se bisogna comprare abiti, ci sono corpi da coprire. Se c’è sporco da togliere, qualcuno da lì è passato, lasciando un nodo di polvere, capelli, un bottone caduto.

Ti amo ogni giorno, tu amami fino a domani

Verso casa, lungo la strada che percorro c’è un rudere che a me è sempre parso immenso. Decido di cambiare strada: proseguo da sotto, lasciandomi la via sulla destra. Guardando il rudere dal lato opposto, mi accorgo che è una casupola grigia arruffata tra gli alberi, così piccola da non credere che un tempo possa essere stata abitata. Sui suoi muri qualcuno ha scritto: ‘Io ti amo ogni giorno, tu amami almeno fino a domani’.

La famosa scena de Il Laureato
Scena tratta dal film Il Laureato

Lina: io ho 40 anni e sono sposata, lui venti. Mi faccio schifo

In bagno, il rumore della lavatrice accesa. Dentro, i miei abiti più intimi e quelli di mio marito, avvinghiati in una confidenza che di fatto manca. Dopo pranzo scendo a fare un giro. La sirena di un’autoambulanza nei paraggi, il latrato del vento attraverso le recinzioni nei campi. Nelle poche auto in giro, vedo madri coi figli o lavoratori che tornano a casa. Sui manifesti della Via Crucis, Gesù pare una star dei fotoromanzi.

Di Eliana leggi anche Se dotta è abbandonata…

Prendo la strada a destra che conduce verso casa di Max. Mi vede uno che abita lì vicino, mi conosce e conosce mio marito. Mi guarda, capisce, non mi saluta e io mi fido. Busso, mi apre il padre di Max. Entro in camera, chiudo a chiave. Max riposa sotto una trapunta di Spider-Man. Sono venuta per scopare: ho portato un faretto rosso e un cd di Marylin Manson, ma lui dice che adesso non ha voglia, che sono la solita malata e che era meglio se lo avvisavo.

i sfioro e vengo

Mi chiudo in bagno, mi sfioro e vengo

Mentre si veste, guardo per la prima volta le pareti di questa stanza dove sono stata decine di volte: poster di camion scintillanti, foto di Vasco Rossi, adesivi di vagabondi che fumano marijuana, e mi ricordo che Max ha solo vent’ anni, e io il doppio. Ci sediamo in salotto: le pareti tappezzate dalla vista di un torrente alpino, la foto della madre morta, un tappeto da cinque euro, un divano sfondato. Max poggia i piedi scalzi sul tavolo, larghi, piatti, troppo lunghi per la sua altezza, di bello solo le vene a forma di lampi. Torno a casa, mi chiudo in bagno, mi siedo sul cesso, mi sfioro appena e vengo. Mi faccio schifo. Cosa voglio da questo ragazzo a cui ho detto sì solo perché, seguendomi ogni tanto con la moto, mi diceva: ‘Monta su, principessa’?

Penso a mio marito. Quando torna la sera mi chiede: «Che hai fatto oggi?» E io: «Sono andata a scopare con quel ragazzo che abbiamo visto ieri, quello sulla moto, ti ricordi?» Lui sorride, non mi crede, si eccita e finiamo a letto. Poi mi chiede se mi è piaciuto, se lo amo. Gli dico di no. E lui, da vent’anni: ‘Prima o poi imparerai ad amarmi.’

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