Anna: così ho portato la disabilità sul palco di Miss Italia. Lottate

anna adamo miss italia
3' di lettura

Una bellezza disarmante. E tenacia da vendere. Lo scorso 4 Agosto, a Calvanico, la ventitreenne Anna Adamo ha partecipato alle selezioni di Miss Italia. Ma non per vincere né per gioco. In quell’occasione, Anna ha voluto lanciare un messaggio. Che vengano ammesse al concorso di bellezza ragazze con qualsiasi tipo di disabilità. Anche le ragazze in carrozzina.

Perché si, la vera bellezza va ben oltre i fianchi stretti, le gambe lunghe o un seno perfetto. Anna è affetta da tetraparesi spastica sin dalla nascita e lotta ogni giorno per difendere i diritti delle persone diversamente abili. Io ho avuto il piacere di conoscerla e ascoltarla.

”Non ho avuto un’infanzia”

Innanzitutto, Anna mi parla un po’ di sé e della sua difficile infanzia.

“Vivo a Scafati, in provincia di Salerno. Sono una studentessa di giurisprudenza e lavoro. Conferisco ripetizioni private in tutte le materie a ragazzi delle scuole medie e superiori. La patologia da cui sono affetta si chiama tetraparesi spastica. Disabilità che può comportare sia problemi da un punto di vista fisico che da un punto di vista cognitivo. Fortunatamente nel mio caso ha comportato solo qualche problema di deambulazione.

Sulla mia vita ha inciso davvero tanto – continua a raccontare -. Mi ha duramente segnata. Quando ero bambina venivo spesso presa in giro per il mio modo di deambulare. Venivo addirittura esclusa dalle visite guidate perché gli insegnanti ritenevano potessi rallentare il loro percorso. Terribile. Non ho avuto un’infanzia. Non giocavo quasi mai. Trascorrevo la maggior parte del tempo tra un ospedale e l’altro. Oppure facendo fisioterapia. Nel frattempo studiavo e cercavo di impegnarmi il più possibile per andare bene a scuola. Sono per tantissimi anni stata anche vittima di bullismo”, racconta.

La disabilità non è un limite

La ventitreenne ha scritto anche un libro sulla sua storia, intitolato “La disabilità non è un limite”. Ce ne parla. “La decisione di scrivere un libro – continua – viene dal bisogno di raccontare e di raccontarmi, per portare una testimonianza diretta. E così far capire realmente come sia la vita di una persona con disabilità. Molto spesso, quando si parla di disabilità, vengono diffuse informazioni errate che non rispecchiano minimamente la vita di una persona disabile.

Questo avviene – dice – perché il disabile non è ascoltato, non gli si conferisce voce. E quando non si ascoltano le persone, non si può pretendere di sapere di cosa necessitano. Inoltre, voglio anche far capire che la disabilità non è un limite. Ma i limiti sono solo negli occhi di chi guarda. Delle barriere mentali. Tutto è possibile, basta volerlo. Sembra scontato. Eppure non lo è. In “La disabilità non è un limite” racconto la mia storia, dalla nascita fino a qualche anno fa. Ho messo in evidenza i periodi più significativi della mia vita. Belli e brutti”, spiega Anna.

La partecipazione al casting di Miss Italia

“Ho partecipato al casting di Miss Italia lo scorso 4 agosto, a Calvanico. Appena sono arrivata lì ho chiarito subito le mie intenzioni. Non volevo essere ammessa in gara. Se lo avessi fatto, avrei potuto mettere in difficoltà la giuria. E, soprattutto, sarei potuta passare come colei che vuole suscitare compassione e pietà. Ma, non è assolutamente questo che io voglio. Io voglio essere e sono semplicemente una ragazza che combatte per la difesa dei diritti delle persone diversamente abili. Salita sul palco, ho chiesto a gran voce che al concorso vengano ammesse ragazze con qualsiasi tipo di disabilità, comprese le ragazze in carrozzina.

Qualora si ammettessero in gara anche loro, si darebbe davvero larga espressione alla bellezza in tutte le sue forme. La bellezza. Un concetto che va ben oltre il fattore estetico. Non esiste solo un corpo perfetto. Ci sono imperfezioni che sono una bellezza e una femminilità indescrivibile. E noi disabili, soprattutto se donne, possiamo dimostrarlo benissimo. Occorre solo metterci alla prova”.

E in ultimo, Anna aggiunge: “Ho voluto far capire che non bisogna mai vergognarsi di sé stessi. E, in particolare, che non bisogna piangersi addosso. Bisogna reagire alle difficoltà che la vita ci pone davanti. Lottare e rinascere vincitori”, conclude.

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