L’antibiotico resistenza: la pandemia silenziosa è già qui

L'antibiotico resistenza è la pandemia silenziosa che sta crescendo da anni in tutto il mondo e nel 2050 sarà la principale causa di morte con 10milioni di vittime. L'Italia è uno dei Paesi dove la crisi è più acusa e muoiono ogni 12 mesi 10mila persone, sono invece 33 mila in tutta Europa. Le infezioni sono quasi sempre ospedaliere.

4' di lettura

C’è una pandemia strisciante, silenziosa e letale: l’antibiotico resistenza. È stata accantonata in questi mesi dalla dirompente irruzione nelle nostre vite del coronavirus, ma resta lì, sullo sfondo, con numeri in costante crescita e una data, il 2050, quando – nelle previsioni degli esperti – l’antibiotico resistenza sarà tra le prime cause di morte nel mondo: 10 milioni di persone. Superando di gran lunga i decessi per tumore (8.2), diabete (1.5 milioni) o incidenti stradali (1.2) . Solo in Italia avrà un costo sociale di 13 miliardi di euro.

E il coronavirus ha solo peggiorato le cose. Il sovraffollamento degli ospedali ha causato un aumento della circolazione dei germi resistenti ed è stata causa di morte di molti pazienti contagiati dal coronavirus.

Antibiotico resistenza: 10mila morti l’anno in Italia

In Italia muoiono ogni anno per l’antibiotico resistenza 10mila persone. In Europa 33mila. E il nostro è uno dei Paesi dove il fenomeno è più acuto.

Per ora in Italia sono stati selezionati otto patogeni che resistono agli antibiotici (e sono quindi potenzialmente letali): Staphylococcus aureus, Streptococcus pneumoniae, Enterococcus faecalis, Enterococcus faecium, Escherichia coli, Klebsiella pneumoniae, Pseudomonas aeruginosa e Acinetobacter species).

In Italia sono le Regioni centrali e del sud quelle messe peggio. L’antibiotico resistenza è particolarmente diffusa negli ospedali.

La mutazione batterica cresce in modo esponenziale

La crisi sanitaria causata dall’antibiotico resistenza ha una derivazione precisa: lo sviluppo di nuovi antibiotici non riesce a tenere il passo con l’aumento della resistenza batterica.

Oltretutto le case farmaceutiche hanno ridotto e di molto la produzione di nuovi antibiotici mentre la mutazione batterica cresce in modo esponenziale. Per dare un’idea: prima in media ci volevano 21 anni perché un batterio diventasse resistente a un antibiotico. Ora quella media è precipitata a un anno. Ossia: dopo dodici mesi i batteri riescono a eludere il farmaco. Preoccupante.

Negli Stati Uniti sono stati identificati 18 diversi tipi di batteti resistenti agli antibiotici. Quelli che rappresentano una minaccia urgente per la salute umana sono 5.

I batteri più preoccupanti

Tra i batteri più preoccupanti, ci sono le Enterobacteriaceae resistenti ai carbapenemi (CRE). I carbapenemi sono un «farmaco da ultima istanza» e le CRE causano solo negli Stati Uniti 13.100 infezioni ogni anno negli ospedali, uccidendo 1.100 persone. Un tasso di letalità che viene stimato dagli scienziati Usa intorno al 40-50%.

Le CRE e lo Staphylococcus aureus resistente alla meticillina, rappresentano da soli l’85% dei decessi da antibiotico resistenza.

Numeri discretamente impressionanti, anche oggi che siamo sommersi da dati e cifre che arrivano da tutto il mondo per le conseguenze da coronavirus, eppure gli organi di informazione hanno trattato questa emergenza silenziosa, solo di rado e solo quando l’Iss (restando all’Italia), pubblica dei saltuari report.

Lo scopritore della pennicillina lo aveva predetto

Ma provate a chiedere qualche informazione a un medico che lavora in ospedale…

Vi risponderà che sempre più spesso i chirurghi sono costretti a rimuovere un organo perché non c’è altro modo di gestire l’infezione. Nel caso della colite da Clostridioides difficile, viene eseguita una colectomia d’urgenza quando i pazienti non rispondono agli antibiotici o alla batterioterapia fecale.

Le infezioni da Clostridioides difficile si sono verificate solo negli Stati Uniti in mezzo milione di pazienti ogni anno. E almeno 29.000 sono morti a un mese dalla diagnosi. 15.000 di questi decessi sono stati attribuiti direttamente al patogeno.

Lo scopritore della pennicillina, Alexander Fleming, nel suo discorso di accettazione del premio Nobol aveva messo tutti in guardia rispetto all’antibiotico resistenza. Un avvertimento che è stato ignorato per decenni.

La causa è l’abuso degli antibiotici, anche col Covid

Infatti, il motore principale dall’antibiotico resistenza è l’abuso degli antibiotici. Un abuso che è durato decenni. I dati italiani non si discostano molto da quelli americani, dove ogni dieci prescrizioni mediche ben sette sono riferite ad antibiotici. E un terzo non è stato ritenuto necessario, come per esempio per infezioni all’orecchio, mal di gola virale o il comune raffreddore.

Forse per nessun’altra malattia l’uso eccessivo di antibiotici è stato più evidente come nel trattamento delle infezioni da coronavirus. In una meta analisi del Journal of Clinical and Infectious Diseases di 18 studi, su 2.010 ricoverati con Covid 19, il 72% ha ricevuto un antibiotico, anche se solo l’8% ha avuto una coinfezione batterica.

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