Clan Graziano, cinque arresti: erano il terrore degli imprenditori

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L’operazione che questa mattina ha portato all’arresto di cinque elementi di spicco del clan Graziano ha forse evitato la ripresa di una nuova a sanguinosa fase della faida di Quindici. E portato alla cattura di un gruppo di fuoco che stava imperversando nella zona, diventando l’incubo di numerosi imprenditori.

Clan Graziano, il nuovo gruppo di fuoco

I carabinieri del nucleo investigativo di Avellino, guidati dal capitano Quintino Russo, sotto la supervisione del comando provinciale guidato dal colonnello Massimo Cagnazzo, hanno arrestato all’alba Fiore e Salvatore Graziano, Desiderio Domenico, Antonio Mazzocchi e Domenico Ludovico Rega. Devono rispondere, a vario titolo, di una serie di estorsioni e attentati intimidatori, porto e detenzione di arma, associazione a delinquere. Tutti reati aggravati dal metodo mafioso. Ma non solo.

Uccidiamo la moglie e il figlio di Biagino

Cinque degli arrestati avrebbero anche organizzato un agguato per uccidere la moglie e il figlio del boss Biagio Cava, Rosalba Fusco e Salvatore Cava, rimesso in libertà nel maggio di quest’anno.

Le indagini coordinate dalla direzione distrettuale antimafia di Napoli ed eseguite dal comando provinciale dei carabinieri di Avellino, fotografano una situazione incandescente nel Vallo. Per anni – sostengono gli inquirenti – i Graziano hanno potuto agire quasi indisturbati nella zona: tutti gli elementi più pericolosi dei Cava erano in cella. La situazione è cambiata negli ultimi mesi, dalla scarcerazione di Salvatore Cava. E rischiava di degenerare.

Racket, qui comandiamo noi

Le ordinanze di custodia cautelare sono state firmate dal giudice per le indagini preliminari del tribunale di Napoli, Leda Rossetti. Nell’inchiesta si fa riferimento a diverse estorsioni (alcune solo tentate), nei confronti di altrettanti imprenditori impegnati a realizzare opere nella zona del Vallo Lauro. L’obiettivo degli affiliati del clan Graziano era uno, ribadire “che qui comandiamo noi”, come si legge in numerosi passi dell’ordinanza.

Dici al masto tuo che prepara 100mila euro

Il primo episodio riguarda il tentativo di estorsione nei confronti dell’impresa che stava realizzando dei lavori a Domicella, in via Cimitero. I malviventi, con il volto coperto, hanno avvicinato un operaio: “Dici al masto tuo che prepara 100mila euro, hai capito, deve portarli a Graziano Fiore…”.

Poco dopo gli esponenti del clan hanno avvisato l’imprenditore su whattsapp: “Se non vi mettete in contatto con i Graziano, qualcuno all’impianto può passare un brutto guaio”. Qualche giorno dopo a scopo intimidatorio sono stati esplosi dodici colpi di fucile calibro dodici di fronte all’impianto di cremazione di Domicella. Poi ancora minacce agli operai. Minacce di morte, per intenderci. Era il sedici febbraio dello scorso anno. Quella estorsione non è andata a buon fine.

Nello stesso periodo, il gruppo di fuoco ha avvicinato il titolare di una azienda edile di Moschiano (“te ne devi andare, qui lavorano solo le nostre ditte”), costringendolo a rinunciare ai lavori.

Tra le vittime anche la ditta che avrebbe dovuto realizzare la rete fognaria di Domicella. Costretta a sborsare “per stare tranquilla”, 70mila euro.

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