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Ape sociale e Opzione Donna 2023: se restano funzionerà così

Ape Sociale e Opzione Donna 2023: proroga in vista per entrambe le misure previdenziali. Come potrebbero funzionare nel 2023?

di Carmine Roca

Ottobre 2022

Ape Sociale e Opzione Donna 2023: ecco come potrebbero funzionare se dovessero essere prorogate (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sulle pensioni e sulla previdenza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Indice

Ape Sociale e Opzione Donna 2023: ci saranno ancora?

L’Ape Sociale e Opzione Donna, senza una proroga da parte del nuovo Governo, rimarranno in vigore fino al 31 dicembre 2022.

L’abolizione delle due misure previdenziali, di cui vi parleremo dettagliatamente nei prossimi paragrafi, dovrebbe essere scongiurata: si parla insistentemente di un rinnovo sia per l’Ape Sociale, che per Opzione Donna.

La proroga, secondo le indiscrezioni provenienti dal nuovo esecutivo, dovrebbe essere annuale, quindi si punterà a rendere strutturale sia Opzione Donna (c’è l’ipotesi, piuttosto remota, di un’introduzione di una misura simile, per gli uomini), che l’Ape Sociale, fonte di tutela per alcune categorie di lavoratori.

Ma quali potrebbero essere le novità per l’Ape Sociale e Opzione Donna 2023? Ne parliamo nei prossimi paragrafi.

Scopri la pagina dedicata all’Ape Sociale per conoscere altri diritti e agevolazioni.

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Ape Sociale e Opzione Donna 2023: come funzionerà l’Ape Sociale?

Ape Sociale e Opzione Donna 2023. Vi abbiamo anticipato le volontà del Governo Meloni, intenzionato ad adottare, per il 2023, soltanto pochi interventi sulle pensioni, considerati i margini ridotti e le scarse risorse economiche a disposizione.

Nei pochi interventi sono incluse le proroghe di Ape Sociale e Opzione Donna 2023. Vediamo, ora, come potrebbero funzionare il prossimo anno.

Iniziamo dall’Ape Sociale, l’indennità economica erogata dall’INPS a categorie di lavoratori in possesso di particolari requisiti.

Entrata in vigore nel 2016, prorogata di anno in anno fino al 31 dicembre 2022, l’indennità accompagna il lavoratore fino all’età per la pensione di vecchiaia.

In questo lasso di tempo, il beneficiario riceverà un assegno mensile pari al valore della pensione spettante, calcolata al momento della domanda. In ogni caso l’importo non potrà superare i 1.500 euro mensili.

L’indennità spetta al compimento dei 63 anni di età, a queste categorie di beneficiari:

Queste sono le professioni lavorative classificate come difficoltose o rischiose:

Le madri lavoratrici possono accedere all’indennità con un’anzianità contributiva ridotta: 12 mesi in meno per ogni figlio/a, fino a un massimo di 2 anni (2 figli).

Occorre tener presente che:

Per il 2023 i requisiti di accesso all’Ape Sociale non dovrebbero variare. Sarà necessario aver compiuto 63 anni e maturato dai 30 ai 36 anni di contributi, oltre che appartenere alle categorie di beneficiari elencate in precedenza. Leggi anche se spetta il Bonus 150 sull’Ape Sociale.

Ape Sociale e Opzione Donna 2023
Ape Sociale e Opzione Donna 2023: se verranno prorogate come potrebbero funzionare?

Ape Sociale e Opzione Donna 2023: come funzionerà Opzione Donna?

Ape Sociale e Opzione Donna 2023. Passiamo ora a Opzione Donna, la misura previdenziale destinata unicamente alle donne lavoratrici, introdotta nel 2004 dalla Legge Maroni, confermata dalla Legge Fornero e prorogata fino al 31 dicembre 2022.

Per accedervi è necessario essere iscritte all’AGO o ai fondi esclusivi o sostitutivi, aver compiuto 58 anni (lavoratrici dipendenti) o 59 anni (lavoratrici autonome) e maturato un minimo di 35 anni di contributi. È inoltre obbligatorio vantare anni di contributi alla data del 31 dicembre 1995.

Non è possibile accedervi se iscritte alla gestione separata dell’INPS. L’accesso è negato anche alle lavoratrici che vogliono utilizzare i contributi maturati nella gestione separata per raggiungere il requisito contributivo richiesto.

Opzione Donna ha, però, tanti lati oscuri. In primo luogo l’assegno previdenziale è ricalcolato con il sistema contributivo puro e questo provoca un taglio fino al 30-35% dell’importo della pensione.

Inoltre, le donne lavoratrici dipendenti che accedono a Opzione Donna riceveranno il primo assegno dopo 12 mesi; le lavoratrici autonome, addirittura, dopo 18 mesi.

Come detto in apertura, Opzione Donna sarà quasi certamente rinnovata fino al 31 dicembre 2023 e, molto probabilmente, diventerà strutturale per i prossimi anni, sempre utilizzando il ricalcolo contributivo. Non dovrebbero variare, almeno non nell’immediato, neppure l’età di accesso e gli anni di contributi versati.

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