Ape Sociale più facile, vediamo per chi

Ape Sociale più facile, vediamo per chi: il governo si appresta ad approvare la riduzione degli anni di contribuzione per i lavoratori edili, da 36 a 30 anni. L'obiettivo di molte forze di governo è quella di consentire la stessa riduzione ad altre categorie di lavoratori che sono stati impegnati in mansioni gravose. Vediamo quali.

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Ape Sociale più facile, o meglio con un anni di contributi in meno. La questione riguarda in particolare, per ora, i lavoratori edili, che dovrebbero passare da 36 a 30 anni di contribuzione per l’accesso all’indennità che accompagna alla pensione di vecchiaia e che può essere percepita a partire dai 63 anni di età.

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L’accordo è a un passo. La modifica sarà inserita nella manovra di Bilancio e accoglie in pieno l’indicazione che è stata formulata dalla Commissione tecnica sui lavori gravosi, presieduta da Cesare Damiano.

Una questione che è stata anche sollevata a più riprese dallo stesso ministro del Lavoro, Andrea Orlando.

Ape Sociale più facile: la trattativa

Questa piccola modifica all’Ape Sociale cade in un momento molto delicato: nel pieno del confronto per la Riforma delle pensioni e nei giorni della massima tensione tra il governo e i sindacati. Divisi non solo sulle questioni fiscali, ma anche, appunto, sulla ristrutturazione del sistema pensionistico e della previdenza sociale.

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Ape Sociale più facile: non solo edili

Ma sui ritocchi per rendere l’Ape Sociale più facile, o meglio accessibile anche con 30 anni di contributi per determinate categorie (già ora per le fasce svantaggiate o garantite il limite contributivo è di 30 anni), si lavora ancora.

Non solo gli edili, gli anni di contributi necessari potrebbero essere ridotti anche a questi lavoratori:

  • ceramisti,
  • addetti dell’industria estrattiva,

manovratori di impianti a fune e chi si occupa in particolare di ispezione, manutenzione, conduzione dei mezzi battipista e motoslitta, innevamento artificiale, conduzione di mezzi d’opera e servizio di soccorso sulle piste. Ma anche altri.

Ape Sociale più facile: allargare la platea dei beneficiari

L’obiettivo chiaro è quello di allargare la platea di quanto possono beneficiare dell’Ape Sociale e quindi uscire dal mondo del lavoro fino a 4 anni prima della pensione di vecchiaia.

Solo per gli edili sembra già tutto pronto. E potrebbero fare da apripista a tutte le altre categorie di lavori che vengono considerati faticosi e usuranti e quindi non ritenuti sostenibili per persone che hanno superato una certa età.

Il governo ha già valutato i costi per l’Ape sociale più facile per i lavoratori edili:

  • 2,7 milioni di euro nel 2022;
  • 3.8 milioni di euro nel 2023.

Il via libera è scontato. Non solo perché tutti i partiti che formano la coalizione di governo si sono pronunciati a favore. Ma anche perché gli stessi sindacati, ovvio, hanno sostenuto la necessità di ridurre gli anni di contribuzione per i lavoratori che hanno svolto per anni e anni attività gravose. A cominciare dagli edili.

Ape Sociale più facile: confronto con i sindacati

A proposito dei sindacati. Il muro contro muro del governo per la riforma fiscale non facilita il confronto sulle pensioni.

La prossima settimana, infatti, era previsto un incontro tra l’esecutivo e le parti sociali proprio per trovare una strada comune sulla ristrutturazione complessiva del sistema pensionistico nazionale. Ma il faccia a faccia è saltato. La tensione tra le parti è troppo alta, difficile trovare ora il tempo e i modi per una discussione che sia costruttiva.

Ape Sociale più facile: le preoccupazioni di Draghi

Una intesa sulle pensioni tra il presidente Mario Draghi e le parti sociali non sembra comunque molto probabile. Le distanze sono notevoli.

Il premier conosce bene quello che l’Ocse ha messo nero su bianco nei giorni scorsi: l’attuale sistema delle pensioni in Italia rischia di penalizzare in modo grave i giovani, costringendoli ad andare in pensione a 71 anni e con assegni più ridotti rispetto a quelli attuali.

Anche per questo per Draghi l’attenzione è puntata a rinforzare le uscite con il sistema contributivo.

I sindacati sembrano più vicini a soluzioni che richiamano Quota 100, ma quella misura è stata soppressa dal governo perché ritenuta estremamente costosa per le casse dello Stato. Così costosa da essere insostenibile.

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