Clan Partenio 2, si indaga su aste fuori Avellino: seguendo documenti e chiavette usb

Indagine sul nuovo clan Partenio. Capitolo aste giudiziarie: si cercano i complici partendo da memorie digitali e documenti sequestrati.


3' di lettura

Documenti, memorie digitali, ma anche contanti. Frammenti di un puzzle che è destinato ad ampliarsi e potrebbe scardinare le fondamenta di un sistema che, se le supposizioni della Procura sono corrette, sarebbe riuscito ad accaparrarsi un considerevole numero di procedure immobiliari fra Avellino e l’hinterland, ma anche in alcuni comuni mandamentali.

Un capitolo complesso e delicato all’interno della vasta indagine sul Clan Partenio 2, sgominato dagli arresti dei carabinieri del comando provinciale di Avellino. Proprio il denaro – che derivava dall’attività di speculazione immobiliare – rappresentava per gli inquirenti la principale fonte di guadagno dell’associazione a delinquere. Un tesoro consistente, che si sommava al denaro frutto di usura ed estorsione a privati e ditte che avevano vinto appalti nell’edilizia e nei servizi pubblici.

Avellino, indagine sulle aste giudiziarie

Un settore, quello delle aste giudiziarie, che rappresentava un affare redditizio, con rischi contenuti. O, quasi. Visto che – a giocare un ruolo determinante nell’inchiesta – sarebbero state diverse denunce arrivate alla Procura di Avellino e poi finite sul tavolo dei magistrati dell’Antimafia. Nelle carte del decreto di sequestro si spiega come gli indagati scegliessero con cura le aste interessanti, allontanando con minacce e intimidazioni gli altri aspiranti acquirenti. Alcuni episodi sono avvenuti anche all’interno del tribunale. Fino a che c’è chi si è stancato, di subire in silenzio, e ha denunciato tutto. Un numero di denunce consistenti che ora potrebbero portare all’individuazione degli altri complici degli indagati, finiti nell’inchiesta sul motore economico del clan. Il quadro investigativo potrebbe poi arricchirsi di altri elementi, grazie al contenuto di chiavette usb sequestrate da finanzieri e carabinieri.

Clan Partenio 2, indagini su memorie digitali e documenti

Un’indagine complessa e delicata, come tutte quelle che riguardano i movimenti di denaro supervisionati da professionisti. I colletti bianchi erano garanzia di successo grazie a contatti e competenza maturate. Ci sono infatti anche avvocati e consulenti di banca fra gli indagati. A ricostruire il filo rosso, tracciato dal denaro, è stato il Nucleo investigativo dei carabinieri e la Polizia Economica Finanziaria delle fiamme gialle di Napoli. I militari hanno acquisito un ampio carteggio, oltre proprio a delle memorie digitali. Una mappa di inchiostro e byte che ora potrebbe ampliare la traccia investigativa. Insomma, quella emersa finora potrebbe essere solo la punta dell’iceberg. I sequestri hanno riguardato diciassette persone. I militari hanno “visitato” abitazioni e studi legali e di professionisti.

I magistrati della Procura distrettuale Partenopea (i sostituti Henry John Woodcock, Simona Rossi, Luigi Landolfi e Liliana Esposito), indagano su elementi pubblica amministrazione o su professionisti che avrebbero giocato un ruolo determinante nell’associazione a delinquere.

“Aste pilotate”: le denunce alla Procura di Avellino

Un’inchiesta che – come anticipato – è partita dalle denunce raccolte dalla sezione di criminalità economica del tribunale di Avellino, coordinata dal procuratore aggiunto Vincenzo D’Onofrio. Magistrato che aveva iniziato a raccogliere anche altri pezzi, poi messi insieme dalla Dda. Se è vero che i carabinieri di Montella, da tempo, lavorano su alcuni profili poi individuati come i “capizona” del clan in Alta Irpinia.

Riferimenti che permettevano al gruppo criminale di costruire il suo consenso anche in aree che, in passato, erano state ignorate dal primo clan Partenio.

La capacità dell’associazione, di imporre il proprio controllo anche fuori da Avellino, riguarderebbe anche le speculazioni immobiliari. Gli edifici, su quali il clan aveva o voleva allungare i tentacoli, non si trovavano solo nel capoluogo e nel ristretto hinterland. Le denunce fanno riferimento ad altre zone di Irpinia, oltre a Montella e Bagnoli anche il baianese.

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