Arresto Asl Avellino: truffa da 800mila euro. Stipendio alla commessa di una boutique

Avellino, truffa all'Asl: danno da oltre 800mila euro. Un arresto. Fra gli assunti una commessa

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L‘Asl di Avellino era come l’albero della Cuccagna solo che, a differenza del popolare gioco della tradizione, non c’era neppure bisogno di arrampicarsi in cima per beccare il premio. Bastava avere i contatti giusti che scuotevano la pianta, poi accadevano cose favolose. (Qui viene spiegato come una telefonata del “finto” cognato è costata cara a un indagato)

Per esempio c’era la commessa di un negozio di abbigliamento di Lioni, M.G.G., che risultava dipendente dell’Asl, e ogni mese riceveva lo stipendio: avrebbe intascato oltre 7mila euro. E, poi, c’erano medici che vedevano moltiplicare le loro buste paga, come in quel famoso miracolo della Bibbia in cui Gesù triplicava i pani e pesci.

L’indagine

Secondo quanto accertato dalla Procura di Avellino (Procuratore Vincenzo D’Onofrio, sostituto procuratore Fabio Massimo Del Mauro), qui la questione era molto più terrena: c’era un dipendente Asl che si occupava, utilizzando il sistema informativo dell’azienda, di dispensare mesate non dovute. Per gli inquirenti il danno erariale all’azienda, segnalato poi dalla manager dell’Asl Maria Morgante insospettita da alcuni cedolini legati agli stipendi, era superiore agli 800mila euro.

L’uomo del miracolo, per i finanzieri (colonnello Gennaro Ottaiano), era Giovanni la Torre, 56 anni, di Gesualdo, paesino in provincia di Avellino, finito ai domiciliari con l’accusa di concorso in truffa. Lavorava alla Gestione e Valorizzazione delle Risorse Umane, settore dedicato proprio all’elaborazione del pagamento degli stipendi. E da quella postazione privilegiata avrebbe fatto funzionare alla grande il presunto sistema.

Il gip, Paolo Cassano, scrive che dal 2015 al 2018, un medico addetto al posto di emergenza sanitario 118 di Calitri, F.U.G., avrebbe intascato almeno 602mila euro non dovuti. Gli stipendi gonfiati venivano dispensati anche alla commessa e a un dipendente del 118 ai quali, questa mattina, sono stati sequestrati complessivamente dalla finanza oltre 30mila euro.

La moltiplicazione delle ore

Quando La Torre ha capito di avere il fiato dei militari sul collo, si legge nell’ordinanza, si è precipitato a modificare gli orari di lavoro del complice che ammontavano a 1068 ore (pari a circa 35 ore lavorative al giorno), un vero stacanovista.

Non è l’unico fatto strano che il 56enne dovrà chiarire nell’interrogatorio di garanzia. Magari potrebbe partire dalle parole di un altro indagato che ha raccontato di avergli elargito alcuni regali: un drone e dei lavoretti dell’auto. Piccoli doni per l’uomo della provvidenza.

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