Avellino, dieci mesi di abusi: i racconti del ragazzino violentato

I carabinieri di Avellino hanno arrestato un 77enne accusato di violenza sessuale su un ragazzino di dodici anni

3' di lettura

La sua infanzia è finita a dodici anni. Quell’uomo, grande e grosso, che armato di coltello lo obbligava a masturbarlo, prima di scattargli una foto col cellulare. Se racconti qualcosa, gli ha fatto intendere, questa la vedono tutti. Così si ammazza qualcuno senza sparare un colpo o torcergli un capello. Si strizza l’anima e poi si butta via come uno straccio logoro.

Avellino, molestie sessuali: arrestato

Questa mattina i carabinieri del nucleo investigativo di Avellino, coordinati dal capitano Quintino Russo, hanno arrestato quell’uomo grande e grosso, di 77 anni, praticamente un nonno, con un passato pieno di ombre. Nel lungo curriculum giudiziario ha una sfilza di accuse, la più grave relativa a una indagine per associazione a delinquere.

Ora, nella seconda vita, gestiva un circolo e nel suo quartiere (non lo indicheremo per evitare il riconoscimento della vittima) conosceva tutti. Molti erano giovani, fra questi c’era anche quel ragazzino, che oggi ha quattordici anni, che di lui si era fidato. E ha raccontato ai carabinieri di quell’inferno, dieci mesi che gli hanno marchiato a fuoco lo spirito. Il ragazzino non riusciva a trovare la chiave del coraggio per aprire la porta e uscire dalla prigione.

Il racconto all’amico

Fino a quando, si legge nell’ordinanza del gip Fabrizio Ciccone, ha deciso di raccontare tutto a un amico. Non c’eravamo, ma possiamo immaginare quel dialogo, forse sussurrato a bassa voce anche se i due ragazzi erano da soli.

La vergogna, probabilmente le lacrime, mentre un attimo prima si parlava dei compiti in classe e della partita a calcetto. L’amico ha conosciuto quell’uomo e grande grosso, si è spaventato e ha deciso di raccontare tutto ai genitori. Una scelta decisiva, presa d’istinto, che probabilmente ha salvato la vita al compagno che di quell’uomo era terrorizzato.

Al punto che a inizio luglio, quando era fissato l’incidente probatorio, il piccolo aveva paura che si presentasse anche lui. L’avvocato, Katia Solomita, ha dovuto rassicurarlo più volte: “Tranquillo che forse lui non viene e poi, pure se c’è, non può farti più niente. E’ tutto finito”.

Difficile capirlo a quattordici anni, fidarsi delle parole di un altro adulto, quando hai visto che di certi adulti fidarsi proprio non conviene.

Il Covid aveva interrotto le indagini

Il ragazzino ha raccontato tutto a uno psicologo, durante l’incidente probatorio, che ha relazionato: una versione estremamente coerente e attendibile. Tanto da convincere il gip ad accordare i domiciliari richiesti dal Pm, Cecilia Annecchini.

Le indagini erano partite mesi prima, ma poi il Covid le aveva interrotte, rimandando l’ascolto del ragazzino. Purtroppo un’occasione, come tante, che ricorda quanto il sistema giustizia sia uscito a pezzi da questa emergenza. E se l’aguzzino avesse avvicinato il ragazzo? E se intanto lui, il piccolo, ci avesse ripensato sopraffatto dalla paura?

Il ragazzino, infatti, aveva cominciato a farsi del male. Solo il sostegno di una madre coraggiosa, dell’avvocato diventata una confidente e poi di un maresciallo dei carabinieri, Francesca Bocchino, è riuscito a creare una rete di salvataggio che ha impedito al 14enne di sprofondare nel baratro.

Indagato davanti al gip

Lui ha raccontato tutto. Delle volte in cui per strada incrociava l’indagato, di come lui lo costringesse a raggiungere quei bagni senza fiatare. E poi di quelle molestie, ripetute. Fino a questa mattina. Le indagini dei carabinieri sono ancora in corso per accertare se le attenzioni del 77enne si siano focalizzate anche su altri ragazzini della zona. La famiglia e il piccolo, intanto, hanno deciso di ricominciare la loro vita altrove.

Nei prossimi giorni potrà essere lui, l’indagato, a offrire la sua versione dei fatti durante l’interrogatorio di garanzia. Per ora c’è quella relazione del perito del gip e le parole di quel ragazzino che degli adulti non si fida più.

Il legale della parte offesa ci tende a specificare che: “La parte offesa, come uscito su alcuni organi di informazione, non ha problemi di invalidità, in secondo ordine condanno tutti i giornalisti che in totale violazione della Carta di Noto hanno riportato i riferimenti
che non si possono offrire per riconoscere la parte offesa quando minorenne”.

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