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Assegno di inclusione anche per chi lavora?

Assegno di inclusione anche per chi lavora? Vediamo cosa prevede la normativa e qual è il tetto di reddito previsto.

di Marco Cagiano

Giugno 2024

L’Assegno di inclusione è una misura di aiuto per i cittadini e nuclei familiari che rientrano in una determinata condizione, con l’obiettivo di realizzare un reinserimento lavorativo dei componenti occupabili. Ma è possibile ricevere l’Assegno di inclusione anche per chi lavora? Vediamo in questo articolo come funziona l’Adi (scopri le ultime notizie sul Rdc e sui bonus attivi in Italia. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Assegno di inclusione anche per chi lavora: come funziona

L’Assegno di inclusione è “una misura nazionale di contrasto alla povertà, alla fragilità e all’esclusione sociale delle fasce deboli attraverso percorsi di inserimento sociale, nonché di formazione, di lavoro e di politica attiva del lavoro”.

Molti cittadini, però, si chiedono: è possibile riceverlo anche per chi lavora? Vediamo immediatamente qual è il criterio e, in seguito, altri aspetti importanti del sussidio e degli obblighi correlati (lavorativi e di presentazione presso i servizi sociali).

Diciamo subito che l’Adi è potenzialmente compatibile con il lavoro da dipendente di uno o più componenti del nucleo familiare beneficiario, ma solo se il reddito guadagnato è inferiore o pari a 3.000 euro annui. La cifra si intende lorda, quindi parliamo di un importo piuttosto limitato, non compatibile con un lavoro a tempo indeterminato e full time.

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Ecco quindi che una compatibilità tra Adi e lavoro c’è, ma considerate le condizioni è inevitabile che sia destinato a chi non lavora o lo fa solo occasionalmente, magari con un contratto a tempo determinato che non viene rinnovato.

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Assegno di inclusione e lavoro: come funziona?

Uno degli obiettivi del sussidio è il reinserimento lavorativo dei componenti occupabili, ma come funziona esattamente? Il principio base è di un’adesione ai servizi sociali che permette di capire le esigenze e la situazione del nucleo familiare.

Questo step viene realizzato con la sottoscrizione del Patto di Attivazione Digitale (in seguito vediamo come si presenta domanda), con cui si attiva la convocazione da parte dei servizi sociali entro 120 giorni dalla presentazione della domanda.

I servizi sociali valutano i bisogni del nucleo familiare e procedono con la sottoscrizione del patto per l’inclusione. Da questo momento, ogni 90 giorni bisogna ripresentarsi dai servizi sociali per verificare i cambiamenti della situazione e le eventuali conseguenze.

Va sottolineato che, se non dovesse arrivare una convocazione dei servizi sociali entro i primi 60 giorni, è meglio presentarsi di propria spontanea volontà, in modo da capire se la pratica è per qualche motivo bloccata e scongiurare così il rischio di non vedersi riconosciuto il sussidio.

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Assegno di inclusione anche per chi lavora? In foto: ragazzo e soldi.

Assegno di inclusione: come si presenta domanda?

Dato che abbiamo parlato di esito della domanda, di annullamento e di eventuali correzioni, è il caso di capire al meglio come si presenta domanda. L’iter prevede tre step:

Assegno di inclusione: i requisiti da rispettare

Per completare gli aspetti più importanti riguardo l’Assegno di inclusione, è necessario vedere i requisiti richiesti (consultabili sulla pagina INPS dedicata al sussidio). In particolare, i requisiti più importanti sono di cittadinanza e di patrimonio:

FAQ: domande frequenti sull’Assegno di inclusione

Assegno di inclusione e lavoro, come funziona?

L’Assegno di inclusione, come anche il Rdc, è una misura volta al reinserimento lavorativo delle persone occupabili. Ciò significa che tutte le specifiche (anche in relazione agli appuntamenti dai servizi sociali) vanno in questa direzione e l’auspicio è che il sussidio diventi il prima possibile superfluo per il nucleo familiare beneficiario.

L’Adi si può accumulare?

Ad ora, quindi, l’Assegno di inclusione si può accumulare. Infatti, non sono presenti obblighi di spesa dal punto di vista delle tempistiche, come invece accadeva per il Reddito di cittadinanza.

Come si calcola l’Adi?

Per ottenere l’importo mensile, si svolge il seguente calcolo:

[(6.000 euro x parametro della scala di equivalenza) – reddito familiare] / 12

O, in caso di nuclei con persone oltre i 67 anni o affette da gravi disabilità o non autosufficienza:

[(7.560 euro x parametro della scala di equivalenza) – reddito familiare] / 12

Come funziona la scala di equivalenza?

Per effettuare il calcolo secondo la scala di equivalenza, si parte dal valore “1” che corrisponde alla persona richiedente il sussidio, e si somma secondo questo criterio:

Quanto dura l’Adi?

Il beneficio ha una durata pari a 18 mesi, dopo i quali si può richiedere solo dopo un mese di stop per altri 12 mesi. Un funzionamento che ricorda un po’ quello del Reddito di Cittadinanza.

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