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Assegno di inclusione, carte finite e somme pazze

Molti uffici postali hanno terminato le carte dell'Assegno di inclusione e tanti importi non tornano. Scopri che succede.

di Andrea Fantucchio

Gennaio 2024

In molte città sono terminate le carte dell’Assegno di inclusione, ma i guai non finiscono qui: tanti beneficiari dell’ADI hanno trovato sulle prepagate importi diversi rispetto a quelli indicati sul sito dell’INPS. Vediamo cosa sta succedendo e cosa dovrebbe cambiare nei prossimi giorni. (scopri le ultime notizie sul Rdc e sui bonus attivi in italia. Leggile gratis su WhatsAppTelegram e Facebook).

Assegno di inclusione, carte terminate e importi sbagliati: cosa succede?

Alcuni cittadini ci hanno segnalato di essere andati presso gli uffici postali e di non aver trovato la carta dell’Assegno di inclusione: le prepagate erano terminate. Questa situazione, che ha l’odore del classico pasticcio burocratico all’italiana, è figlio di previsioni errate da parte dell’INPS e del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali .

Si è deciso di permettere ai beneficiari dell’Assegno di inclusione di poter ritirare la scheda in qualunque ufficio postale e così, questa mattina, c’è stato un assalto alle Poste.

C’è chi ha optato per uffici postali di località più piccole, sperando in una fila minore, prosciugando le riserve (già esigue) di carte a disposizione. I problemi, comunque, non hanno risparmiato neppure qualche capoluogo di provincia: più segnalazioni ci sono arrivate da Avellino in Campania.

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Abbiamo contattato diversi uffici postali e sembra che potrebbe esserci una novità imminente in arrivo: sarà imposto il vincolo di residenza per il ritiro delle nuove carte. Cosa significa? Ognuno potrà ritirare la scheda solo nel paese o nella città in cui vive. Ripetiamo, si tratta di una indiscrezione interna alle Poste e non ancora ufficiale. Certo, potevano pensarci prima.

Inoltre, ci chiediamo: se l’INPS ha passato mesi ad analizzare i dati dei potenziali beneficiari dell’ADI, non poteva accorgersi che le carte inviate non sarebbero bastate? Qualcuno non avrebbe potuto segnalare al Ministero che la norma del “liberi tutti alle Poste” avrebbe generato un caos colossale?

Anche perché l’istituto non è nuovo a gaffe del genere e ora dovrebbe contare anche sul supporto dell’intelligenza artificiale. Inoltre, proprio qualche giorno fa, l’INPS ha fornito in modo certosino i dati delle domande analizzate: ne hanno respinto una su quattro, congelandone più di dodicimila in attesa di altri documenti.

Speriamo che, almeno in questo caso, i numeri tornino. Le cifre che non tornano, invece, sono quelle relative agli importi accreditati sulle schede. Diversi cittadini ci hanno segnalato di aver trovato sulla carta somme diverse rispetto a quelle indicate sul sito dell’INPS. Parliamo di differenze importanti di diverse centinaia di euro.

In questi casi consigliamo di verificare autonomamente a quale cifra si ha diritto o di farsi supportate da un Caf nel controllo. Così, se vi rendete conto che l’INPS ha davvero sbagliato a segnalare i dati alle Poste, sarà possibile contattare (speriamo!) l’istituto per chiedere spiegazioni. Al momento, comunque, non esiste una procedura specifica per questi casi. Ci auguriamo che possano esserci dei conguagli per quelle persone danneggiate da calcoli errati dell’INPS.

Ricordiamo, infatti, che l’Assegno di inclusione è un supporto pensato per famiglie a basso reddito dove ci sono persone con disabilità o figli minori per i quali i soldi del sussidio sono fondamentali.

Nel video di seguito ho mostrato come calcolare a quanti soldi si ha diritto con l’Assegno di inclusione.

Nel prossimo paragrafo vedremo perché molte famiglie, che prima ricevevano il Reddito di cittadinanza, sono state danneggiate nel passaggio all’ADI.

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Assegno di inclusione, perché molte domande sono state respinte?

Molte domande dell’Assegno di inclusione sono state respinte perché i beneficiari non rispettavano i requisiti lavorativi, patrimoniali e reddituali previsti. Nello specifico la scala di equivalenza dell’ADI ha finito per danneggiare i vecchi percettori del Reddito di cittadinanza. Oggi, infatti, i maggiorenni giudicati abili al lavoro non vengono più conteggiati nel calcolo della soglia di reddito da rispettare per prendere l’assegno.

Così, per esempio, molti disoccupati finiscono per penalizzare il nucleo familiare di appartenenza. Inoltre non possono accedere neppure al Supporto per la formazione e il lavoro, che in teoria dovrebbe proprio aiutarli a inserirsi nel mondo lavorativo, perché l’ISEE familiare sfora la soglia dei 6mila euro. Insomma, un controsenso burocratico giocato sulla pelle di famiglie a basso reddito o con persone fragili all’interno del nucleo familiare. Quelle famiglie che avrebbero più bisogno della tutela dello Stato.

FAQ

Perché non c’erano abbastanza carte dell’Assegno di inclusione in Posta?

Le carte dell’Assegno di inclusione sono terminate in molte Poste perché la norma prevedeva che i beneficiari dell’ADI potessero ritirare la scheda in qualsiasi ufficio postale. Così molti uffici sono stati presi d’assalto e le schede sono presto terminate.

Perché l’importo del mio Assegno di inclusione è così basso rispetto al Reddito di cittadinanza?

A differenza del Rdc, nella scala di equivalenza dell’Assegno di inclusione non vengono conteggiate tutte quelle persone maggiorenni giudicate abili al lavoro, inclusi i disoccupati e gli studenti che non hanno ancora trovato un’occupazione.

Quando sarà pagato l’Assegno di inclusione?

L’Assegno di inclusione sarà pagato fra il 26 e il 31 gennaio 2024 a chi ha richiesto l’ADI entro il 7 gennaio 2024, sottoscrivendo il PAD (Patto di Attivazione Digitale), e dal 15 febbraio 2024 per chi richiederà il sussidio tra l’8 e il 31 gennaio 2024.

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