Privacy
×
The wam
×
icona-ricerca
Home / Assegno di inclusione » Bonus e Incentivi / Assegno di inclusione da restituire: tutti i casi

Assegno di inclusione da restituire: tutti i casi

Assegno di inclusione da restituire: quando? Scopriamolo insieme.

di Alda Moleti

Maggio 2024

In questo articolo parleremo delle situazioni in cui l’Assegno di inclusione è da restituire (scopri le ultime notizie sul Rdc e sui bonus attivi in italia. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Assegno di inclusione da restituire: ecco quando

L’Assegno di inclusione (Adi) rappresenta un supporto fondamentale per molte famiglie, ma per chi né beneficia è indispensabile il rispetto di alcune norme. Coloro che percepiscono l’Assegno di inclusione senza averne effettivo diritto affrontano non solo la perdita del sussidio ma, nei casi più gravi, l’INPS potrebbe richiedere la restituzione delle somme indebitamente ricevute.

Nonostante il passaggio dal Reddito di cittadinanza all’Assegno di inclusione, infatti, le sanzioni per gli abusi rimangono in vigore, specialmente per chi omette informazioni al fine dell’ottenimento o del mantenimento della prestazione.

Entra nella community, informati e fai le tue domande su Youtube e Instagram.

Acquista la nostra Guida Completa sull’Assegno di Inclusione 2024 con risposte a oltre 100 domande. Leggi gratis l’indice e il primo capitolo.

Quali situazioni portano alla restituzione dell’Assegno di inclusione?

Il Decreto Lavoro (DL n. 48 del 4 maggio 2023,) convertito in legge n. 85 del 3 luglio 2023, chiarisce le sanzioni che determinano la perdita immediata dell’Assegno di inclusione e costringono i beneficiari a restituire tutti gli importi percepiti fino a quel momento.

Nello specifico, mentire nelle autodichiarazioni o presentare volontariamente documenti falsi per ottenere il beneficio può condurre a sanzioni severe, incluse la reclusione da 2 a 6 anni e la restituzione obbligatoria degli importi percepiti. Ad esempio, se si omettono informazioni sul reddito al fine di ottenere un valore ISEE idoneo a ricevere l’Adi.

Le sanzioni si applicano anche in caso di mancata comunicazione di variazioni significative del reddito o del patrimonio familiare, con conseguenze legali e finanziarie importanti.

È fondamentale, quindi, aderire a un comportamento di completa trasparenza e correttezza nella gestione dell’Assegno di inclusione, evitando comportamenti che possano portare alla restituzione del beneficio e, in casi estremi, a sanzioni penali. L’accuratezza nelle dichiarazioni e la prontezza nella comunicazione di qualsiasi cambiamento sono essenziali per mantenere il sussidio dell’INPS senza incorrere in debiti o conseguenze legali.

Quali sono i requisiti da ripettare per non dover restituire l’Adi

Per ottenere l’Assegno di inclusione è necessario che nel nucleo familiare del richiedente vi sia un minore, una persona affetta da disabilità, un over 60 o un’individuo in condizione di svantaggio. Inoltre è necessario rispettare dei requisiti ISEE, di reddito e patrimoniali.

Queste condizioni devono essere rispettate dai beneficiari durante tutto il tempo di percezione dell’Assegno di inclusione, in caso contrario il sussidio sarà interrotto. Inoltre, mentire sul possesso di questi requisiti porta a sanzioni tra cui la restituzione degli importi percepiti. Nello specifico ecco tutte le condizioni che i beneficiari dell’Adi devono rispettare:

Quali sono le violazioni meno gravi per cui non va restituito l’Adi

Esistono anche violazioni alle norme di fruizione dell’Assegno di inclusione che, pur portando alla decadenza del diritto, non obbligano alla restituzione delle somme già percepite. Queste includono la mancata partecipazione a iniziative formative o il rifiuto di offerte di lavoro congrue. Anche in questi casi, però, il beneficio viene revocato, sottolineando l’importanza di un impegno attivo nel rispetto degli accordi presi in fase di richiesta.

Quali sono gli obblighi per i percettori dell’Assegno di inclusione?

L’Assegno di inclusione rappresenta un’evoluzione dell’Rdc, distinguendosi per un approccio più mirato nella selezione dei destinatari. Allo stesso modo del suo predecessore, tuttavia, l’entità dell’assegno dipende dalla composizione del nucleo familiare.

L’Adi è infatti assegnato all’intero nucleo familiare, a prescindere da chi ne faccia richiesta all’interno della famiglia. Ma è richiesto che ogni membro familiare, tra i 18 e i 59 anni e non affetto da disabilità, si impegni in progetti di inclusione sociale o lavorativa.

Una novità significativa introdotta con l’Assegno di inclusione è poi l’obbligo scolastico: i beneficiari tra i 18 e i 29 anni sono ora tenuti a iscriversi e frequentare corsi di istruzione per adulti di primo livello, per garantire il rispetto dell’obbligo di istruzione.

Inoltre, tutti i beneficiari attivabili al lavoro sono tenuti ad accettare la prima offerta di lavoro congrua che gli viene proposta. Trovate maggiori informazioni nel nostro articolo dedicato agli obblighi dei percettori dell’Adi.

Tuttavia, se non si rispettano questi obblighi, pur perdendo il diritto al sussidio, non si è tenuti a dover restituire gli importi già ricevuti come Assegno di inclusione e non si incorre in sanzioni penali.

Assegno-di-inclusione-da-restituire-decreto
In foto lo screen dell’Articolo 6, comma 5 del Decreto Lavoro.

FAQ: Domande frequenti sull’Assegno di inclusione

Cosa è cambiato per l’Assegno di inclusione a giugno 2023?

A giugno 2023 sono state introdotte alcune modifiche all’Assegno di inclusione. È importante tenere presente che, a partire dal 1° gennaio 2024, l’Assegno di inclusione prenderà il posto del Reddito di cittadinanza. Le modifiche riguardano l’obbligo per il percettore attivabile al lavoro di accettare la prima offerta congrua di lavoro.

Chi può beneficiare dell’Assegno di inclusione se ha più di 60 anni?

Le persone che hanno superato i 60 anni di età, hanno un ISEE di massimo 9.360 euro e rispettano i requisiti di reddito e patrimoni, possono beneficiare dell’Assegno di inclusione.

Ci sono differenze tra la Pensione di Cittadinanza e l’Assegno di inclusione?

Le differenze sostanziali tra la Pensione di Cittadinanza e l’Assegno di inclusione riguardano il calcolo degli importi spettanti. Per il resto i requisiti di età e le condizioni economiche restano pressoché invariati.

Ecco gli articoli preferiti dagli utenti sull’Assegno di inclusione:

Entra nel gruppo WhatsApp e Telegram

Canale Telegram

Gruppo WhatsApp