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Assegno di inclusione respinto, ma prendevo Rdc: che succede

Perché alcune famiglie che percepivano il Reddito di cittadinanza non hanno diritto all'Adi? Cambiano requisiti e scala di equivalenza. Ecco come.

di Marco Cagiano

Febbraio 2024

L’Assegno di inclusione è la misura attiva dal 1° gennaio 2024 che sostituisce il Reddito di cittadinanza, con lo scopo di tutelare le famiglie a basso reddito dando un’entrata sufficiente a far fronte almeno alle spese necessarie per la vita di tutti i giorni. Ma cosa cambia tra le due misure? Vediamo gli aspetti in comune e le differenze (scopri le ultime notizie sul Rdc e sui bonus attivi in Italia. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Assegno di inclusione: come funziona

Capiamo innanzitutto cos’è questa nuova misura, pensata per aiutare le famiglie in difficoltà economica che rispettano diversi requisiti di cittadinanza, patrimoniali e reddituali.

Il portale INPS definisce l’Adi come “misura nazionale di contrasto alla povertà, alla fragilità e all’esclusione sociale delle fasce deboli attraverso percorsi di inserimento sociale, nonché di formazione, di lavoro e di politica attiva del lavoro”.

Già da questa definizione si possono intuire alcuni aspetti della misura che la rendono diversa dal Reddito di cittadinanza, da tutti visto come predecessore dell’Adi.

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Effettivamente ci sono diverse somiglianze, ma è importante capire perché non tutti i beneficiari di Rdc saranno anche beneficiari di Assegno di inclusione. Vediamo dunque, nel corso dell’articolo, gli aspetti più importanti. Quindi, è possibile che alcuni soggetti abbiano visto respinta la domanda per l’Adi, anche se erano beneficiari di Rdc.

Se fossi interessato ad approfondire il tema dell’Assegno di inclusione in relazione ad affitto e mutuo, ti suggeriamo questo video:

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Assegno di inclusione: requisiti

Innanzitutto, come definisce anche il portale ufficiale, l’Assegno di inclusione spetta ai nuclei familiari che abbiano almeno un membro in una delle condizioni elencate:

Per quanto riguarda invece i requisiti di cittadinanza, queste sono le casistiche in cui il potenziale beneficiario deve rientrare:

Vi sono poi i requisiti economici, che vedremo di seguito.

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Assegno di inclusione e rdc: cosa cambia. In foto: ragazza con punti interrogativi.

Le differenze con il Rdc

Innanzitutto, è possibile vedere come l’Assegno di inclusione sia destinato a famiglie in cui c’è una persona in una condizione di necessità, come ad esempio un minore o diversamente abile. Ciò significa che la platea è inevitabilmente più piccola rispetto agli ex percettori di Reddito di cittadinanza, anche se di fatto gli altri requisiti sono sostanzialmente identici.

I requisiti economici, ad esempio, non sono cambiati:

La formula di calcolo degli importi di Adi e Rdc

La formula di calcolo degli importi mensili dell’Assegno di inclusione e del Reddito di cittadinanza è la stessa ed è la seguente:

[(6.000 euro x parametro della scala di equivalenza) – reddito familiare] / 12

Per i nuclei familiari composti esclusivamente da persone di oltre 67 anni o affette da gravi disabilità o non autosufficienza si utilizza una formula diversa:

[(7.560 euro x parametro della scala di equivalenza) – reddito familiare] / 12

Anche da questa formula è possibile notare come abbia accesso al massimo sussidio solo il nucleo familiare che è a zero reddito, mentre negli altri casi va considerata come un’integrazione per arrivare al livello necessario a garantire una vita dignitosa.

Che cos’è la scala di equivalenza e che differenza c’è tra quella dell’Adi e del Rdc

La scala di equivalenza è l’altro grande elemento di differenza tra Adi e Reddito di cittadinanza, dopo i requisiti del nucleo familiare. Come visto in precedenza, infatti, viene utilizzata per il calcolo dell’importo e presenta delle differenze rispetto a come era concepita per il Rdc, anche se si basa sempre sulla composizione del nucleo familiare.

Per il Reddito di Cittadinanza essa vale 1 (che corrisponde alla persona che richiede la misura), e per ogni membro aggiuntivo si aggiunge 0,4 in caso di maggiorenne e 0,2 in caso di minorenne.

Nel caso dell’Assegno di inclusione, il nucleo familiare parte sempre da 1 punto come “base di garanzia di inclusione per le fragilità che lo caratterizzano“ e aumenta se vi sono altri membri nel nucleo familiare in condizione di fragilità secondo il seguente criterio:

In pratica, per l’Assegno di inclusione, il primo membro ultrasessantenne o diversamente abile è già considerato nel “1” iniziale, mentre per i minori (anche solo uno) si incrementa il valore nella scala di equivalenza.

Ecco così spiegata una differenza rilevante nel calcolo dell’Assegno di inclusione rispetto al Rdc, venendosi così a creare situazioni in cui chi era beneficiario di quest’ultima misura magari ora non lo è dell’Adi, ma anche casi in cui il medesimo nucleo familiare ha un valore differente in termini di scala di equivalenza.

FAQ: domande frequenti sull’Assegno di inclusione

L’Adi si può accumulare?

Ad ora, quindi, l’Assegno di inclusione si può accumulare. Infatti, non sono presenti obblighi di spesa dal punto di vista delle tempistiche, come invece accadeva per il Reddito di cittadinanza.

Quando si può fare domanda per l’Assegno di inclusione?

La domanda per l’Assegno di inclusione si può fare da oltre un mese, precisamente dal 18 dicembre 2023, direttamente sul portale INPS. In generale, il sussidio viene erogato (se si rispettano tutti i requisiti) a partire dal mese successivo a quello in cui si è fatto domanda.

Quanto dura l’Adi?

Il beneficio ha una durata pari a 18 mesi, dopo i quali si può richiedere solo dopo un mese di stop per altri 12 mesi. Un funzionamento che ricorda un po’ quello del Reddito di Cittadinanza.

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