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Assegno di inclusione e lavoro: che succede se non lo dico

Assegno di inclusione e lavoro: come funziona? Scopriamolo insieme.

di Alda Moleti

Febbraio 2024

In questo articolo parleremo di Assegno di inclusione e lavoro e vedremo come comunicare all’INPS l’inizio dell’attività lavorativa (scopri le ultime notizie sul Rdc e sui bonus attivi in italia. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Assegno di inclusione e lavoro: come funziona?

L’Assegno di inclusione (Adi) è un beneficio economico che può essere richiesto sia da lavoratori dipendenti che autonomi. Però, è fondamentale segnalare all’INPS l’esistenza di qualsiasi attività lavorativa al momento della richiesta, attraverso l’uso del modello ADI-Com ridotto, creato appositamente per le occupazioni non incluse nell’ISEE annuale.

In aggiunta, ogni cambiamento nel contesto lavorativo durante la percezione dell’Adi va comunicato utilizzando il ADI-Com esteso. Il modello ADI-Com è infatti proprio il documento necessario per notificare all’INPS i guadagni da attività lavorativa ricevuti dai beneficiari dell’Assegno di inclusione (Adi).

Se un membro della famiglia beneficiaria dell’Adi inizia un’attività lavorativa, sia essa dipendente, imprenditoriale o autonoma, e il suo reddito annuo lordo cresce fino a 3.000 euro, l’ammontare dell’Assegno di inclusione non subisce variazioni. Oltrepassare questo limite, però, il reddito da lavoro influisce sulla quantità del sostegno economico a partire dal mese successivo al cambiamento.

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Se si prevede di superare la soglia di 3.000 euro è perciò necessario informare l’INPS del reddito previsto dall’inizio attività lavorativa entro 30 giorni dall’avvio dell’attività stessa.

Cosa succede se non si comunica all’INPS l’inizio di un lavoro?

Non segnalare le modifiche entro 30 giorni dall’inizio dell’attività lavorativa porta prima alla sospensione dell’Assegno di inclusione fino a che il modello ADI-Com non viene inoltrato. Se poi questa comunicazione non avviene entro 3 mesi, il diritto all’Adi decade.

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Requisiti da soddisfare per mantenere l’Assegno di inclusione

Come precedentemente detto, è possibile conservare l’Assegno di inclusione anche svolgendo un’attività lavorativa autonoma o un lavoro dipendente, purché il reddito complessivo del nucleo familiare non ecceda il limite stabilito dalle norme vigenti.

Il svolgimento di un’attività lavorativa, inoltre, può modificare l’ammontare dell’Adi ricevuto, causando una revisione dell’assegno o la sua perdita nel caso in cui i limiti di reddito vengano oltrepassati.

Per essere più specifici, anche se alcuni membri del nucleo lavorano, è imperativo che l’intera famiglia rispetti determinati requisiti per mantenere il diritto all’Assegno di inclusione, che sono i seguenti:

Come influisce il lavoro sugli importi dell’Adi

I beneficiari dell’Assegno di inclusione devono tenere conto di alcune aspetti importanti legati al loro reddito lavorativo. Qualora un beneficiario iniziasse un nuovo lavoro e il suo reddito superasse le soglie imposte dalla legge, verrebbe meno il suo diritto al sussidio. Per di più, anche nel caso in cui il reddito da lavoro rientrasse nei limiti ammessi, preservando il diritto al beneficio, l’importo dell’Adi potrebbe essere ridotto.

Ciò accade poiché il reddito derivante dall’attività lavorativa viene incluso nel calcolo dell’Assegno di inclusione. Di conseguenza, un incremento del reddito comporta una diminuzione dell’importo dell’assegno percepito.

Come si calcolano gli importi dell’Adi

Per determinare l’ammontare dell’Assegno di inclusione, si prende come punto di partenza il beneficio massimo destinato a un individuo senza redditi, che ammonta a 6.000 euro all’anno o 500 euro al mese. Successivamente, questo valore di base viene adeguato moltiplicandolo per il parametro della scala di equivalenza, il quale tiene conto della composizione del nucleo familiare.

Il risultato determina l’ammonta massimo dell’Adi che un nucleo così composto può percepire. Questo importo integrale, però, si applica esclusivamente qualora il nucleo familiare non disponga di redditi. Nel caso in cui vi siano entrate, queste verranno tolte dall’importo massimo previsto, stabilendo di conseguenza l’importo reale annuo che verrà concesso alla famiglia sotto forma di Assegno di inclusione. In sintesi, ogni reddito guadagnato dalla famiglia comporta una diminuzione dell’Adi.

La formula di calcolo degli importi dell’Adi

La formula di calcolo degli importi mensili dell’Assegno di inclusione è la seguente:

[(6.000 euro x parametro della scala di equivalenza) – reddito familiare] / 12.

Per i nuclei familiari composti unicamente da persone di oltre 67 anni o che soffrono di gravi disabilità o non autosufficienti, si adotta una formula specifica:

[(7.560 euro x parametro della scala di equivalenza) – reddito familiare] / 12.

Assegno-di-inclusione-e-lavoro-scala
La scala di equivalenza dell’Assegno di inclusione spiegata sul sito del Ministero del Lavoro.

Come calcolare il parametro della scala equivalenza dell’Adi

Il parametro della scala di equivalenza è uno coefficiente fondamentale per personalizzare l’importo dell’Assegno di inclusione rispetto alla composizione del nucleo familiare. La procedura di calcolo del parametro inizia attribuendo 1 punto al richiedente dell’Adi. Successivamente, si procede ad aggiungere punti aggiuntivi seguendo specifiche regole:

FAQ: Domande frequenti sull’Assegno di inclusione

Cosa è cambiato per l’Assegno di inclusione a giugno 2023?

A giugno 2023 sono state introdotte alcune modifiche all’Assegno di inclusione. È importante tenere presente che, a partire dal 1° gennaio 2024, l’Assegno di inclusione prenderà il posto del Reddito di cittadinanza. Le modifiche riguardano l’obbligo per il percettore attivabile al lavoro di accettare la prima offerta congrua di lavoro.

Chi può beneficiare dell’Assegno di inclusione se ha più di 60 anni?

Le persone che hanno superato i 60 anni di età, hanno un ISEE di massimo 9.360 euro e rispettano i requisiti di reddito e patrimoni, possono beneficiare dell’Assegno di inclusione.

Ci sono differenze tra la Pensione di Cittadinanza e l’Assegno di inclusione?

Le differenze sostanziali tra la Pensione di Cittadinanza e l’Assegno di inclusione riguardano il calcolo degli importi spettanti. Per il resto i requisiti di età e le condizioni economiche restano pressoché invariati.

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