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Assegno di inclusione esonero: cosa succede

Assegno di inclusione ed esonero contributivo: come funziona? Scopriamolo insieme.

di Alda Moleti

Gennaio 2024

Nell’articolo di oggi parleremo di Assegno di inclusione ed esonero contributivo, per vedere se la prestazione è compatibile con l’attività lavorativa e quali sono i vantaggi per i datori di lavoro (scopri le ultime notizie sul Rdc e sui bonus attivi in italia. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Assegno di inclusione ed esonero contributivo: come funziona?

L’Assegno di inclusione (Adi) rappresenta un supporto economico destinato ai nuclei familiari in cui è presente almeno un minore, una persona con disabilità o di età superiore ai 60 anni oppure individui in condizioni di fragilità sociale che beneficiano del sostegno dei servizi sociali.

Le aziende e i datori di lavoro possono accedere a rilevanti agevolazioni contributive assumendo i percettori dell’Adi.

L’agevolazione prevede infatti un’esenzione contributiva per le assunzioni sotto contratto di lavoro subordinato sia a tempo determinato o stagionale, sia a tempo pieno che parziale. Questo esonero copre:

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Se il contratto a termine viene trasformato in un contratto a tempo indeterminato, all’esonero già applicato per il contratto a termine si aggiunge un ulteriore esonero del 100% per 12 mesi.

Per quanto riguarda il calcolo dell’esonero massimo mensile, questo corrisponde a 666,66 euro (calcolato come 8.000 euro /12). Per periodi di lavoro inferiori al mese, il valore di riferimento è di 21,50 euro al giorno, ottenuto dividendo 666,66 euro per 31 giorni.

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Chi lavora ha diritto all’Assegno di inclusione?

L’Assegno di inclusione è compatibile sia con l’esercizio di un’attività lavorativa autonoma che con un impiego in qualità di lavoratore dipendente. Questo, però, a patto che il reddito complessivo del nucleo familiare non ecceda i limiti definiti dalla normativa in vigore.

Detto in modo più specifico, indipendentemente dal fatto che uno o più componenti del nucleo familiare lavorino, è fondamentale che l’intera famiglia beneficiaria mantenga i requisiti di idoneità previsti, i quali sono elencati nei prossimi paragrafi.

Requisiti da soddisfare per mantenere l’Adi

Requisiti di cittadinanza, residenza e soggiorno

Per essere idonei all’Assegno di inclusione, i richiedenti devono innanzitutto adempiere a specifici criteri riguardanti la cittadinanza e la residenza, che sono questi:

Requisiti economici e patrimoniali

Per ottenere l’Assegno di inclusione, oltre ai requisiti di residenza e cittadinanza, i richiedenti devono rispettare determinati criteri economici, elencati di seguito:

Come influisce l’attività lavorativa sugli importi dell’Adi

I beneficiari dell’Assegno di inclusione che iniziano un’attività lavorativa e superano i limiti di reddito prefissati rischiano di perdere il sostegno economico. Anche se il reddito guadagnato rimane entro i limiti consentiti e si mantiene il diritto all’Assegno di inclusione, il valore del beneficio potrebbe subire una riduzione.

Questo avviene perché il reddito derivante dall’impiego viene considerato nel calcolo dell’importo dell’Assegno di inclusione a cui il beneficiario ha diritto.

Quali sono gli importi dell’Assegno di inclusione?

L’importo mensile dell’Assegno di inclusione si divide in due componenti fondamentali: la quota A e la quota B.

La quota A funge da integrazione al reddito del nucleo familiare, variando in base alla composizione del nucleo e al reddito complessivo.

La quota B è stata ideata per supportare i nuclei familiari che vivono in un immobile in affitto, contribuendo alle spese di locazione.

Per un approfondimento sulle somme dell’Adi, si raccomanda di consultare l’articolo riguardante gli importi dell’Assegno di inclusione, che include una tabella descrittiva della ripartizione degli importi tra le due quote e specifica l’ammontare destinato a ogni categoria.

Assegno-di-inclusione-ed-esonero-decreto
L’articolo 4, comma 1 del Decreto Lavoro.

Come richiedere l’Assegno di inclusione

L’Assegno di inclusione, è stato introdotto a partire dal 1° gennaio 2024 dal Decreto Lavoro (n. 48/2023, art. 4, comma 1), che ha anche stabilito le modalità per la presentazione delle domande. La finestra temporale per l’invio delle domande si è aperta il 18 dicembre 2023 e le richieste possono essere effettuate tramite il portale ufficiale dell’INPS.

Per inoltrare la domanda, è necessario accedere al sito dell’INPS utilizzando uno dei seguenti metodi di autenticazione:

Oltre alla possibilità di presentare la domanda online, il decreto prevede anche l’opzione di inoltrare le richieste per l’Assegno di inclusione attraverso i Patronati e i CAF, fornendo così un’alternativa per coloro che necessitano di supporto o preferiscono una modalità più assistita nella compilazione e nell’invio delle domande.

FAQ: Domande frequenti sull’Assegno di inclusione

Cosa è cambiato per l’Assegno di inclusione a giugno 2023?

A giugno 2023 sono state introdotte alcune modifiche all’Assegno di inclusione. È importante tenere presente che, a partire dal 1° gennaio 2024, l’Assegno di inclusione prenderà il posto del Reddito di cittadinanza. Le modifiche riguardano l’obbligo per il percettore attivabile al lavoro di accettare la prima offerta congrua di lavoro.

Chi può beneficiare dell’Assegno di inclusione se ha più di 60 anni?

Le persone che hanno superato i 60 anni di età, hanno un ISEE di massimo 9.360 euro e rispettano i requisiti di reddito e patrimoni, possono beneficiare dell’Assegno di inclusione.

Ci sono differenze tra la Pensione di Cittadinanza e l’Assegno di inclusione?

Le differenze sostanziali tra la Pensione di Cittadinanza e l’Assegno di inclusione riguardano il calcolo degli importi spettanti. Per il resto i requisiti di età e le condizioni economiche restano pressoché invariati.

Ecco gli articoli preferiti dagli utenti sull’Assegno di inclusione:

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