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Assegno di inclusione: il dramma dei poveri di serie B

Il Reddito di cittadinanza ha le ore contate e dal primo gennaio 2024 sarà sostituito dall’Assegno di inclusione. In media 350 euro per tutti. Ma basteranno?

di Valerio Pisaniello

Maggio 2023

Il Reddito di cittadinanza ha le ore contate e dal primo gennaio 2024 sarà sostituito dall’Assegno di inclusione. In media 350 euro per tutti. Ma basteranno? Si pensa a un potenziamento delle politiche attive per agevolare le assunzioni e intanto torna lo spettro degli over 50. (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sul Reddito di Cittadinanza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

INDICE

Assegno di inclusione e Strumento di attivazione al lavoro: cosa prevede il Decreto lavoro 2023

Il Consiglio dei Ministri del 1° maggio ha approvato il Decreto Lavoro 2023. Il testo definitivo del Decreto 4 maggio 2023, n. 48 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.103 del 4-5-2023 conferma al posto del Reddito di cittadinanza, una nuova misura di sostegno economico e di inclusione sociale, cioè l’assegno di inclusione (ADI) dedicato ai “non occupabili” che sarà attivo dal 1 gennaio 2024.

Ci sarà poi una prestazione transitoria dal RdC attuale all’ADI denominata “Strumento di attivazione al lavoro” (SDA).

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Lo SDA consiste di un’indennità di partecipazione, di 350 euro, per la sola durata di eventuali corsi di formazione, altre misure di politica attiva, il servizio civile, i lavori socialmente utili, valido per non più di 12 mesi. Inoltre, il testo introduce anche novità su bonus assunzioni NEET under 30, voucher lavoro, APE sociale e assegno unico.

Vediamo insieme cosa prevede il Decreto 4 maggio 2023, n. 48 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale n.103 del 4-5-2023 e che entra in vigore il 5 maggio 2023.

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Strumento di attivazione e Assegno di inclusione: testimonianza drammatiche e prospettive

La colpa – se così si può chiamare – è che l’Rdc non è stato efficace nell’inserimento lavorativo d parte di chi ne usufruiva.

Troppi soldi per non fare niente, in poche parole, questo il pensiero della maggioranza dell’attuale governo. Quindi da 780 euro – la media del sussidio – si scende a 350. Al di là dei favorevoli e contrari emerge un dato di fatto. Potranno mai bastare 350 euro a chi non ce la fa? E soprattutto: le politiche attive pensate nel nuovo Dl lavoro saranno efficaci soprattutto per quella fascia di popolazione maggiormente a rischio? Parliamo degli over 50. 

Già, una patata bollente che si ripresenta sullo scenario politico italiano e desta non poche preoccupazioni. Al riguardo abbiamo raccolto alcune tesitmonianze. 

Paola sostiene «di voler davvero capire come possano illudersi di trovare lavoro a tutte le persone che finora non l’hanno trovato, da oggi che siamo in maggio a settembre. Per lavoro intendo qualcosa di dignitoso che permetta di vivere senza ulteriori sussidi in aggiunta». E ancora: «Mi chiedo quali aziende assumano persone quasi sessantenni, magari non proprio invalide, ma neanche in perfetta forma e che forse non hanno nemmeno titolo di studio se non quello della scuola dell’obbligo o come nel mio caso, che non hanno patente e vivono in una zona scarsamente fornita di mezzi pubblici e dove le zone industriali sono lontane dal centro. Ci vuole la bacchetta magica. E se queste persone non trovano lavoro come vivono con 350 euro? Buona giornata e buona festa del lavoro (che non c’è).

«Io 64 anni  invalido civile al 100×100 con mia moglie  63 anni e una figlia di 24 anni  universitaria  che  rischio?» A porre la domanda è Mario che continua lapidario: «Questa nuova  misura rispetto al Rdc  mi preoccupa».  

Rosa, invece «trova sbagliato che per la domanda per l’attivazione al lavoro, l’Isee venga abbassato a 6000 euro, mentre per l’assegno di inclusione lo lasciano invariato a 9360 euro. È un ingiustizia, tante volte chi purtroppo non ha lavoro dovrebbe avere più accesso con l’Isee come è stato fino ad ora, a 9360 euro. Ancora peggio danno meno, solo 350 euro senza quota affitto».

Infine Giuseppe: «A dire la verità tutto questo mi sembra una presa in giro. Ma come faranno a trovare lavoro a tutte queste persone quando non ci sono riusciti prima? Cosa vogliono che scendiamo in piazza coi forconi?».

Insomma, al momento la situazione per queste persone appare decisamente critica. Difficile immaginare che, in pochi mesi, si riesca a imbastire corsi di formazione e accompagnamento al lavoro capaci di risolvere un gap occupazionale, in molti casi molto marcato.

Non si tratta solo di mancanza di posti di lavoro, ma anche di uno scollegamento fra le richieste delle aziende che assumono e gli attuali requisiti delle persone che andrebbero a percepire lo Strumento di attivazione al lavoro.

Parliamo, in molti casi, di persone che non hanno mai avuto un’occupazione stabile o che l’hanno persa da diversi anni e non sono riuscite ad adattarsi a un contesto lavorativo mutato.

La questione formativa è complessa e ha bisogno di diversi attori che accompagnino gli aspiranti lavoratori in un percorso lungo: capire le esigenze del mercato del lavoro, formare in modo verticale e poi supportare queste persone nell’interazione con aziende che sono alla ricerca di nuovi profili lavorativi. Questo per cominciare.

Ora cerchiamo di capire quali sono gli effetti che potrebbero avere alcuni degli interventi più significativi del Decreto Lavoro.

Assegno di inclusione: nuovo taglio del cuneo fiscale 

Il nuovo taglio del cuneo fiscale per lavoratori dipendenti con redditi medio bassi, già previsto nel DEF 2023 e confermato dal Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Si tratta di un taglio sui contributi dovuti dai lavoratori dipendenti del 6% per chi ha un reddito inferiore a 35.000 euro e del 7% per chi ha un reddito inferiore a 25.000 euro lordi

In sostanza un aumento del taglio del cuneo fiscale che era già stato introdotto con la Legge di Bilancio dal 1° gennaio 2023 (era del 2% o 3%). Sarà attivo dal 1° luglio 2023 e fino al 31 dicembre 2023.

Il taglio serve a garantire più soldi in busta paga ai lavoratori, in media fino a circa 100 euro in più per i redditi più bassi. Per ulteriori dettagli rimandiamo all’approfondimento sul bonus per lavoratori con redditi medio bassi con taglio dei contributi.

Assegno di inclusione: addio Rdc, arriva l’Assegno di inclusione

Dal 1° gennaio 2024 arriva una nuova misura che andrà a sostituire il Reddito di cittadinanza ma che è valida solo per i “non occupabili”. Si tratta dell’Assegno di inclusione (ADI).

L’assegno è di entità non inferiore a 480 euro al mese a cui può essere integrata la quota di affitto, pari a 280 euro extra mensili, fino a un massimo di 3.360 euro all’anno. È erogabile per massimo 18 mesi, ma può essere rinnovato, previa sospensione di un mese, per ulteriori 12 mesi.

Tale misura è destinata alle famiglie in possesso di determinati requisiti – relativi alla cittadinanza o all’autorizzazione al soggiorno del richiedente, alla durata della residenza in Italia e alle condizioni economiche – al cui interno si trovano almeno: una persona disabile oppure un minore oppure un ultra 60enne o una persona titolare di invalidità civile.

Per ottenere l’ADI occorre possedere un ISEE non superiore a 9.360 euro all’anno, un reddito sotto i 6 mila euro annui (salvo eccezioni) e un valore del patrimonio immobiliare non superiore a 30.000 euro (esclusa la prima casa, se ha un valore non superiore a 150mila euro). Il Governo per questa misura ha previsto una spesa di 5.615,2 milioni di euro per l’anno 2024. Per maggiori informazioni vi invitiamo a leggere la guida sull’assegno di inclusione.

I requisiti dello Strumento di attivazione al lavoro

Dal 1° gennaio 2024 arriva un sussidio per gli occupabili che si trovano in povertà assoluta. Si tratta dello strumento di attivazione al lavoro (SDA) che dà diritto a un’indennità di partecipazione pari a 350 euro.

È destinata agli “occupabili” (persone che hanno età compresa tra 18 e 59 anni e sono in condizioni di lavorare) inseriti in misure di politica attiva del lavoro (programma GOL), inclusi lavori socialmente utili e servizio civile. Gli occupabili devono avviare un percorso di ricerca attiva del lavoro con un Centro per l’impiego.

L’assegno decade nel caso di rifiuto di un’offerta di lavoro ma l’obbligo di accettazione tiene conto di diversi vincoli tra cui la distanza da casa, la durata e la tipologia del contratto di lavoro (tempo indeterminato o determinato). Ad esempio se il luogo di lavoro non dista più di 80 km da casa e il contratto ha una durata pari a un anno, scatta l’obbligo di accettazione, pena la decadenza del sussidio. La mini indennità era stata prevista già dalle prime bozze del Decreto, ma in forme differenti. Per la misura è prevista una spesa di 276 milioni di euro nel 2023 e ulteriori 2,1 miliardi di euro nel 2024.

Assegno di inclusione: nella foto un disoccupato

Strumento di attivazione: piattaforma digitale per cercare lavoro 

Il Decreto prevede l’avvio del SIISL, il nuovo Sistema informativo per l’inclusione sociale e lavorativa. Si tratta di una piattaforma digitale del ministero del Lavoro in grado di far dialogare con Regioni e Centri per l’impiego, mettere in rete tutti i dati di chi è povero e cerca un posto di lavoro. La piattaforma – le cui regole di funzionamento saranno definite da un apposito Decreto – prevede anche l’interazione con le Agenzie private del lavoro, di cui saranno fornite le offerte di impiego. Ogni percettore di ADI e SDA, infatti – come confermata rispetto alle prime versione del testo – ha l’obbligo di sottoscrizione del Patto di attivazione digitale e di iscrizione al SIISL. Si prevede, cioè, uso della piattaforma e delle specifiche app per garantire di trovare lavoro ai percettori.

Fonti e materiale di approfondimento

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