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Assegno di inclusione, si può lavorare?

Si può lavorare con l'Assegno di inclusione? Scopriamolo insieme.

di Alda Moleti

Febbraio 2024

In questo articolo vedremo se si può lavorare con l’Assegno di inclusione e come comunicare all’INPS l’inizio dell’attività lavorativa (scopri le ultime notizie sul Rdc e sui bonus attivi in italia. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Che cos’è l’Assegno di inclusione?

L’Assegno di inclusione (Adi), istituito dal Decreto Lavoro (n. 48/2023, art. 1 e seguenti), prende il posto del Reddito di cittadinanza (Rdc) a decorrere dal 1° gennaio 2024. Questo aiuto economico è mirato a sostenere i nuclei familiari che comprendono individui classificati come “non occupabili“.

I destinatari dell’Assegno di inclusione sono infatti le famiglie che contengono almeno un componente in una delle seguenti categorie:

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Si può lavorare con l’Assegno di inclusione?

L’Assegno di inclusione (Adi) è compatibile con l’esercizio di un’attività lavorativa, sia essa dipendente che autonoma. Tuttavia, è importante notare che il reddito guadagnato dal lavoro può influenzare l’importo dell’assegno.

Il reddito derivante dall’attività lavorativa può infatti comportare una rideterminazione dell’importo dell’Assegno di inclusione, riducendolo proporzionalmente. In alcuni casi, se il reddito da lavoro supera i limiti stabiliti, può anche portare alla completa decadenza dal beneficio.

Come comunicare all’INPS l’inizio di un’attività lavorativa

I richiedenti dell’Assegno di inclusione (Adi) devono comunicare all’INPS ogni rapporto di lavoro esistente al momento della domanda. Tale comunicazione si effettua tramite il modello ADI-Com ridotto, specifico per i rapporti di lavoro non già riportati nell’ISEE annuale.

Inoltre, eventuali cambiamenti nella situazione lavorativa durante il periodo di percezione dell’Adi devono essere comunicati mediante il modello ADI-Com esteso.

Se un membro del nucleo familiare beneficiario inizia un lavoro dipendente, d’impresa o autonomo, un aumento del reddito fino a 3.000 euro lordi annui non influisce sull’importo dell’Adi. Tuttavia, se il reddito eccede questa soglia, il calcolo del beneficio viene modificato a partire dal mese successivo alla variazione del reddito.

Per stabilire il limite di 3.000 euro è necessario notificare all’INPS il reddito presumibile derivante dall’attività lavorativa entro 30 giorni dall’avvio dell’attività stessa, utilizzando il modello ADI-Com esteso.

Se non si segnala alcun cambiamento entro 30 giorni dall’inizio dell’attività lavorativa, l’erogazione dell’Adi viene sospesa fino a quando la situazione non viene regolarizzata. In assenza di comunicazione entro 3 mesi, si verifica la perdita del diritto all’Adi.

Requisiti da soddisfare per mantenere l’Assegno di inclusione

È possibile mantenere l’Assegno di inclusione (Adi) anche svolgendo un’attività lavorativa, a patto che il reddito totale del nucleo familiare non ecceda il limite definito dalla normativa. Nonostante uno o più membri della famiglia svolgano un’attività lavorativa, il nucleo familiare deve infatti continuare a rispettare i seguenti requisiti:

Come influisce l’attività lavorativa sugli importi dell’Adi

L’importo dell’Assegno di inclusione viene calcolato partendo da un massimale base destinato a un individuo senza redditi, che ammonta a 6.000 euro all’anno, ovvero 500 euro al mese. Questo valore di base viene poi adattato in base al parametro della scala di equivalenza, cioè un numero che riflette la composizione del nucleo familiare.

L’importo massimo spettante come Adi è comunque assegnato solo ai nuclei familiari che non dispongono di alcun reddito. Qualora vi siano redditi all’interno del nucleo familiare, questi vengono sottratti dall’importo massimo potenziale, determinando così l’effettivo ammontare annuale dell’Assegno di inclusione che verrà erogato.

Pertanto, l’importo dell’Adi ricevuto è inversamente proporzionale al reddito del nucleo familiare: più elevato è il reddito, minore sarà la somma dell’Assegno di inclusione.

Come si calcolano gli importi dell’Adi

Per calcolare l’importo dell’Assegno di inclusione destinato ai nuclei familiari composti da più persone, si parte da una semplice operazione matematica. Inizialmente, si moltiplica l’importo massimo che spetta a un individuo senza reddito, ovvero 6.000 euro o 7.560 euro, a seconda delle specifiche caratteristiche del nucleo familiare, per il parametro della scala di equivalenza. Questo parametro è un valore numerico che riflette la composizione del nucleo familiare.

Il prodotto di questa operazione dà l’importo annuale che si prevede per l’Assegno di inclusione per il nucleo in questione. Se il nucleo familiare percepisce dei redditi, questi andranno sottratti dall’importo totale per calcolare l’importo effettivo che verrà erogato.

Infine, per calcolare l’importo mensile dell’Assegno di inclusione, si divide semplicemente l’importo annuale per i 12 mesi dell’anno, ottenendo così la cifra che sarà attribuita ogni mese al nucleo familiare.

La formula di calcolo degli importi dell’Adi

La formula per calcolare gli importi mensili dell’Assegno di inclusione tiene conto sia della composizione del nucleo familiare che del suo reddito ed è la seguente:

[(6.000 euro x parametro della scala di equivalenza) – reddito familiare] / 12.

Soltanto per i nuclei familiari composti esclusivamente da persone di oltre 67 anni o affette da gravi disabilità o non autosufficienti, si utilizza una formula diversa e cioè questa:

[(7.560 euro x parametro della scala di equivalenza) – reddito familiare] / 12.

Come calcolare il parametro della scala equivalenza dell’Adi

Il parametro della scala di equivalenza è fondamentale nel calcolo dell’Assegno di inclusione, poiché permette di adattare l’importo del beneficio alla composizione del nucleo familiare. Il calcolo inizia assegnando 1 punto al nucleo familiare e poi aggiungendo ulteriori punti per ogni membro aggiuntivo, in questo modo:

Si-puo-lavorare-con-l'Assegno-di-inclusione-INPS
In Foto uno screenshot della pagina del sito INPS dedicata all’ISEE precompilato.

FAQ: Domande frequenti sull’Assegno di inclusione

Cosa è cambiato per l’Assegno di inclusione a giugno 2023?

A giugno 2023 sono state introdotte alcune modifiche all’Assegno di inclusione. È importante tenere presente che, a partire dal 1° gennaio 2024, l’Assegno di inclusione prenderà il posto del Reddito di cittadinanza. Le modifiche riguardano l’obbligo per il percettore attivabile al lavoro di accettare la prima offerta congrua di lavoro.

Chi può beneficiare dell’Assegno di inclusione se ha più di 60 anni?

Le persone che hanno superato i 60 anni di età, hanno un ISEE di massimo 9.360 euro e rispettano i requisiti di reddito e patrimoni, possono beneficiare dell’Assegno di inclusione.

Ci sono differenze tra la Pensione di Cittadinanza e l’Assegno di inclusione?

Le differenze sostanziali tra la Pensione di Cittadinanza e l’Assegno di inclusione riguardano il calcolo degli importi spettanti. Per il resto i requisiti di età e le condizioni economiche restano pressoché invariati.

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