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Home / Assegno di inclusione » Bonus e Incentivi / L’Assegno di inclusione si può pignorare?

L’Assegno di inclusione si può pignorare?

L'Assegno di inclusione si può pignorare? Una domanda che si stanno facendo tanti beneficiari: ecco cosa c'è da sapere.

di Marco Cagiano

Maggio 2024

In questo articolo parleremo dell’Assegno di inclusione, il nuovo strumento di aiuto economico per le persone e famiglie in difficoltà. L’Adi (Assegno di inclusione) si può richiedere dal 18 dicembre 2023, ma si può pignorare? Ecco tutte le informazioni necessarie (scopri le ultime notizie sul Rdc e sui bonus attivi in Italia. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

L’Assegno di inclusione si può pignorare? Cosa dice la legge

Il processo di pignoramento rappresenta il momento in cui il creditore intraprende l’azione di recupero nei confronti del patrimonio del debitore. Questa procedura è formalizzata attraverso la notifica di un documento giudiziario da parte di un funzionario del tribunale.

Prima di questa azione, il debitore viene avvisato mediante un atto di precetto, il quale ha origine da una decisione legale precedente, come un decreto ingiuntivo o una sentenza.

Il pignoramento, quindi, consente al creditore di richiedere all’ufficiale giudiziario di eseguire un’azione forzata sul patrimonio del debitore, parzialmente o integralmente.

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Alcune somme, però, non possono essere pignorate e tra queste rientrano i sussidi erogati alle famiglie per sostenerle economicamente e destinate in particolar modo ai beni di prima necessità.

Se vuoi sapere di più circa il pagamento dell’Assegno di inclusione e tutte le altre novità che lo riguardano, ti suggeriamo di guardare questo video:

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L’Assegno di inclusione si può pignorare, ma non ha effetto

In relazione a quanto detto nelle righe precedenti, ricordiamo che non possono essere pignorati: i crediti alimentari; i crediti che hanno per oggetto sussidi di grazia o di sostentamento a persona incluse nell’elenco dei poveri; i sussidi per maternità, malattie, funerali da parte di casse di assicurazione, enti di assistenza o istituti di beneficenza.

L’Assegno di inclusione, così come accadeva per il Reddito di cittadinanza, può tecnicamente essere pignorato. Una volta esercitata questa operazione, però, l’INPS non darà autorizzazione a procedere e ciò bloccherà il creditore che non verrà soddisfatto.

Insomma, nonostante questa distinzione dal punto di vista giuridico e burocratico, la sostanza resta che non si possono pignorare queste somme, anche se il creditore può provarci. Ricordiamo anche che in caso di pignoramento indebito di un bene ci si può rivalere per ottenere giustizia, naturalmente facendo ricorso al tribunale che lo ha disposto.

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L’Assegno di inclusione si può pignorare? Ecco cosa dice la normativa.

Come si richiede l’Assegno di inclusione?

Richiedere l’Assegno di inclusione è possibile già dal 18 dicembre scorso e l’iter prevede la compilazione della domanda direttamente sul portale INPS, dopo essersi autenticati con Carta d’identità elettronica, Spid o Carta nazionale dei servizi. Dopodiché, gli step sono i seguenti:

Assegno di inclusione: ecco i requisiti

L’ultimo aspetto da approfondire sull’Assegno di inclusione riguarda i requisiti che è necessario rispettare. Innanzitutto, vi sono i requisiti di cittadinanza, soggiorno e residenza:

I requisiti economici sono invece i seguenti:

Ricordiamo, infine, che lo scopo dell’Adi è quello del reinserimento lavorativo, ovvero di intraprendere un percorso che porti le persone che appartengono ad

FAQ: domande frequenti sull’Assegno di inclusione

L’Adi si può accumulare?

Ad ora, quindi, l’Assegno di inclusione si può accumulare. Infatti, non sono presenti obblighi di spesa dal punto di vista delle tempistiche, come invece accadeva per il Reddito di cittadinanza.

Come si calcola l’Adi?

Per ottenere l’importo mensile, si svolge il seguente calcolo:

[(6.000 euro x parametro della scala di equivalenza) – reddito familiare] / 12

O, in caso di nuclei con persone oltre i 67 anni o affette da gravi disabilità o non autosufficienza:

[(7.560 euro x parametro della scala di equivalenza) – reddito familiare] / 12

Come funziona la scala di equivalenza?

Per effettuare il calcolo secondo la scala di equivalenza, si parte dal valore “1” che corrisponde alla persona richiedente il sussidio, e si somma secondo questo criterio:

Quanto dura l’Adi?

Il beneficio ha una durata pari a 18 mesi, dopo i quali si può richiedere solo dopo un mese di stop per altri 12 mesi. Un funzionamento che ricorda un po’ quello del Reddito di Cittadinanza.

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