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Assegno di inclusione sospeso ad aprile: tutti i casi

Assegno di inclusione sospeso ad aprile: quali sono le cause? Scopriamolo insieme.

di Alda Moleti

Marzo 2024

In questo articolo vedremo chi rischia di vedere l’Assegno di inclusione sospeso ad aprile e perché (scopri le ultime notizie sul Rdc e sui bonus attivi in italia. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Assegno di inclusione sospeso ad aprile: quali sono le cause?

Alcuni percettori dell’Assegno di inclusione potrebbero avere una brutta sorpresa ad aprile e vedere l’erogazione della prestazione sospesa. Le cause sono molte, più di frequente, le domande dell’Assegno di inclusione vengono sospese quando l’ISEE evidenzia omissioni o difformità.

Ancora, il messaggio INPS n. 835/2024 specifica che i richiedenti dell’Assegno di inclusione che hanno presentato l’ISEE 2023 erano tenuti ad aggiornare l’ISEE al 2024 entro marzo. Chi non ha aggiornato in tempo l’ISEE potrebbe vedere la prestazione “sospesa“.

Infine, l’Assegno di inclusione viene sospeso se i beneficiari iniziano a percepire un reddito da lavoro o da pensione senza comunicarlo all’INPS tramite il modello ADI-Com.

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In quali casi l’Adi viene sospeso per omissioni nell’ISEE?

Una delle cause più frequenti per cui l’Assegno di inclusione viene sospeso riguarda eventuali omissioni o difformità dei dati ISEE, che possono verificarsi nei seguenti casi:

Allo stesso modo, una domanda è considerata “sospesa” quando si riscontra una discrepanza relativa alla composizione familiare, determinata dal confronto tra le informazioni presenti nell’ISEE e i dati archiviati nell’Anagrafe Nazionale della Popolazione Residente (ANPR).

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Cosa fare se la domanda di Assegno di inclusione viene sospesa?

Adesso vedremo cosa fare praticamente se la domanda di Assegno di inclusione viene sospesa, per evitare di decadere dal beneficio. È importante ricordare che nei casi di sospensione per difformità nell’ISEE o nel nucleo, dopo 60 giorni, se l’INPS non invia alcuna comunicazione ai richiedenti, la domanda viene accettata in automatico.

Cosa fare se l’Adi è sospeso per difformità con i dati ISEE

Nei casi in cui la domanda per l’Assegno di inclusione sia sospesa a causa di omissioni nell’ISEE o difformità rispetto ai dati registrati nei database dell’Agenzia delle Entrate, l’INPS procederà all’invio di una comunicazione ai richiedenti, sollecitandoli a:

Cosa fare se l’Adi è sospeso per discordanza del nucleo familiare

Quando la domanda per l’Assegno di inclusione viene sospesa a causa di omissioni nell’ISEE o di difformità rispetto ai dati contenuti nei database dell’Agenzia delle Entrate, l’INPS invita i richiedenti a intraprendere azioni correttive specifiche.

Se invece la domanda per l’Assegno di inclusione si trova in uno stato di “sospensione“, a causa di difformità relative alla composizione del nucleo familiare, tra quanto dichiarato nella Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) e i dati dell’anagrafe nazionale della popolazione residente (ANPR), i richiedenti devono semplicemente attendere.

La responsabilità di verificare la correttezza delle informazioni fornite nella DSU ricade sull’ufficio INPS di competenza, il quale deve considerare le varie eccezioni e deroghe che influenzano la definizione del nucleo familiare ai fini ISEE. Queste norme precisano che la composizione del nucleo familiare per l’ISEE non deve necessariamente corrispondere a quella registrata nell’ANPR, o allo stato di famiglia, poiché il nucleo ISEE include tutti i soggetti conviventi, indipendentemente dai legami di parentela.

Dopo le verifiche, se l’operatore INPS constata che le discrepanze nel sistema ISEE sono confermate, la domanda può essere respinta. Il richiedente sarà quindi tenuto a presentare un nuovo ISEE e a inoltrare una nuova domanda per l’Assegno di inclusione.

In alternativa, se l’indagine evidenzia che, nonostante le differenze con i dati dell’ANPR, la composizione del nucleo familiare è accurata per quanto riguarda l’ISEE, l’operatore INPS può revocare lo stato di sospensione, permettendo così la prosecuzione dell’iter della domanda.

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In foto, la pagina dell’Adi sul sito dell’INPS.

Cosa fare se l’Adi è sospeso perché manca il modello ADI-Com

L’Assegno di inclusione può essere richiesto sia da chi lavora in proprio che da chi è dipendente. È però fondamentale, quando si inoltra la domanda dell’Adi, informare l’INPS di eventuali lavori svolti tramite il modello ADI-Com ridotto, specifico per le attività lavorative non menzionate nell’ISEE annuale.

Diversamente, eventuali modifiche al proprio status lavorativo durante il periodo di percezione dell’Assegno di inclusione devono essere segnalate utilizzando il modello ADI-Com esteso.

Per essere più precisi, quando un componente della famiglia che riceve l’Assegno di inclusione si impegna in un lavoro dipendente, d’impresa o come libero professionista, e il reddito incrementa fino a 3.000 euro lordi all’anno, ciò non incide sull’ammontare dell’Adi. Al contrario, se il reddito eccede tale limite, ciò influenzerà la quantità del beneficio a partire dal mese successivo al cambiamento.

Per definire questa soglia di 3.000 euro, bisogna segnalare all’INPS una stima del reddito atteso dall’attività lavorativa entro 30 giorni dall’inizio della stessa, utilizzando sempre il modello ADI-Com esteso.

Nel caso in cui non si comunichi all’INPS la variazione entro 30 giorni dall’inizio dell’attività lavorativa, l’erogazione dell’Assegno di inclusione verrà sospesa fino a quando la situazione non verrà regolarizzata. Se la segnalazione non avviene entro 3 mesi, si perde il diritto all’Adi.

FAQ: Domande frequenti sull’Assegno di inclusione

Cosa è cambiato per l’Assegno di inclusione a giugno 2023?

A giugno 2023 sono state introdotte alcune modifiche all’Assegno di inclusione. È importante tenere presente che, a partire dal 1° gennaio 2024, l’Assegno di inclusione prenderà il posto del Reddito di cittadinanza. Le modifiche riguardano l’obbligo per il percettore attivabile al lavoro di accettare la prima offerta congrua di lavoro.

Chi può beneficiare dell’Assegno di inclusione se ha più di 60 anni?

Le persone che hanno superato i 60 anni di età, hanno un ISEE di massimo 9.360 euro e rispettano i requisiti di reddito e patrimoni, possono beneficiare dell’Assegno di inclusione.

Ci sono differenze tra la Pensione di Cittadinanza e l’Assegno di inclusione?

Le differenze sostanziali tra la Pensione di Cittadinanza e l’Assegno di inclusione riguardano il calcolo degli importi spettanti. Per il resto i requisiti di età e le condizioni economiche restano pressoché invariati.

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