Assegno di incollocabilità, a chi spetta e importi

Assegno di incollocabilità, a chi spetta e importi: vediamo quando scatta il riconoscimento del sussidio per chi non è più collocabile al lavoro. Il sostegno viene erogato agli invalidi per infortunio o malattia professionale. Come e a chi presentare la domanda.

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L’assegno di incollocabilità è una prestazione economica che viene erogata agli invalidi per infortunio sul lavoro o per malattia professionale che non possono usufruire dell’assunzione obbligatoria perché non sono più in grado di lavorare. (aggiungiti al gruppo Telegram di news su invalidità e Legge 104 ed Entra nella community di TheWam e ricevi tutte le news su WhatsApp, Telegram e Facebook. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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Il sostegno viene garantito dall’Inail e l’importo è di 263,27 euro mensili.

Assegno di incollocabilità e rendita diretta

L’importo dell’assegno viene pagato ogni mese insieme alla rendita diretta per l’inabilità permanente ed è rivalutato ogni anno sulla base della variazione dei prezzi al consumo.

L’assegno di incollocabilità viene versato a partire dal mese successivo a quello in cui è stata presentata la domanda. Viene erogato all’assistito fino al raggiungimento dell’età pensionabile. Il sussidio non concorre alla formazione del reddito complessivo lordo imponibile ai fini dell’Irpef.

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Assegno di incollocabilità: requisiti

Chi è titolare della rendita diretta può ottenere l’assegno di incollocabilità se rientra in questi requisiti:

  • età non superiore a 65 anni;
  • non avere la possibilità di essere collocato in qualsiasi settore lavorativa;
  • possedere una inabilità per infortuni sul lavoro o malattie professionali non inferiore al 34% (che viene riconosciuta dall’Inail sulla base delle tabelle allegate al DPR numero 1124 del 1965 (per eventi fino al 31 dicembre 2006);
  • avere una menomazione dell’integrità psicofisica/danno biologico superiore al 20% secondo le tabelle allegate al decreto legislativo numero 38 del 2000 per eventi a partire d al primo gennaio 2007.

Assegno di incollocabilità: erogazione

L’assegno di incollocabilità Inail viene erogato ogni mese insieme alla rendita:

  • con accredito sul conto corrente bancario o postale;
  • con accredito sul libretto di deposito nominativo bancario o libretto di deposito nominativo postale;
  • con accredito su carta prepagata dotata di codice Iban;
  • tramite gli istituti di credito convenzionati con l’Inps per i titolari di rendita che riscuotono all’estero.

Assegno di incollocabilità: domanda

Il titolare della rendita vitalizia che rientra nei requisiti per accedere al beneficio dell’assegno di incollocabilità può inoltrare la domanda alla sede territorialmente competente dell’Inail:

  • presentandosi allo sportello;
  • inviando una richiesta tramite posta ordinaria;
  • inviando una richiesta tramite Pec;
  • rivolgendosi a un patronato.

La domanda deve comprendere:

  • dati anagrafici;
  • la descrizione dell’invalidità lavorativa ed extralavorativa (nel secondo caso serve la certificazione del medico);
  • fotocopia della carta di identità.

Assegno di incollocabilità: accertamento medico

Il Centro medico legale dell’Inail, dopo l’accertamento dei requisiti amministrativi, provvederà poi a verificare quelli sanitari.

Dopo la visita di accertamento della capacità globale, se si verifica una chiara situazione che rende impossibile o inopportuno il collocamento dell’assistito in qualsiasi attività lavorativa, l’ufficio Inail acquisirà dal Centro per l’Impiego competente, la certificazione di incollocabilità dell’assicurato e l’avvio dell’iter amministrativo per l’assegno.

Assegno di incollocabilità: malattie professionali

Vi ricordiamo, in conclusione, che una patologia per essere definita professionale deve avere un nesso causale diretto tra il rischio professionale e la malattia.

Il più alto numero di malattie professionali si registrano nei settori dell’edilizia e dell’agricoltura, o dove i lavoratori entrano in contatto con agenti cancerogeni i cui effetti sono visibili sono dopo decenni.

Altri fattori di rischio sono legati alla organizzazione del lavoro:

  • ambienti di lavoro carenti dal punto di vista igienico o sovraffollati;
  • ritmi di lavoro elevati e mansioni ripetitive;
  • scarsa manutenzione degli impianti.

Esistono poi rischi legati prevalentemente al lavoro d’ufficio. Sono scarsi per gravità, ma importanti per il numero di casi registrati:

  • uso del computer: causa patologie legate a vista, stress, radiazioni, ergonomia, patologie spinali e sindrome del tunnel carpale;
  • impianti di condizionamento;
  • infezioni;
  • asma e alveoliti allergiche.

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