Assegno di invalidità, se l’Inps sbaglia il conteggio

Se l'Inps sbaglia il conteggio dell'assegno di invalidità non sempre può richiedere la restituzione degli importi, soprattutto se l'errore è dell'ente. La storia di un cittadino invalido che avrebbe dovuto restituire 23mila euro. I giudici hanno dato ragione all'assistito e redarguito l'Inps per aver fatto trascorrere anni prima di accorgersi del proprio errore. «Non si possono pretendere certe cifre da persone che utilizzano il trattamento previdenziale per le primarie esigenze di vita».

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Se l’Inps sbaglia il conteggio dell’assegno di invalidità cosa succede, l’assistito deve restituire l’importo che gli è stato già versato? (scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unico. Leggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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Che l’Inps sbagli è evidente, lo sappiamo tutti. Il problema è che quando sbaglia chiede anche il “risarcimento”. Ovvero la restituzione dei soldi che ha dato per errore.

Non sempre però ha ragione. Ci sono casi in cui i giudici hanno dato torto all’ente di previdenza che pretendeva indietro i soldi.

Vediamo un caso (e una sentenza). Potrebbe essere utile a quanti si trovano nella stessa situazione. O a quanti in quella situazione potrebbero trovarsi tra un po’ di tempo.

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Invalidità, se l’Inps sbaglia: la storia

La storia. Il protagonista è un cittadino che ha avuto il riconoscimento dell’invalidità civile per ipertensione arteriosa, carcinoma squamoso della laringe trattato con radioterapia e tracheostomia e reflusso esofageo. L’invalido ha anche comunicato all’Inps che il carcinoma squamoso della laringe era di origine professionale e quindi ha ricevuto anche la tutela da parte dell’Inail.

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L’assegno di invalidità gli è stato confermato tre anni dopo e successivamente in via definitiva. Poco dopo però l’Inps gli ha inviato una comunicazione: pretendeva indietro tutti gli importi perché la pensione di invalidità e la rendita Inail non erano compatibili.

Il cittadino ha presentato ricorso e il giudice lo ha ritenuto fondato e dato torto all’Inps.

Invalidità, se l’Inps sbaglia: cronologia

Per capire bene la questione è necessario ricostruire la cronologia di quello che è successo:

  • il primo giugno del 2013 l’Inps ha comunicato all’interessato che l’assegno ordinario era passato da provvisorio a definitivo;
  • il 12 marzo del 2014 il cittadino ha comunicato all’Inps che l’Inail gli aveva riconosciuto la malattia di origine professionale attribuendogli una rendita vitalizia;
  • l’11 febbraio del 2016 l’Inps ha effettuato un ricalcolo dell’assegno a causa della non cumulabilità del trattamento con la rendita Inail e chiesto la restituzione di 23.132 euro che sarebbero stati indebitamente intascati dall’interessato;
  • il 14 aprile del 2016 l’Inps ha confermato l’azzeramento dell’assegno.

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Invalidità, se l’Inps sbaglia: non cumulabilità

Nel ricorso il nostro protagonista ha contestato la non cumulabilità delle due prestazioni, perché – come hanno stabilito alcune sentenze della Cassazione – sono incompatibili solo quando le minorazioni che hanno portato al riconoscimento dell’invalidità sono identiche a quelle che hanno consentito di ricevere il vitalizio Inail.

Questo ricorso è stato rigettato dall’Inps.

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Se l’Inps sbaglia: non c’è dolo del cittadino

Ma non è questo il punto che ci interessa ora. La vera questione è un’altra: l’Inps aveva diritto di richiedere la restituzione degli importi?

E dunque: l’articolo 52 della legge 88 del 1989 e l’articolo 13 della legge numero 412 del 1991, dispongono rispettivamente:

  • le pensioni a carico dell’assicurazione generale obbligatoria possono essere in ogni momento rettificate dagli enti erogatori in caso di errore, di qualsiasi natura, commesso in sede di attribuzione, erogazione e liquidazione;
  • se in conseguenza della modifica del provvedimento siano stati riscossi degli importi non dovuti, non si devono recuperare le somme già versate, a meno che l’indebita percezione non sia avvenuta per colpa della persona interessata;
  • l’Inps procede ogni anno alla verifica dei redditi dei pensionati e provvede nell’anno successivo a recuperare le somma eventualmente versate in eccedenza.

Come avete potuto notare l’Inps ha diritto a chiedere la restituzione degli importi se l’ente è stato indotto in errore dal cittadino. E non solo: i controlli vengono effettuati ogni anno e la restituzione chiesta subito dopo.

Invalidità, se l’Inps sbaglia: niente ricadute sul passato

In questo caso l’Inps ha torto su tutta la linea, anche perché il cittadino ha tempestivamente avvisato l’ente della rendita vitalizia concessa dall’Inail.

Ora, l’Inps può avere delle giuste motivazioni per sospendere e azzerare l’assegno, ma questo – hanno decretato i giudici – non può avere delle ricadute sul passato, anche perché queste prestazioni sono erogate per garantire agli assistiti le fondamentali esigenze di vita.

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Per dirla semplice: a una persona invalida e che vive solo con il sostentamento di un trattamento previdenziale non si può chiedere la restituzione di 23mila euro per un errore attribuibile solo all’Inps.

Elenco delle agevolazioni previste in base alla percentuale di invalidità riconosciuta

E dunque, l’Inps non ha alcun diritto di chiedere la restituzione degli arretrati dell’assegno di invalidità perché quel trattamento era stato riconosciuto e confermato. Il cittadino l’ha ricevuto in buona fede anche perché – ribadiamo – aveva comunicato del vitalizio Inail, ovvero quella prestazione che solo dopo 3 anni l’Inps ha ritenuto fosse incompatibile.

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