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L’assegno di invalidità diventa pensione di vecchiaia

L'assegno di invalidità si trasforma in automatico in pensione di vecchiaia appena saranno raggiunti i requisiti anagrafici e contributivi.

di The Wam

Luglio 2021

Il passaggio dall’assegno di invalidità alla pensione di vecchiaia sarà automatico per i lavoratori del settore privato, e quindi autonomi o dipendenti. Basterà raggiungere i requisiti anagrafici e contributivi che sono previsti dalla Legge Fornero (in attesa che si realizzi la tanto attesa riforma delle pensioni).

Non è una cosa scontata e neppure di poca rilevanza. L’assegno di invalidità una volta trasformato in pensione di vecchiaia non potrà più essere revocato.

Revoca, lo ricordiamo, che scatta se non viene confermato il requisito sanitario che aveva attivato il trattamento. E quindi se si accerta che il titolare dell’assegno di invalidità non subisce più, per le sue determinate condizioni di salute, la riduzione o la perdita della capacità lavorativa.

Assegno di invalidità e il divieto di cumulare redditi

Il passaggio dall’assegno di invalidità alla pensione di vecchiaia è importante anche per altri fattori.

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Con la pensione di vecchiaia l’utente avrà la possibilità di cumulare (senza limiti) il trattamento pensionistico con eventuali altri redditi che gli arrivano da lavoro dipendente o autonomo.

Con l’assegno di invalidità non era possibile. Il cumulo con altri redditi poteva essere solo parziale, era infatti prevista una decurtazione della prestazione.

Assegno di invalidità e pensione di vecchiaia: la reversibilità

Ma c’è anche un altro vantaggio nella trasformazione in pensione di vecchiaia dell’assegno di invalidità. La pensione è infatti reversibile per gli eredi in caso di morte dell’assistito. Con l’assegno di invalidità non era invece prevista nessuna reversibilità.

Come detto la trasformazione da assegno di invalidità a pensione di vecchiaia avviene in automatico. Non bisogna cioè presentare nessuna domanda all’Inps.

Motivo? Perché sarà lo stesso istituto, quando l’assistito avrà raggiunto i requisiti anagrafici per godere della pensione di vecchiaia, ad accertarsi se ci sono anche i presupposti contributivi (20 anni di contributi).

Se la verifica è positiva, il passaggio è fatto.

Assegno di invalidità: questione contributiva

C’è da chiarire un aspetto, che è rilevante per il calcolo del trattamento pensionistico.

L’assegno di invalidità è utile per la somma degli anni contributivi, ma quegli anni non saranno calcolati per determinare l’entità della pensione.

Ci spieghiamo meglio: se l’assistito ha lavorato versando i contributi per 10 anni, e per altri 10 ha ricevuto l’assegno di invalidità, il “tempo contributivo” sarà di venti anni (e quindi al raggiungimento dell’età pensionabile avrà diritto al trattamento), ma l’entità dell’assegno mensile percepito sarà calcolato solo sui 10 anni di contributi effettivi riferiti alla sua attività lavorativa.

Assegno di invalidità e pensione di inabilità

Non è invece automatico il passaggio dalla pensione di inabilità a quella di vecchiaia.

In questo caso l’assistito dovrà presentare una domanda all’istituto previdenziale. La richiesta sarà poi valutata.

Verrà approvata solo se vengono accertati i requisiti anagrafici e contributivi.

C’è comunque una differenza sostanziale tra l’assegno di invalidità e la pensione di inabilità. E riguarda in particolare l’aspetto contributivo.

Niente pensione anticipata

Nella pensione di inabilità i periodi trascorsi senza lavorare, ma intascando il trattamento pensionistico prima della “vecchiaia”, i contributi non potranno essere considerati figurativi.

Nei due casi, comunque, sia per l’assegno di invalidità, sua per la pensione di inabilità, è possibile solo la trasformazione in pensione di vecchiaia. Non si può in nessun modo accedere alla pensione anticipata.

E quindi, a livello contributivo il lavoratore deve raggiungere i 42 anni e 10 mesi.

Per i lavoratori del settore privato l’assegno ordinario di invalidità o la pensione di inabilità possono essere anticipate (61 anni per gli uomini e 56 per le donne se hanno una invalidità che è pari o superiore all’80%).

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