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Assegno di mantenimento, l’ex non paga? Ecco la soluzione

Assegno di mantenimento, l'ex non paga? La soluzione è in un articolo del codice civile che può portare al sequestro dei beni o al prelievi diretto presso terzi.

di The Wam

Novembre 2021

Assegno di mantenimento, l’ex non paga? Una soluzione c’è, si chiama articolo 156, comma 6, del codice civile. Una norma che impone al coniuge inadempiente di versare l’assegno di mantenimento. Naturalmente con un importo che sia conforme alle sue capacità economiche.

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Assegno di mantenimento: cosa dice il codice

Basta l’ordine del giudice per “costringere” il coniuge obbligato al mantenimento a rispettare le scadenze e versare puntualmente l’assegno? A volte no.

E qui torniamo in argomento: ovvero la soluzione che arriva dall’articolo 156.

Cosa dice la norma?

Ecco il testo: «In caso di inadempienza, su richiesta dell’avente diritto, il giudice può disporre il sequestro di parte dei beni del coniuge obbligato e ordinare a terzi, tenuti a rispondere anche periodicamente somme di denaro all’obbligato, che una parte di esse venga versata direttamente agli aventi diritto».

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Assegno di mantenimento: bastano i dubbi

Come vedete questa norma si applica senza che ci siano state delle gravi inadempienze o ritardi. Basta che l’atteggiamento del coniuge chiamato a versare l’assegno di mantenimento causi dubbi legittimi sulla tempestività e la puntualità anche dei futuri pagamenti.

Quasi una mossa preventiva per evitare ritardi che potrebbero esserci. Anzi, ritardi che per il comportamento dell’ex coniuge, possono ritenersi molto probabili.

Assegno di mantenimento: sequestro o versamento diretto

Basta questo presupposto, la probabilità che l’assegno di mantenimento venga versato in ritardo, per convincere il giudice a disporre:

Il coniuge che deve ricevere l’assegno di mantenimento può anche non scegliere tra questi due provvedimenti ma attivarli entrambi.

Assegno di mantenimento: ricorso in tribunale

Per ottenere il versamento diretto da parte di un terzo dell’importo previsto nell’assegno di mantenimento, si può presentare ricorso nel tribunale competente e utilizzare il rito della camera di consiglio.

Sarà lo stesso coniuge che ha diritto al mantenimento a citare in giudizio un qualsiasi soggetto terzo che sia debitore (in virtù di un titolo valido) nei confronti del coniuge inadempiente.

Può essere, come detto, il datore di lavoro, ma anche l’Inps se l’ex coniuge è pensionato o riceve un qualsiasi altro trattamento da parte dell’istituto di previdenza, una compagnia assicurativa, o anche l’affittuario di un immobile che è di proprietà di chi deve versare l’assegno di mantenimento.

Assegno di mantenimento: tutta la somma

Se la persona inadempiente deve all’ex coniuge 1.500 euro, dal terzo in questione si può prelevare solo una parte di quella cifra?

Facciamo un esempio pratico.

Il giudice dispone che venga consegnata, tramite il datore di lavoro del coniuge obbligato, l’intera somma a chi deve ricevere l’assegno di mantenimento.

E quindi se lo stipendio totale è di 2.000 euro, saranno prelevati 1.500 euro.

Il che significa, tutta la cifra e non solo una parte.

Lo ha sancito una sentenza della Corte di Cassazione (citata su Altalex), del 6 novembre 2006, numero 23668: «Il giudice può legittimamente disporre il pagamento diretto dell’intera somma dovuta al terzo, quando non ecceda, ma anzi realizzi pienamente, l’assetto economico determinato in sede di separazione con la statuizione che, in concreto, ha quantificato il diritto del coniuge beneficiario».

Assegno di mantenimento: l’ex in giudizio

Naturalmente il coniuge obbligato al versamento dell’assegno di mantenimento può costituirsi in giudizio (il ricorso gli viene notificato con il decreto di fissazione dell’udienza). E presentare una memoria difensiva nella quale dimostra che è stato effettuato l’eventuale pagamento delle somme dovute all’ex coniuge.

Il tribunale dovrà solo accertare se l’assegno è stato versato o meno e quindi decidere di conseguenza.

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