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Assegno di mantenimento ridotto in caso di licenziamento?

Scopri se l’assegno di mantenimento può essere ridotto in caso di licenziamento.

di The Wam

Luglio 2023

Assegno di mantenimento ridotto in caso di licenziamento? Vediamo in questo post cosa prevede la legge e i differenti casi. La questione è importante, in tempi difficili non sono poche le persone che hanno perso il lavoro. (scopri le ultime notizie su bonus, Rem, Rdc e assegno unico. Leggi su Telegram tutte le news su Invalidità e Legge 104. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Cos’è l’assegno di mantenimento

L’assegno di mantenimento è uno strumento essenziale, assolve a una duplice funzione: assistenziale e compensativa. Viene versato soltanto dopo aver verificato l’inadeguatezza dei mezzi economici del coniuge richiedente o la sua incapacità di assicurarseli per motivi obiettivi.

Quando si tratta di stabilire l’importo del mantenimento viene effettuata una valutazione comparativa delle condizioni economiche di entrambe le parti. Si tiene conto del contributo offerto da ciascuno dei coniugi alla vita familiare, nonché alla generazione del patrimonio comune e personale.

L’obiettivo fondamentale dell’assegno di mantenimento è quello di garantire che il coniuge richiedente possa raggiungere un livello di reddito che sia proporzionale al contributo che ha fornito durante il matrimonio. Questo è particolarmente rilevante quando si considerano le potenziali aspettative professionali che sono state messe da parte per il bene della famiglia.

Tuttavia, è importante notare che l’assegno di divorzio non è obbligatorio se il coniuge richiedente ha la capacità di lavorare ma rifiuta di farlo. Inoltre, se il coniuge richiedente ha un reddito sufficiente per sostenere se stesso e coprire le spese associate al suo nuovo stile di vita, non ha diritto a ricevere l’assegno di divorzio.

In questo post vediamo fino a che età (dei figli) è obbligatorio versare l’assegno di mantenimento.

A cosa serve

L’assegno di mantenimento ha due principali funzioni:

  1. Funzione assistenziale: Si tratta di un sostegno economico successivo alla cessazione della convivenza, in continuità con essa.
  2. Funzione perequativa: Non intende ricreare il tenore di vita esistente durante il rapporto, ma riconoscere il ruolo e il contributo del coniuge economicamente più debole alla formazione del patrimonio della famiglia e di quello personale dei coniugi stessi.

È importante sottolineare che l’assegno non ha una funzione compensativa, quindi non è inteso come risarcimento per i sacrifici fatti durante il matrimonio, né risarcitoria, quindi non serve a ristorare il coniuge per le conseguenze negative derivanti dalla fine del rapporto.

Vediamo cosa rischia chi versa l’assegno di mantenimento in ritardo.

Cosa dispone la legge

L’assegno di mantenimento trova il suo fondamento normativo nell’art. 156 del Codice Civile, che stabilisce i diritti e gli obblighi dei coniugi in caso di separazione. Di conseguenza, l’assegno di mantenimento è stabilito dal giudice al momento della separazione, in base alle condizioni economiche delle parti e considerando l’apporto di ciascuno alla vita familiare e alla formazione del patrimonio comune.

In questo post verifichiamo cosa si può fare se un genitore non versa il mantenimento.

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L’assegno di mantenimento in caso di licenziamento

Nel caso in cui il coniuge responsabile del pagamento dell’assegno di mantenimento, sia esso rivolto all’altro coniuge, ai figli o a entrambi, dovesse perdere il proprio impiego a seguito di un licenziamento, egli potrebbe ottenere un diritto a una revisione dell’importo mensile da versare.

È importante sottolineare che la condizione di disoccupazione non implica automaticamente una modifica del contributo di mantenimento stabilito. Infatti, in tale circostanza, è compito del giudice valutare la capacità del coniuge disoccupato di superare tale ostacolo e di trovare un nuovo lavoro. La decisione è presa in considerazione di una serie di criteri, tra cui l’età, il livello di istruzione e la preparazione professionale del coniuge.

Vediamo su invaliditaediritti.it se un marito con disabilità deve pagare il mantenimento.

Inoltre, la valutazione non si limita al solo aspetto lavorativo, ma prende in considerazione anche la situazione patrimoniale complessiva del coniuge tenuto al pagamento dell’assegno. La riduzione del mantenimento può essere giustificata solo da una significativa diminuzione del reddito, tale da alterare significativamente il rapporto economico tra le parti. Pertanto, per una eventuale revisione dell’importo, è necessario che si verifichi un mutamento radicale delle condizioni economiche rispetto a quelle precedentemente stabilite.

Il mantenimento e la pensione

L’assegno di mantenimento viene pagato anche quando il coniuge obbligato va in pensione, a meno che non ci sia un cambiamento sostanziale delle condizioni economiche che giustifichi una modifica dell’assegno. Questa valutazione sarà sempre ad opera del giudice.

Il calcolo dell’assegno di mantenimento

Il calcolo dell’assegno di mantenimento avviene considerando diversi fattori, come il reddito di ciascuno dei coniugi, le esigenze di vita dei figli, la durata del matrimonio, l’età e lo stato di salute dei coniugi, il contributo di ciascuno al mantenimento della famiglia durante il matrimonio e il possesso di beni personali.

C’è un post che spiega come si può modificare l’importo de mantenimento.

Il giudice tiene anche conto del possibile futuro reddito del coniuge che riceve l’assegno, in base alle sue capacità lavorative e alla possibilità di trovare un lavoro.

In questo articolo abbiamo anche verificato se per l’assegno di mantenimento è prevista anche la tredicesima.

Le sentenze sull’assegno di mantenimento

Tra le sentenze recenti (come la numero 15101/203 della Corte di Cassazione) c’è quella che riguarda un padre che ha chiesto la riduzione dell’assegno di mantenimento a causa della perdita del lavoro.

I giudici dell’Alta Corte stabilito che la riduzione dell’assegno può essere concessa se la perdita del lavoro comporta un significativo peggioramento delle condizioni economiche del genitore obbligato. Anche in questo caso, il giudice ha considerato la possibilità del genitore di trovare un altro lavoro, valutando la sua età, la sua formazione e le sue competenze.

C’è un articolo che spiega come tocchi ai nonni pagare l’assegno se il padre non ha soldi.

In un altro caso, la Corte di Cassazione ha deciso a favore di un uomo che aveva presentato ricorso contro la sentenza della Corte d’Appello di Lecce del 20 luglio 2009 che aveva rifiutato di riconoscere la perdita del suo lavoro come una “nuova circostanza” che giustificasse una modifica dell’assegno.

Assegno di mantenimento ridotto in caso di licenziamento?
Nella foto una donna guarda con ansia il telefono.

Domande frequenti

Quando si può ridurre l’assegno di mantenimento?

La riduzione dell’assegno può avvenire quando c’è un mutamento significativo nelle condizioni economiche del coniuge obbligato, come nel caso di un licenziamento.

Come si stabilisce l’assegno di mantenimento in caso di separazione?

L’assegno viene stabilito dal giudice al momento della separazione, considerando vari fattori come il reddito dei coniugi, l’apporto di ciascuno alla vita familiare e alla formazione del patrimonio comune.

Chi stabilisce l’importo dell’assegno di mantenimento?

L’importo dell’assegno di mantenimento è stabilito dal giudice, in base alle condizioni economiche dei coniugi e alle esigenze dei figli.

Quando si può modificare l’assegno di mantenimento?

L’assegno può essere modificato quando c’è un cambiamento significativo delle condizioni economiche o personali di uno dei coniugi.

L’assegno di mantenimento è dovuto anche in caso di pensionamento?

Sì, il mantenimento è dovuto anche in caso di pensionamento, a meno che non ci sia un cambiamento significativo delle condizioni economiche che giustifichi una modifica dell’assegno.

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