Assegno ordinario di invalidità: quando c’è l’integrazione

Assegno ordinario di invalidità, vediamo quando spetta l'integrazione al minimo, a quanto ammonta, coma calcolarla, quali sono i requisiti e chi è escluso. Ma anche quando viene concesso l'assegno ordinario di invalidità, che resta è bene specificarlo un trattamento erogato in via provvisoria.

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L’assegno ordinario di invalidità è una indennità riservata ai lavoratori che hanno subito una riduzione della capacità lavorativa superiore ai due terzi. Nell’articolo che state leggendo rispondiamo a questa domanda: quando spetta l’integrazione al trattamento minimo?

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Prima però è meglio specificare bene cosa significa integrazione al trattamento minimo: se dal calcolo dell’assegno ordinario di invalidità viene fuori un importo inferiore al limite ritenuto vitale (per il 2021 è di 516,90 euro), al titolare della prestazione deve essere attribuita una integrazione.

Che è appunto l’integrazione al minimo.

Con questa integrazione infatti si raggiunge il minimo vitale.

Assegno ordinario di invalidità: i requisiti

Prima di continuare è necessario ricordare l’altro requisito indispensabile per ottenere l’assegno ordinario di invalidità: aver versato almeno 5 anni di contributi (di cui 3 negli ultimi 5).

Il trattamento economico dell’assegno ordinario di invalidità viene calcolato nello stesso modo delle pensioni, ed è erogato in via provvisoria.

Viene concesso a chi è iscritto all’Assicurazione generale obbligatoria Inps e ad alcuni fondi sostitutivi. Non spetta ai dipendenti pubblici che però, rispetto agli altri, hanno diritto alla pensione per inabilità alle mansioni e al proficuo lavoro.

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Assegno ordinario di invalidità: come si calcola

Come detto l’assegno ordinario di invalidità viene calcolato come le pensioni dirette.

E quindi:

con il sistema retributivo fino al 31 dicembre 2011 e dopo contributivo. Ma solo per chi al 31 dicembre del 1995 aveva già versato 18 anni di contributi;

col sistema retributivo fino al 31 dicembre 1995 e poi contributivo per chi ha maturato meno di 18 anni di contribuzione prima del 31 dicembre del 31 dicembre 1995 (sistema misto);

col sistema contributivo per chi ha iniziato a versare contributi dopo il 31 dicembre 1995.

Dopo questa rapida e sommaria descrizione dell’assegno ordinario di invalidità, delle sue caratteristiche e dei requisiti, veniamo al dunque. E quindi: quando spetta l’integrazione al minimo?

Assegno ordinario di invalidità: la riduzione

L’assegno ordinario di invalidità può essere parzialmente cumulabile con i redditi da lavoro. La normativa prevede una riduzione dell’assegno se l’assistito continua a lavorare superando un certo limite di reddito.

Vediamo come:

se il reddito supera di 4 volte il trattamento minimo, l’assegno ordinario di invalidità viene ridotto del 25%. Un esempio:

l’assegno minimo per il 2020/2021 è di 515,58 euro al mese.

Moltiplicato per le 13 mensilità è uguale a 6.702,54

Moltiplicato anche per 4 è uguale a 26.810,16 euro annui.

E quindi se il reddito supera quella cifra (26.810,16) l’assegno ordinario d’invalidità viene ridotto di un quarto (25%);

se il reddito minimo supera di 5 volte il trattamento minimo (più di 33.512,70), allora la riduzione dell’assegno ordinario di invalidità sarà del 50%.

Assegno ordinario di invalidità: la trattenuta

I tagli all’assegno ordinario di invalidità finiscono qui? No. Perché una ulteriore sforbiciata viene effettuata se l’assegno già ridotto supera comunque il trattamento minimo (ricordiamo, 515,58 euro mensili).

In questo caso parliamo di trattenuta. E l’entità della riduzione dipende dall’anzianità contributiva dell’assistito.

Vediamo insieme:

  • se l’assistito ha versato almeno 40 anni di contributi non si applica la trattenuta aggiuntiva;
  • per i lavoratori dipendenti la trattenuta è del 50% della quota di assegno che supera il trattamento minimo;
  • per i lavoratori autonomi, la trattenuta sarà del 30% della quota che supera il trattamento minimo.

Questa riduzione dell’assegno ordinario d’invalidità non si applica sempre, vediamo quando non c’è il secondo taglio:

  • quando il reddito è inferiore al trattamento minimo;
  • quando il lavoratore è impiegato in contratti a termine che sono inferiori a 50 giornate lavorative in un anno;
  • quando il reddito deriva da attività socialmente utili nel corso di programmi per il reinserimento degli anziani (se le iniziative sono promesse da enti locali o istituzioni pubbliche o private), o da altre particolari attività (operai agricoli, giudici di pace o tributari, amministratori locali…).

Assegno ordinario di invalidità: integrazione al minimo

Vediamo quando si può integrare al minimo l’assegno ordinario di invalidità?

Come accennato se l’assegno ordinario di invalidità è inferiore al trattamento minimo (la pensione sociale) va integrato.

Ma l’integrazione al minimo non spetta sempre. Infatti se il titolare dell’assegno ordinario di invalidità possiede dei redditi che sono assoggettabili all’Irpef e questi redditi sono superiori di due volte l’ammontare annuo dell’assegno sociale (13.404,08 euro), non avrà diritto all’integrazione al minimo.

L’integrazione viene negata, in questo caso, anche se il coniuge dell’assistito non ha redditi.

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