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Home / Assegno Unico » Bonus e Incentivi » Contributi per famiglie / Assegno Unico e coppie di fatto: spetta?

Assegno Unico e coppie di fatto: spetta?

Assegno unico e coppie di fatto: come funziona? Scopriamolo insieme.

di Alda Moleti

Marzo 2024

In questo articolo parleremo di Assegno unico e coppie di fatto e vedremo come funziona in questi casi la prestazione (scopri le ultime notizie sull’Assegno Unico e sui bonus attivi in Italia. Leggile gratis su WhatsApp, Telegram e Facebook).

Assegno unico e coppie di fatto: come funziona?

L’Assegno Unico rappresenta un beneficio esteso a tutte le coppie con figli (affetti da disabilità o con meno di 21 anni), inclusi i nuclei di conviventi, indipendentemente dal fatto che la convivenza sia stata formalizzata con l’unione civile.

La formalizzazione della convivenza, che determina quella che si definisce una “coppia di fatto“, non è quindi un requisito necessario per l’accesso all’Assegno Unico.

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Come si calcolano gli importi dell’Assegno Unico

Il calcolo degli importi dell’Assegno Unico si basa sull’ISEE e sulla composizione del nucleo familiare. Sia che si tratti di genitori sposati, uniti in unione civile o semplicemente conviventi, la situazione non cambia poiché in ogni caso questi costituiscono un unico nucleo familiare ai fini ISEE.

Nel calcolo degli importi spettanti di Assegno Unico si terra quindi conto dell’ISEE calcolato sui redditi e patrimoni di entrambi i genitori, sempre e comunque. Si tenga presente che più alto è il reddito o il patrimonio (mobiliare i immobiliare) familiare, minore l’importo dell’Assegno Unico.

L’Indicatore della Situazione Economica Equivalente (ISEE) è infatti un indicatore utilizzato in Italia per valutare la condizione economica delle famiglie, che richiedono prestazioni sociali come l’Assegno Unico. Si basa non solo sul reddito, ma anche sul patrimonio mobiliare e immobiliare della famiglia, considerando al contempo la composizione del nucleo familiare per determinare un valore che tenga conto del numero dei componenti e delle loro eventuali condizioni particolari (come disabilità, età, ecc.).

Il calcolo dell’ISEE richiede la compilazione della Dichiarazione Sostitutiva Unica (DSU) presso i Centri di Assistenza Fiscale (CAF), nella quale vanno indicati tutti i dati relativi ai redditi, ai patrimoni e alla composizione del nucleo familiare.

Potete scaricare le tabelle complete degli importi dell’Assegno Unico nel 2024 in base alle diverse fasce ISEE cliccando sul pulsante di download qui sotto.

Chi inserire nel nucleo familiare ai fini ISEE?

Per quanto riguarda il nucleo familiare ai fini ISEE, in caso di coppie unite in matrimonio o attraverso una unione civile, la normativa stabilisce che:

Assegno unico e coppie di fatto con figli minorenni

Riguardo l’inserimento dei figli a carico nell’ISEE ai fini della richiesta dell’Assegno Unico è fondamentale distinguere tra figli maggiorenni e minorenni.

La normativa che definisce il nucleo familiare per l’ISEE, per quanto concerne i figli minorenni o i minori affidati, stabilisce le seguenti norme:

Assegno unico e coppie di fatto con figli maggiorenni

Per quanto riguarda i figli maggiorenni, si ha diritto all’Assegno Unico anche se ci sono figli tra i 18 e i 21 anni (non compiuti), purché si trovino in una delle seguenti condizioni:

Ricordiamo che, nel caso di figli maggiorenni non conviventi con i genitori, con l’introduzione delle modifiche previste dall’ISEE 2024, si è assistito alla rimozione del criterio che prevedeva l’autonomia del figlio dal nucleo familiare dei genitori basandosi esclusivamente sull’età (oltre i 26 anni). Nel 2024 le circostanze che consentono a un figlio non convivente di stabilire un proprio nucleo familiare si riducono a:

Assegno unico e coppie di fatto-inps
In foto, la pagina dell’Assegno Unico sul sito dell’INPS.

Assegno unico, coppie di fatto e omogenitorialità: quando la discriminazione è made in Italy

Nonostante, sulla carta, lo scopo dell’ISEE sia quello di garantire equità e giustizia sociale, facendo in modo che l’accesso a determinati servizi o benefici sia riservato a chi si trova in una situazione di maggiore bisogno, nella pratica, come vedremo, spesso rappresenta l’opposto.

Una “coppia di fatto” formata da persone dello stesso sesso, siano esse due donne o due uomini, ai fini ISEE costituisce un unico nucleo familiare. Questo vuol dire che nel conteggio si terranno in considerazione i redditi e i patrimoni di entrambi.

In realtà, ai fini ISEE, anche una coppia di conviventi, di qualunque sesso e non uniti in unione civile, costituisce un solo nucleo familiare. Questo perché non sempre l’ISEE coincide con la famiglia anagrafica.

Se questo può sembrare un trattamento equo, perché equipara le coppie di fatto ai coniugi uniti in matrimonio, non è così quando si parla di coppie dello stesso sesso e, soprattutto, di omogenitorialità.

In italia infatti non esiste ancora una legge che tuteli le famiglie omogenitoriali e solo il genitore biologico (o la donna che mette materialmente al mondo il bambino nel caso di maternità condivisa) ha diritti sul figlio ed è l’unico che può essere registrato all’anagrafe in qualità di padre/madre.

Tuttavia, il genitore che non ha diritti sul bambino, dal punto di vista dell’ISEE, se convive con il figlio, viene considerato comunque parte del suo nucleo familiare. Se quindi questi due genitori hanno entrambi un reddito proprio, l’ISEE del nucleo sarà più alto che se si conteggiasse solo quello del genitore che ha diritti legali sul bambino. Andando quindi a richiedere l’Assegno Unico questa famiglia otterrà un importo più basso, visto che la somma dei due redditi alza l’ISEE.

In questa specifica situazione l’ISEE altro non è che un elemento di discriminazione, poiché contribuisce a diminuire l’importo spettante di Assegno Unico per questa famiglia, che viene considerata un unico nucleo familiare solo quando fa comodo. Ovvero, solo ai fini del calcolo dell’ISEE, in modo che si riduca l’importo delle prestazioni ricevute, ma di fatto non viene riconosciuta come famiglia dalla legge italiana.

FAQ: Domande frequenti sull’Assegno Unico

Quale IBAN va indicato quando si compila la domanda per l’Assegno Unico?

L’IBAN da indicare deve essere per forza intestato al richiedente dell’Assegno Unico. Nel caso di conto corrente cointestato, il richiedente deve essere uno degli intestatari. Inoltre, si deve fare attenzione al fatto che codice fiscale e nome/cognome del richiedente, indicati nella domanda, corrispondano a quelli registrati dalla banca e associati all’IBAN.

Nel caso la prestazione sia divisa tra i genitori e ognuno riceva il 50% dell’importo, si possono indicare due diversi IBAN. Anche in questo caso però gli IBAN devono corrispondere ad un conto (o una carta) intestato ai rispettivi titolari dell’Assegno Unico, cioè uno a un genitore e uno all’altro.

Solo se si presenta domanda di Assegno Unico in qualità di tutore è possibile indicare un IBAN diverso da quello del richiedente e usarne uno intestato al soggetto tutelato.

Come viene pagato l’Assegno Unico?

L’Assegno Unico può essere pagato su:

Solo i titolari di Reddito di cittadinanza non devono richiedere l’Assegno Unico. Se ne hanno diritto per loro la prestazione scatta in automatico e ricevono il pagamento sulla carta del Rdc.

Se a richiedere l’Assegno Unico è un figlio maggiorenne come avviene il pagamento?

Sempre nelle modalità indicate nella FAQ precedente. L’IBAN però deve per forza essere intestato o cointestato al figlio maggiorenne che richiede l’Assegno Unico.

Se il figlio diventa maggiorenne o supera i 21 anni nel mese di competenza, il mese viene pagato?

Si! Ad esempio, se un figlio compie 22 anni il 1° febbraio 2024 e no

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