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Assegno unico da restituire: chi dovrà ridare i soldi

L’INPS potrebbe trattenere alcune somme dell’Assegno Unico non spettanti. Scopri chi deve restituire l’Assegno Unico.

Chiara Del Monaco è una linguista e copywriter specializzata in welfare.
Conoscila meglio

6' di lettura

Nei prossimi giorni l’INPS potrebbe inviare una richiesta di recupero delle somme non dovute ad alcune famiglie beneficiare dell’Assegno Unico. I motivi possono essere diversi. In questo articolo approfondiamo chi deve restituire l’Assegno Unico, perché deve farlo e quanto bisogna restituire (scopri le ultime notizie e poi Leggi su Telegram tutte le news sull’Assegno Unico. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Prima di erogare le nuove somme dell’Assegno Unico che partiranno da marzo 2023, l’INPS invierà una segnalazione ad alcune famiglie che hanno ricevuto un importo non dovuto del contributo economico. Nella sua comunicazione, l’INPS indicherà chi deve restituire l’Assegno Unico e come.

In particolare, si tratta dei destinatari che avevano un ISEE difforme al momento della domanda e non lo hanno corretto nel corso del 2022. Nei prossimi paragrafi vediamo in modo più dettagliato chi potrebbe ricevere una richiesta di recupero dei soldi da parte dell’INPS e cosa fare quando l’ISEE presentato non è regolare.

Indice

Chi deve restituire l’Assegno Unico: ecco i casi

Quando si richiede una prestazione economica erogata dallo Stato, bisogna fare attenzione ai documenti allegati, soprattutto quando tra quelli richiesti c’è l’ISEE. Infatti, alcuni Bonus, come il Reddito di cittadinanza, prevedono la sospensione del sussidio quando l’ISEE risulta difforme o non corretto. In altri casi, come l’Assegno Unico, l’INPS liquida gli importi prima e solo in seguito comunica chi deve restituire l’Assegno unico.

In particolare, se un cittadino presenta la domanda del contributo per famiglie con un ISEE difforme, la domanda viene accettata e i soldi vengono erogati ugualmente nell’importo spettante in base alla fascia di reddito. Poi, nel corso dell’anno, sarà l’INPS ad avvisare i beneficiari che l’ISEE deve essere regolarizzato entro il 31 dicembre dell’anno di riferimento, altrimenti bisogna restituire le mensilità non dovute.

Per esempio, se un nucleo familiare con ISEE di 10.000 euro e un figlio minorenne richiede l’Assegno Unico, ma l’attestazione ISEE presenta delle omissioni o degli errori, l’importo che viene erogato è comunque il massimo spettante per ogni figlio, cioè 175 euro. Poi, sarà l’INPS a inviare una comunicazione in cui informa la famiglia interessata che è obbligatorio regolarizzare i dati dell’ISEE entro il 31 dicembre. Altrimenti, si rischia di restituirlo in sede di conguaglio.

I casi più comuni che interessano chi deve restituire l’Assegno Unico sono i seguenti:

  • nuclei familiari in cui i genitori non sono stati inseriti correttamente nell’ISEE;
  • famiglie che non hanno indicato in modo corretto la presenza di figli maggiorenni e minorenni;
  • cittadini stranieri che non hanno inserito tutti i documenti richiesti;
  • famiglie che non hanno indicato se i figli fino a 21 hanni possiedono i requisiti per ricevere l’Assegno Unico.

Un altro esempio comune per chi deve restituire l’Assegno Unico riguarda anche le maggiorazioni. Per esempio, alcuni mesi fa l’INPS ha dovuto trattenere una parte degli importi erogati a chi aveva ricevuto la maggiorazione di 30 euro per genitori lavoratori.

In base alle verifiche, è venuto fuori che avevano fruito della maggiorazione molti nuclei monoparentali, e cioè composti da un solo genitore. In questo caso, infatti, la maggiorazione di 30 euro non spetta e quindi i soldi percepiti vanno restituiti all’INPS.

Per evitare di arrivare a questo punto, e quindi di restituire le somme ricevute, è fondamentale regolarizzare l’ISEE entro il 31 dicembre dell’anno di riferimento. Nel prossimo paragrafo spieghiamo come fare.

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Nel video di seguito, parliamo delle date attese per i pagamenti dell’Assegno Unico 2023.

Chi deve restituire l’Assegno Unico: come correggere l’ISEE

Nel paragrafo precedente abbiamo analizzato chi deve restituire l’Assegno Unico, e cioè le persone che nel 2022 avevano un ISEE difforme o con omissioni (quindi dati mancanti) e non lo hanno corretto entro il 31 dicembre 2022.

Per questi cittadini, l’INPS ha inviato una comunicazione proprio per avvisare che con ISEE non regolarizzato si rischia di restituire il denaro percepito nel corso del 2022. Di conseguenza, chi non ha provveduto alla regolarizzazione dell’ISEE entro il 31 dicembre 2022 riceverà presto un’altra comunicazione dell’Istituto: questa volta, l’INPS indicherà la somma precisa da restituire.

Ma come si fa a correggere l’ISEE e a evitare la restituzione dell’Assegno Unico?

Coloro che avevano un ISEE difforme nel 2022, hanno avuto la possibilità di correggerlo entro il 31 dicembre 2022 in base all’articolo 11, comma 5, del D.P.C.M. n. 159/2013. Nello specifico, per regolarizzare l’ISEE è possibile eseguire queste procedure:

  • dopo la comunicazione di ISEE difforme dall’INPS, il cittadino può presentare la documentazione mancante per completare i dati dichiarati nella domanda;
  • presentare una nuova DSU senza difformità;
  • richiedere al CAF di correggere la DSU con effetto retroattivo. Questo, però, si può fare solo se l’ISEE è stato presentato tramite un CAF o se è stato proprio il CAF a commettere l’errore.

Coloro che non hanno regolarizzato l’ISEE in uno di questi modi entro il 31 dicembre 2022, riceveranno presto un avviso di recupero delle somme da parte dell’INPS, in cui l’Istituto indicherà la cifra da restituire. Nel prossimo paragrafo vediamo quanto bisogna restituire dell’Assegno Unico.

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In foto, un uomo visibilmente preoccupato perché ha scoperto chi deve restituire l’Assegno Unico.

Chi deve restituire l’Assegno Unico e quanto deve restituire

Se ci hai letto fino a qui, avrai scoperto chi deve restituire l’Assegno Unico e come regolarizzare l’ISEE entro il 31 dicembre 2022 per evitare la restituzione.

I beneficiari che nel corso del 2022 non hanno prestato attenzione alla comunicazione dell’INPS sulla necessità di correggere i dati dell’ISEE, dai prossimi giorni riceveranno una nuova comunicazione con le cifre da restituire all’Istituto.

Le somme da restituire non sono uguali per tutti, ma cambiano in base agli importi dell’Assegno Unico erogati alle famiglie in riferimento alla fascia ISEE di appartenenza.

In ogni caso, secondo la circolare n.23/2022 dell’INPS, su ogni mensilità pagata viene mantenuta la quota minima dell’Assegno Universale, cioè quello che spetta anche senza presentare l’ISEE. In particolare, gli importi minimi sono questi:

  • 50 euro al mese nel caso dei figli minorenni;
  • 25 euro al mese per i figli maggiorenni.

Per il resto dei soldi, viene fatto un conguaglio e l’Istituto recupera tutte le somme eccedenti, comprese le maggiorazioni.

Per esempio, un nucleo familiare con ISEE difforme di 10.000 euro che ha percepito 175 euro per il figlio minorenne dovrà restituire 125 euro per ogni mese erogato. Visto che l’Assegno Unico viene pagato da marzo, la famiglia deve restituire 10 mensilità, per un totale di 1.250 euro.

Questa cifra potrebbe essere anche più alta in presenza di più figli o maggiorazioni, come quella di 30 euro per genitori lavoratori che si azzera con ISEE superiore a 40mila euro o senza ISEE.

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