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Assegno Unico, cifre diverse: 4 mesi per correggere

Scopri come funzionano le variazioni dell’importo dell’Assegno Unico e le ultime novità dell’INPS sul ricalcolo.

di Chiara Del Monaco

Giugno 2023

Le variazioni dell’importo dell’Assegno Unico hanno coinvolto una grande fetta dei destinatari del contributo economico. L’importante, a detta dell’INPS, è comunicare ogni cambiamento nei tempi previsti. In questo approfondimento vediamo quali sono le scadenze per avvisare l’Istituto e chi sono gli interessati (scopri le ultime notizie e poi Leggi su Telegram tutte le news sull’Assegno Unico. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

Fin dall’introduzione dell’Assegno Unico a marzo 2022 l’INPS ha chiarito che gli importi non sono uguali per tutti e sono soggetti a variazioni in base alla composizione del nucleo familiare e alla situazione reddituale dei destinatari.

Per ricevere la somma spettante, adeguata alle variazioni subite, l’INPS deve conoscere in breve tempo cosa è cambiato e adeguare l’importo alla situazione economica e familiare del nucleo coinvolto.

Nei prossimi paragrafi, perciò, vediamo nel dettaglio quando bisogna comunicare le variazioni dell’importo dell’Assegno Unico all’INPS e quali sono i casi più comuni.

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Ricordiamo che le date di accredito cambiano da persona a persona e vanno controllate periodicamente sul fascicolo previdenziale del cittadino, area riservata del sito INPS, accessibile tramite le credenziali digitali SPID, CIE o CNS.

Indice

Variazioni dell’importo dell’Assegno Unico: quando comunicarle all’INPS

In seguito ai ritardi dell’Assegno Unico che hanno fatto slittare gli importi di maggio a giugno 2023, molti cittadini hanno chiesto spiegazioni sulla modalità dei conguagli, ossia il fattore che avrebbe causato la maggior parte dei ritardi.

A questo proposito, l’INPS ha chiarito che i conguagli sono dovuti alle variazioni dell’importo dell’Assegno Unico da marzo 2022, che hanno portato a un ricalcolo generale delle somme nel mese di maggio.

Le variazioni possono dipendere da vari motivi, per esempio una nuova nascita o la perdita del lavoro di uno dei genitori, che vanno così a influire sull’importo da erogare in base alla normativa.

Tuttavia, quando si verificano dei cambiamenti è necessario comunicarlo all’INPS entro specifici limiti di tempo. A tale scopo si è espresso Rocco Lauria, direttore centrale Inclusione di INPS, durante un’intervista al Sole 24 Ore del 5 giugno 2023. In questa occasione, il direttore ha spiegato quanto segue:

Si tratta di una prestazione fisiologicamente “variabile” nell’importo spettante: se si verificano mutamenti nel nucleo familiare questi vanno comunicati entro 4 mesi e fanno sempre scaturire la necessità di ricalcolo delle rate e di corrispondere degli arretrati“.

Quindi, le famiglie coinvolte da variazioni nel nucleo familiare o nel reddito sono tenuto a contattare l’INPS entro quattro mesi. Solo in questo modo l’Istituto ha il tempo necessario per effettuare il ricalcolo e non causare eventuali ritardi.

Scopri la pagina dedicata all’Assegno unico per conoscere altri diritti e agevolazioni.

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Variazioni dell’importo dell’Assegno Unico: i casi più comuni

L’importo dell’Assegno Unico può cambiare in base a diversi fattori che coinvolgono il nucleo familiare richiedente. Uno dei casi più comuni, per esempio, è il passaggio dalla minore alla maggiore età di un figlio o una figlia a carico.

Oltre a dover comunicare questa variazione all’INPS il prima possibile, e comunque entro quattro mesi dall’evento, bisogna anche verificare se la persona a carico abbia ancora diritto all’Assegno fino a 21 anni di età. Per esempio, se frequenta un corso di formazione o è iscritta all’università, oppure se svolge il Servizio Civile, allora può ancora ricevere il contributo per famiglie.

Un altro fattore che influisce sull’importo è una nuova nascita all’interno della famiglia. Durante la gravidanza, infatti, non è possibile richiedere l’Assegno Unico perché è necessario avere il codice fiscale del nascituro, che viene rilasciato solo dopo la nascita. Una volta comunicata questa novità, l’INPS provvede a riconoscere anche il settimo e l’ottavo mese di gravidanza.

Anche la situazione lavorativa ha un peso consistente nell’importo dell’Assegno Universale, sia nel caso in cui uno dei genitori perda il lavoro sia nel caso in cui trovi un lavoro meglio retribuito. A seconda delle due situazioni, l’INPS riconoscerà un importo maggiore o minore alla famiglia.

Inoltre, chi non ha comunicato l’ISEE entro la fine di febbraio può farlo fino al 30 giugno 2023 e ottenere il conguaglio delle mensilità arretrate e non riconosciute. Invece, chi aggiorna l’ISEE o lo comunica per la prima volta dopo il 30 giugno avrà diritto agli importi adeguati solo da luglio in poi, senza gli arretrati.

Nel frattempo, scopri chi deve presentare la domanda dell’Assegno Unico nel 2023 e di quanto aumentano gli importi con le maggiorazioni. Leggi anche quanto costa non rinnovare l’ISEE per l’Assegno Unico 2023 e l’elenco delle novità dell’Assegno Unico 2023 in breve.

Variazioni dell’importo dell’Assegno Unico: in foto, una famiglia che si scatta un selfie.

Variazioni dell’importo dell’Assegno Unico: modalità di ricalcolo

Nei paragrafi precedenti abbiamo visto quali sono i casi che influiscono sulle variazioni dell’importo dell’Assegno Unico e quando bisogna comunicare eventuali modifiche all’INPS per ricevere la cifra giusta.

In merito alle modalità di ricalcolo, proprio negli ultimi giorni l’Istituto ha spiegato alcuni dettagli sulla quantità di beneficiari che dovrà ricevere i conguagli o restituire gli importi percepiti in più. Nello specifico, la maggior parte dei conguagli è stata positiva, in quanto 512mila famiglie hanno ricevuto un importo maggiore. Si tratta di circa 140 milioni di euro erogati da parte dell’INPS, che equivalgono in media a circa 272 euro a famiglia.

Invece, 378mila nuclei familiari dovranno restituire 15 milioni di euro, comportando una riduzione dell’Assegno di circa 41 euro a famiglia. In ogni caso, la cifra da restituire sarà rateizzata, in modo tale che non si superi un quinto del debito totale ogni mese.

Attraverso il messaggio del 26 maggio l’Istituto ha anche chiarito che le persone interessate saranno informate dell’aumento o della necessità di restituire l’Assegno Unico “con un sms e un messaggio e-mail e potranno approfondire le modalità di calcolo rivolgendosi al contact center oppure alle sedi dell’istituto“.

Per avere ulteriori informazioni si può controllare il sito dell’INPS, entrando nella propria area riservata con le credenziali SPID, CIE o CNS.

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