Avellino. Acs, corruzione elettorale: assolto Amedeo Gabrieli

Avellino, caso Acs: corruzione elettorale. Assolto Amedeo Gabrieli.

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Amedeo Gabrieli è stato assolto dall’accusa di corruzione elettorale. La madre di tutte le inchieste, così era stata definita enfaticamente dalla Procura di Avellino, non ha partorito condanne. Il fatto non sussiste: così si è chiuso il primo atto che vede protagonista l’ex amministratore unico di “Avellino città servizi” (Acs). Questa mattina 16 gennaio 2020, Gabrieli era in tribunale in compagnia del suo avvocato Gerardo Di Martino, per aspettare la sentenza che è arrivata intorno alle 17.00. A emetterla è stato il giudice monocratico, Vincenza Cozzino. Gabrieli ha preferito non rilasciare dichiarazioni, una scelta concordata con la difesa, per rispetto del lavoro della magistratura che dovrà giudicarlo anche nel procedimento principale che riguarda Acs.

“Io voto De Luca al Quadrato”

Io voto De Luca al quadrato, il sindaco di Salerno e l’ex senatore di Avellino”. Questa l’intercettazione, fra Gabrieli e “Sergio”, che aveva conquistato l’attenzione dei media locali e nazionali. Per gli inquirenti Gabrieli si riferiva agli omonimi Vincenzo De Luca, Governatore Pd della Campania e l’ex senatore Pd irpino, e prospettava un’assunzione da 500 euro al mese per sei mesi in un progettino di formazione riservato agli under 30. Conversazioni intercettate in un periodo molto “caldo”: mancavano sei giorni alle elezioni regionali del 31 maggio 2015. Oggi, come detto, l’accusa di corruzione elettorale è stata ritenuta del tutto infondata dal tribunale di Avellino.

Gerardo Di Martino in tribunale
L’avvocato di Amedeo Gabrieli, il legale Gerardo Di Martino

Lo stralcio dell’indagine principale

Il processo, relativo alla corruzione elettorale, è uno stralcio ottenuto dal difensore di Gabrieli, l’avvocato Gerardo Di Martino, rispetto al procedimento penale principale che ruota attorno ad alcune cooperative avellinesi. Le accuse contestate a vario titolo, in quel processo, sono di peculato e corruzione. L’avvocato di Gabrieli – proprio nel procedimento penale principale – è riuscito a far riconoscere l’inutilizzabilità di molte intercettazioni raccolte dalla Squadra Mobile di Avellino, allora guidata dal vicequestore Marcello Castello.

Qui vi spieghiamo perché. La Procura, ogni sei mesi, può rinnovare le indagini fino a un massimo di due anni. La scadenza prevista, nel caso di Gabrieli, era il 18 aprile del 2015. Eppure, oltre un mese dopo, l’ex manager di Acs viene iscritto nel registro degli indagati per corruzione. Sulla base di alcune testimonianze raccolte. Le intercettazioni, autorizzate alla luce del nuovo reato (proprio la corruzione), non sono adoperabili nel processo principale.

La Procura aveva chiesto la condanna di Gabrieli

Oggi il aula la Procura aveva chiesto sei mesi di reclusione per Amedeo Gabrieli e una multa di 2500 euro. Il tribunale di Avellino ha scelto diversamente: assoluzione piena, il fatto non sussiste. Probabilmente, adesso, il procuratore Rosario Cantelmo e l’aggiunto Vincenzo D’Onofrio, titolare dell’inchiesta, faranno ricorso in Appello.

Le dichiarazioni dell’avvocato Di Martino

L’avvocato di Amedeo Gabrieli, Gerardo Di Martino, ha dichiarato: “Non c’è stato nessun voto di scambio, non si è verificata nessuna corruzione elettorale. Il fatto non sussiste. E non sussiste per davvero perché così stabilito, oggi, dal Tribunale di Avellino. Il punto è sempre lo stesso: si è molto lontani dalla verità se si afferma di aver accertato o di aver verificato l’esistenza di un fatto, come è accaduto in questo caso per lo scambio di voti, e come è capitato di fare a Procura della Repubblica e polizia giudiziaria di Avellino nel corso di conferenze stampa allestite al momento dell’arresto o durante le indagini. In realtà, e non nutro alcun timore di smentita, quelle sono fasi in cui non si accerta e non si verifica proprio alcunchè, ai fini della verità. Nessuno mai potrà sostenere il contrario. Al massimo, si raccolgono elementi per costruire un’ipotesi di accusa e chiedere di celebrarvi un processo. Ma ciò che è ipotesi, ipotesi rimane. E una ipotesi non potrà mai diventare verità, se non dopo un processo, dopo aver raccolto le prove ed ascoltato la difesa, ma soprattutto per mano di un giudice e giammai di un pubblico mistero o della polizia giudiziaria.

Questo caso, il caso Gabrieli – continua – collegato alla dichiarata insussistenza del fatto di corruzione elettorale da parte del Tribunale, dimostrano, in tutta la sua forza, quanto sia aberrante e distruttivo, per la persona che subisce il procedimento, scambiare per verità ciò che non lo è, prima di averla effettivamente accertata e verificata nell’unico modo stabilito dall’ordinamento. Lo stesso che, oggi, ha condotto alla pubblicazione di una sentenza di assoluzione perché il fatto non sussiste, resa nei confronti di un colpevole che in realtà era solo un innocente”.

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