Atripalda, tentano di investirlo con l'auto: il mistero del fax
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Atripalda, tentano di investirlo con l’auto: il mistero del fax

Tentato omicidio ad Atripalda, oggi è stato ascoltato un commerciante proprietario del negozio le cui telecamere avrebbero ripreso tutto…

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Tentato omicidio ad Atripalda, oggi è stato ascoltato un commerciante proprietario del negozio le cui telecamere avrebbero ripreso un uomo, in compagnia del figlio, che tentava di investire con l’auto un 36enne: quello che poteva diventare suo genero, se avesse riconosciuto (non l’ha fatto) il figlio dell’ex compagna. Proprio il mancato riconoscimento del bambino avrebbe innescato la reazione dei due uomini che nel 2016, secondo quanto ricostruito dagli investigatori, avrebbero provato a investire con una Panda il 36enne nei pressi di un’officina atripaldese. (La foto della Panda in copertina è tratta da Google e non rappresenta l’auto che sarebbe stata utilizzata per il tentato omicidio)

Il “mistero” di quel fax”

“Lui (il 36enne), che conoscevo solo di vista, mi ha detto che lo avevano aggredito. E che voleva le registrazioni video riprese dalle telecamere del mio negozio”, ha raccontato il testimone.

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L’uomo non gliel’aveva date, oggi in aula ha spiegato perché: non sapeva estrarle dalla memoria e non aveva un supporto digitale su cui salvarle, aggiungendo che “dopo due tre giorni i video si cancellavano in automatico”, e quindi la richiesta non aveva avuto seguito.

L’avvocato che assiste il 36enne, il penalista Nicola D’Archi, ha fatto acquisire un fax recapitato, il giorno successivo ai fatti contestati, proprio al commerciante per spiegargli l’importanza di non cancellare quei video.

Il fax è stato offerto al teste che ha candidamente ammesso di “non riuscire a leggerne il contenuto poiché non aveva gli occhiali”.

A declamarlo è stato il legale di parte civile.

“Il fax – ha aggiunto l’avvocato – chiariva bene l’importanza di non cancellare quei video. Ed è stato inviato alle 17.38 del giorno successivo ai fatti”.

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Atripalda, tentato omicidio: sentenza a ottobre

Il testimone afferma di non averlo letto, aggiungendo anche di non aver visionato i video, che non gli interessavano. Una questione che ha innescato più di una perplessità fra i giudici (il collegio era presieduto dal magistrato Luigi Buono, a latere i giudici Giulio Argenio e Lorenzo Corona).

Sono stati poi acquisiti i verbali di interrogatorio dei due imputati. Il difensore di padre e figlio, l’avvocato Raffaele Tecce, ha ottenuto un rinvio al 1 ottobre per le dichiarazioni spontanee di uno degli imputati. Poi ci sarà la requisitoria del pm, Cecilia Annecchini, e l’arringa delle difese prima della sentenza dei giudici.

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