Attacco a Mumbai, la storia della strage dimenticata

2' di lettura

Attacco a Mumbai – Una vera storia di coraggio

regia di Anthony Maras

Film su una strage islamica ingiustamente dimenticata in Occidente: quella di Mumbai del 26 novembre 2008. Ispirato ai tristi fatti realmente accaduti di quasi undici anni fa la pellicola diretta da Anthony Moras entra di diritto nei film di genere storico assieme a “United 93”, “World Trade Center” e “11 settembre 2001”. Strage dimenticata e non è un caso se la produzione non è americana, bensì un inedito consorzio Australia-Bollywood, che ha permesso però al film di Maras di vincere svariati premi nell’ultimo anno tra cui il prestigiosissimo Adelaide Film Festival.

Attacco a Mumbai, la storia della strage dimenticata

Un monito per noi europei che parte fin dalla prima scena: i terroristi arrivano su un gommone e si infiltrano come un cancro pronto a pugnalarti alle spalle; un qualcosa che sicuramente il pubblico francese ha immediatamente recepito. Ma attenzione: non è il classico film dove tra gli ostaggi c’è il coraggioso “Capitan America” di turno che scappa, spara ai cattivi e salva tutti. La finzione quasi non c’è essendo la sceneggiatura tratta dalle testimonianze dei sopravvissuti. È un film di denuncia sia sugli orrori di chi in questo mondo fonda tutto sulla religione; ed è infatti necessario riportare un dialogo realmente intercorso nelle stanze del Taj Hotel in quelle ore disperate:

“Non ci restano che le preghiere”

“Fanculo alle preghiere! È grazie alle preghiere se stiamo chiusi qui!”

Attacco a Mumbai, la storia della strage dimenticata

Ecco, questo è in sostanza il senso del film. Oltre a essere un film di giusta denuncia contro la religione, l’impianto della sceneggiatura fa da megafono all’intollerabile caos che ha impedito per quasi sessanta ore l’arrivo dei soccorsi e delle forze speciali del male equipaggiato esercito indiano. A rafforzare l’autenticità della pellicola sono poi vari estratti dei media che hanno invece coperto ora per ora i momenti di quel drammatico evento. Per questo la sceneggiatura può considerarsi eccellente, non dovendo mai discostarsi da fatti realmente accaduti ma allo stesso tempo mantenendo la drammaticità di quanto realmente accaduto. 

La versione originale del film ha i dialoghi in diverse lingue: inglese, hindi, farsi, pashtu, russo e altro per sottolineare il microcosmo creatosi in tale situazione. Ragionando in questo senso l’impianto cinematografico ricorda quindi per certi versi “Un film parlato” di Manoel de Oliveira e “Babel” di Alejandro González Iñárritu, anche per quanto riguarda il tema trattato, e, almeno in parte, “Hotel Rwanda” di Terry George, non a caso il titolo originale del film è “Hotel Mumbai”.

Molto bene tutti gli altri reparti, ma la colonna sonora forse poteva permettersi qualcosa in più.

Regia 8

Sceneggiatura 9

Fotografia 7

Montaggio 7

Soundtrack 6

Scenografia 8

Costumi 8

Make-up 8

Media 7,6

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