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Auguri Trapattoni: quando l’Avellino fermò la Juve a Torino 3 a 3

E’ la stagione 1978-1979 e l’Avellino gioca l’ultima di campionato a Torino contro la Juve di Giovanni Trapattoni che oggi compie 80 anni. Finisce 3 a 3

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Nel 1979 le gesta delle Brigate Rosse riempono di sangue le prime pagine dei giornali, i Pink Floyd sono tornati in auge con il capolavoro “The Wall” e nelle radio la voce cavernosa di Neil Young ripete “My my hey hey”. In Italia Alan Sorrenti porta “Tu sei l’unica donna per me” al vertice delle classifiche nazionali. La Juve di Giovanni Trapattoni, che oggi compie ottant’anni (che Dio ti preservi per altri cento), continua a mietere successi. Una difesa corazzata che ha fatto scendere la media gol del campionato sotto le due reti a partita. Davanti Roberto Bettega, Bobby gol, è l’incubo delle difese di mezzo mondo.

Juventus – Avellino, Trapattoni in panchina: 3-3

Al Comunale di Torino – è un caldo maggio del 1979 – la Juventus sfida l’Avellino che si gioca la salvezza. La stagione della squadra di Giovanni Trapattoni non è stata esaltante. Il Milan è ormai certo dello scudetto, seguito dal Perugia dei miracoli che, grazie a una straordinaria serie di pareggi (all’epoca la vittoria valeva due punti), è riuscita a conquistare un insperato secondo posto da imbattuta (Chi ha detto Leicester?)

Trapattoni in panchina: l’Avellino resiste

All’Avellino serve un’impresa sportiva. E il primo tempo la squadra di mister Marchesi regge all’urto dei bianconeri. Porte inviolate. Al ritorno in campo, però, la situazione precipita. Prima Bobby gol e poi Verza (doppietta) in undici minuti mettono l’Avellino spalle al muro: 3-0. Qualcuno lascia lo stadio.

Giovanni Trapattoni richiama in panchina Dino Zoff, sono quattro anni che il portiere juventino non viene sostituito. Allora si parlava già del suo ritiro anzi, diciamola tutta, c’è chi se lo augurava: “Non arriva più negli angoli bassi neppure se lo spingono, finito”. Solo che poi sarebbero arrivati i mondiali del 1982 e qualcuno avrebbe dovuto ricredersi, ma questa è un’altra storia.

Trapattoni richiama Zoff: entra Alessandrelli

Dicevamo: fuori Zoff dentro Giancarlo Alessandrelli, uno che negli anni a venire, nelle scuole calcio italiane, diventerà sinonimo di numero dodici. Proprio questo Carneade, che poi passerà anche a Bergamo con l’Atalanta, veste il ruolo di uomo della provvidenza per l’Avellino. Due respinte incerte permettono a De Ponti di firmare una doppietta per i lupi. Giovanni Trapattoni, in panchina, non crede ai suoi occhi. Il Trap è uno che, già allora, sa leggere le partite come pochi. Trapattoni sa come andrà a finire. E la sua previsione si materializza a quattro minuti dalla fine: è Giuseppe Massa, anche lui un subentrato a partita in corso, a firmare il gol decisivo per il pareggio. Un pallonetto che lascia attonito il povero Alessandrelli. Una salvezza che alcuni giornali non faticheranno a definire eroica.

Giancarlo Alessandrelli

Qualcuno, più scafato, dirà che la Juve quella partita non voleva vincerla, anche alla luce del rapporto privilegiato che c’era con la squadra biancoverde, storico bacino di talenti poi passati in bianconero. Comunque sia andata, quella vittoria viene conquistata di fronte ad almeno diecimila tifosi arrivati all’ombra della Mole e di un tridente politico (rigorosamente di scudocrociato vestito) che allora aveva pochi eguali in Italia: Giuseppe Gargani, Nicola Mancino e Ciriaco De Mita.

Trapattoni, la Juve e la partita della storia

Quella partita ha una valenza simbolica così forte per i tifosi dell’Avellino, da essere ricordata come il match della storica salvezza. Anche se, in realtà, i punti decisivi erano stati conquistati la domenica prima contro l’Inter. Anche lì non una squadra qualsiasi. Anche lì non segnò un giocatore qualsiasi: il sardo Mario Piga.

Ma è quella del Comunale di Torino che resta la partita della storia. Troppi i protagonisti straordinari. A partire proprio da quel Giovanni Trapattoni al quale facciamo i migliori auguri: grazie di esistere, Trap!

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