Aumenti in busta paga: quanto guadagnano operai e impiegati

Aumenti in busta paga: quanto guadagnano operai e impiegati con il taglio contributivo previsto dal governo. La riduzione del 3% dovrebbe riguardare gli stipendi fino a 20/23mila euro lordi. Oltre quella cifra e fino a 35mila il taglio sarà del 2%. Vediamo le simulazioni.

6' di lettura

Aumenti in busta paga con il taglio del cuneo fiscale: operai e impiegati dovrebbero guadagnare poco più di 50 euro lordi al mese. (scopri le ultime notizie su mutui e prestiti. Leggi su Telegram tutte le news sulla finanza personale. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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La simulazione è stata effettuata su stipendi medio bassi. Proprio quelli che grazie alla riduzione del 3 per cento del cuneo fiscale contributivo dovrebbero ricevere il sostegno necessario per affrontare il caro energia e gli effetti dell’inflazione. Per gli stipendi superiori a 20/23mila euro e fino a 35mila, il taglio sarà invece del 2 per cento. Per le retribuzioni che superano questa soglia non è previsto nessun vantaggio.

Su questo argomento potresti leggere un articolo sulla busta paga del 2023, con gli aumenti previsti anche per i lavoratori part time; c’è anche un focus sul bonus tredicesima: sarà solo per le pensioni più basse?; e infine ci siamo soffermati su chi spetta il bonus 800 euro in busta paga.

Aumenti in busta paga con il taglio dei contributi: come funziona

Il governo ha deciso di intervenire sulla leva dei contributi previdenziali per aumentare il netto in busta paga e non su quella fiscale.

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I dipendenti versano per i contributi previdenziali il 9,19 per cento. Al datore di lavoro spetta il 23,81 per cento: questa parte dovrebbe restare inalterata. Saranno cioè ridotti solo i contributi a carico dei lavoratori.

La somma contributiva è del 33 per cento.

Questa cifra, insieme a quella per l’Irpef, contribuisce in modo consistente al costo del lavoro. Le due “voci” sono quelle che compongono il famoso cuneo fiscale, che rende il costo del lavoro a carico delle imprese significativamente più alto rispetto a quanto realmente percepisce il dipendente.

In Italia la percentuale complessiva è del 46 per cento. Tra i cinque più alti in una graduatoria che è stata stilata dall’Ocse tra i 38 Paesi più industrializzati.

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Gli effetti degli aumenti in busta paga

La scelta del governo, che sarà discussa in queste ore e approvata con la Legge di Bilancio, avrà degli effetti concreti sui lavoratori. Ma vediamo in che misura. Le cose cambiano a seconda delle retribuzioni percepite. Ci concentriamo in questo post soprattutto sugli stipendi medio bassi. Oltretutto, la misura dovrebbe essere adottata proprio sui redditi da lavoro che non superano i 35mila euro l’anno lordi.

Aumenti in busta paga: per stipendi da 15mila euro lordi l’anno

Vediamo ora nel dettaglio quali saranno le conseguenze sugli stipendi dei lavoratori.

Iniziano da una contribuzione annua di 15mila euro lordi, in pratica quella che riceve un impiegato part time (con una retribuzione intorno a 1.000 euro al mese).

La riduzione dei tre punti su tredici mensilità (viene compresa anche la tredicesima), comporta un aumento di 35 euro lordi al mese.

Lordi, appunto. Perché l’incremento del netto fa salire il reddito complessivo e quindi anche l’aumento della tassazione: sarà quindi leggermente più basso.

Aumenti in busta paga: per stipendi da 20mila euro lordi l’anno

Vediamo invece quale sarà l’aumento del netto in busta paga per un lavoratore che riceve una retribuzione annua lorda di 20mila euro (equivalente a circa 1.300 euro al mese).

Ebbene il beneficio lordo sarà di 46 euro mensili. Ma quando verrà applicata l’Irpef quella cifra si ridurrà a 30 euro.

Aumenti in busta paga: per stipendi da 23mila euro lordi l’anno

Vediamo come funziona il taglio di 3 punti percentuali di contribuzione a retribuzioni da 23mila euro l’anno. Non sappiamo ancora se nella riduzione dei 3 punti percentuali rientrino anche i lavoratori che ricevono questi stipendi: la discussione non si è ancora conclusa. Sono in bilico tra un taglio del 3 per cento o del 2 per cento (che verrà riservato agli stipendi più alti).

E comunque, se il taglio sarà di 3 punti percentuali anche per chi ha uno stipendio lordo annuo di 23mila euro, il netto in busta paga sarà di 53 euro lordi. Ovvero: 35 euro netti.

Aumenti in busta paga: per stipendi da 30mila euro lordi l’anno

Molto probabilmente il governo non disporrà un taglio contributivo del 3 per cento per gli stipendi oltre i 20mila euro (si può arrivare come detto alle retribuzioni di 23mila euro, non di più).

Per gli altri lavoratori sarà dunque replicata la misura che è stata già adottata dal governo Draghi: una riduzione del 2 per cento.

Vediamo con questo taglio della spesa contributiva, quanto riceverà di più in busta paga un lavoratore che ha una retribuzione annua di 30mila euro lordi (ovvero uno stipendio attuale di 1.750 euro netti al mese). Si tratta più o meno del valore medio degli stipendi nel nostro Paese. È lo stipendio di un professore o di un operaio specializzato con una discreta anzianità di carriera.

Il beneficio sarà di 46 euro lordi mensili. Più o meno 30 euro.

Se invece la busta paga arriva al limite previsto dal governo, 35mila euro lordi l’anno, l’aumento sarà di 54 euro mensili (sempre lordi).

Come detto oltre il limite dei 35mila euro non ci sarà nessun taglio della spesa contributiva. Significa che gli stipendi resteranno gli stessi.

Aumenti in busta paga: quanto guadagnano operai e impiegati

Aumenti in busta paga: l’ambizione del governo

L’ambizione del governo nel medio periodo è quella di arrivare a una riduzione del cuneo fiscale del 5 per cento (ma suddiviso tra lavoratori e imprese). Non è un taglio in programma per il prossimo anno e neppure per quello successivo. L’esecutivo vuole procedere per gradi: si arriverà a quella percentuale, se non ci sono degli improvvisi dietrofront, solo tra cinque anni. Possiamo dire che al momento è solo una buona intenzione.

C’è da ricordare che il taglio della contribuzione non peserà in negativo sulle future pensioni: la somma mancante sarà infatti versata dallo Stato (proprio per questa ragione la misura ha un costo).

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