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Aumenti pensione 2023 rinviati, ma non per tutti

Aumenti pensione 2023 rinviati, ma non per tutti: per 4 milioni di pensionati non scatteranno a gennaio.

di The Wam

Dicembre 2022

Aumenti pensione 2023 rinviati, parliamo delle rivalutazioni all’inflazione: non scatteranno a gennaio per tutti. I ritardi sono stati causati dalle modifiche decise nelle ultime ore sull’adeguamento dei trattamenti all’inflazione. (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sulle pensioni e sulla previdenza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

INDICE

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Vediamo cosa succede, chi dovrà attendere per ricevere gli aumenti dell’assegno pensionistico e come funziona il nuovo meccanismo che il governo ha deciso di adottare per scaglionare per la rivalutazione all’inflazione.

Su questo argomento puoi leggere un post che spiega come il governo sia a caccia di fondi per finanziare gli aumenti delle pensioni minime; in un altro articolo abbiamo verificato  come aumentano le minime nel 2023: esempi e importi; vediamo anche come l’aumento delle pensioni minime non sia per tutti (in una delle ultime valutazioni del governo).

Aumenti pensione 2023, i nuovi scaglioni

Il governo ha confermato l’adeguamento al 100 per cento per i pensionati che ricevono fino a 2.100 euro lordi di pensione (più o meno 1.800 euro netti), che quindi riceveranno un incremento del 7,3 per cento.

Scopri la pagina dedicata a tutti i tipi di pensioni, sociali e previdenziali.

Sono cambiate le percentuali di aumento per i trattamenti superiori a quella cifra. 

L’esecutivo ha ridotto la penalizzazione per le pensioni medie, che non possono essere definite «ricche». Quelle che sono nella fascia compresa tra i 2.100 e i 2.600 euro lordi al mese. La rivalutazione sarà ora dell’85 per cento (rispetto all’80 che era stato inizialmente previsto in manovra).

La penalizzazione sarà spostata a carico delle pensioni più alte. Un esempio? La rivalutazione per chi riceve questi importi scenderà dal 35 al 32 per cento.

Le tre fasce intermedie (tra 2.500 e 6.000 euro) avranno le percentuali di rivalutazione abbassate tra il 2 e il 3 per cento.

Queste modifiche non cambiano nulla nel bilancio: il vantaggio delle pensioni fino a 2.500 euro sarà compensato infatti dai tagli che sono stati disposti per gli importi pensionistici più alti.

Aumenti pensione 2023, i ritardi negli aumenti

Una modifica dell’ultima ora comporta però anche delle complicazioni inevitabili. L’Inps non ha più i tempi necessari per ricalcolare tutti gli importi. Questo significa che per i quattro milioni di pensionati, con trattamenti medio alti, l’adeguamento all’inflazione scatterà tra febbraio e marzo (ovviamente comprensivo degli arretrati).

Per le pensioni fino a 2.100 euro, quelle che riceveranno il 100 per cento, non cambia nulla. Anche perché non sono state imposte modifiche e quindi i conti dell’Inps sono ancora validi.

Sugli adeguamenti all’inflazione non ci dovrebbero essere altre novità. La decisione del governo è stata dettata da una semplice constatazione: penalizzare in modo eccessivo chi riceve pensioni tra 1.700 e 2.100 euro netti non era del tutto indolore.

Spostare l’asticella più in alto per le decurtazioni ha sicuramente una logica diversa.

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Aumenti pensione 2023, cosa succede alle minime

È stato approvato anche l’aumento delle pensioni minime a 600 euro. Ma rispetto alle intenzioni di Forza Italia, che ha proposto il provvedimento, il risultato è molto al di sotto delle attese.

Anche perché l’aumento avrà effetto solo per un anno.

Questo incremento a tempo costerà 270 milioni.

Funziona così:

Queste pensioni, lo ribadiamo per precisione, saranno aumentate già a partire da gennaio.

Sul fronte pensioni non ci sono altre grandi novità se non quelle annunciate da tempo:

Discorso ancora da valutare per Opzione donna: su questa misura il governo davvero non ha le idee chiare. Si è passati da una conferma in toto della misura per la pensione anticipata destinata alle lavoratrici, a una modifica radicale che ha ristretto e di molto le possibilità di accesso (60 anni, 35 di contributi e solo per fragili con una invalidità a partire dal 74 per cento, caregiver e disoccupate). Si era poi fatta strada la possibilità di non modificare la vecchia versione, ma solo per 6, 8 mesi. Ora l’esecutivo è tentato da un nuovo dietrofront: Opzione donna con restrizioni (e molto simile all’Ape sociale).

La scelta su questa misura è dettata solo da questioni economiche: per finanziare l’aumento delle minime, bisogna prendere soldi dallo stesso settore. Le pensioni, appunto. E Opzione donna è quella più “attaccabile”.

Nell’immagine un uomo in attesa delle decisioni del governo sugli aumenti pensione 2023

Aumenti pensioni 2023, ma anche assunzioni

Sono state previste anche nuove assunzioni, quasi 2.000. Riguarderanno in particolare i ministeri di Giustizia, Esteri e Agricoltura.

150 tra funzionari e assistenti andranno invece a rinforzare l’organico della Ragioneria dello Stato: saranno necessari per seguire le molte pratiche del Pnrr.

1.000 assunzioni sono state invece disposte per la polizia penitenziaria, anche se scaglionate in 4 anni.

Il governo ha anche stabilito la costituzione di un fondo di 90 milioni per il 2023 (fondo che è destinato ad aumentare gradualmente): servirà a finanziare un numero ulteriore di assunzioni in deroga per la polizia e i vigili del fuoco oltre a stipulare una polizza per le responsabilità civili verso terzi.

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