Stipendi e pensione a ottobre: tutte le cifre con l’aumento

Il taglio al cuneo fiscale introdotto dal dl Aiuti bis genera un aumento in busta paga. Vediamo cosa accade su stipendi e pensione a ottobre.

8' di lettura

Si prospetta un autunno più roseo. Parliamo di aumenti in busta paga che arriveranno grazie al dl Aiuti bis approvato e presentato in conferenza stampa lo scorso 4 agosto. Il taglio al cuneo fiscale, che complessivamente ammonta al 2%, voluto dal governo uscente a guida Draghi, ha prodotto diversi aumenti per fasce di reddito. Di seguito tutti i cambiamenti cifra per cifra su stipendi e pensione a ottobre.  (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sulle pensioni e sulla previdenza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

INDICE

Stipendi e pensione a ottobre: taglio al cuneo fiscale

Per la riduzione della pressione fiscale sulle retribuzioni dei lavoratori è stata confermata la riduzione del cuneo fiscale in favore dei lavoratori dipendenti. Sarà una misura retroattiva e parte dal 1° luglio 2022. Si tratta in pratica di un suo rafforzamento.

Come spiegato all’articolo 20 del decreto Aiuti bis in gazzetta, la sforbiciata sarà sul costo dei contributi previdenziali per lavoratori dipendenti. In dettaglio:

“Per i periodi di paga dal 1° luglio 2022 al 31 dicembre 2022, compresa la tredicesima o i relativi ratei erogati nei predetti periodi di paga, l’esonero sulla quota dei contributi previdenziali per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti a carico del lavoratore di cui all’articolo 1, comma 121, della legge 30 dicembre 2021, n. 234, è incrementato di 1,2 punti percentuali. Tenuto conto dell’eccezionalità della misura di cui al primo periodo, resta ferma l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche”

Così aveva detto il premier nella conferenza stampa del 4 agosto 2022. Prima del Cdm si parlava di un 1% di taglio, dopo il consiglio dei ministri questa percentuale è salita all’1,2%. Confermata nel provvedimento pubblicato.

In effetti il decreto Aiuti bis ha confermato la misura. Dal 1° luglio i lavoratori noteranno un cedolino paga un po’ più alto, grazie appunto al taglio del cuneo.

L’ampliamento del taglio del cuneo del 1,2%, raggiunge la platea già coinvolta dalla decontribuzione di 0,8 punti prevista dalla legge di bilancio, ovvero per i redditi fino a 35 mila euro.

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Stipendi e pensione a ottobre: come funziona

Dopo il primo taglio al cuneo fiscale introdotto dal governo Conte sugli stipendi del 2021, arriva una nuova sforbiciata, maggiore di quella entrata in Consiglio dei ministri il 4 agosto.

La nuova riduzione del cuneo avrà però durata limitata: dal 1° luglio al 31 dicembre 2022, compresa la tredicesima mensilità.

Tutto ciò si traduce in un ulteriore aumento degli stipendi per gli ultimi 4 mesi dell’anno sommando anche la mensilità aggiuntiva:

  • aumento nella busta paga di settembre 2022
  • aumento nella busta paga di ottobre 2022
  • aumento nella busta paga di novembre 2022
  • aumento nella busta paga di dicembre 2022
  • aumento nella busta paga della tredicesima 2022

Stipendi e pensione a ottobre: il dettaglio

Con il decreto Aiuti bis aumentano, anche se non di molto, stipendi e pensioni. Come già avanzato, il provvedimento prevede un taglio del cuneo fiscale di 1,2 punti da luglio a dicembre (la decontribuzione di luglio viene recuperata ad agosto) per i redditi fino a 35 mila euro, in aggiunta a quello dello 0,8% stabilito da gennaio e attualmente in vigore.

«Per i periodi di paga dal 1° luglio 2022 al 31 dicembre 2022, compresa la tredicesima o i relativi ratei erogati nei predetti periodi di paga, l’esonero sulla quota dei contributi previdenziali per l’invalidità, la vecchiaia e i superstiti a carico del lavoratore di cui all’articolo 1, comma 121, della legge 30 dicembre 2021, n. 234, è incrementato di 1,2 per cento», si legge nel testo.

Stipendi e pensione a ottobre: la rivalutazione anticipata

La norma inoltre anticipa di tre mesi la rivalutazione delle pensioni, con un aumento del 2% degli assegni a partire da ottobre, anche in questo caso fino alla soglia dei 35mila euro. 

Inizialmente il governo aveva pensato di ridurre il cuneo di punto percentuale, ma in Consiglio dei ministri è arrivato il ritocco al rialzo. Con l’aggiunta di 1,2 punti allo 0,8 introdotto a gennaio, ha spiegato il ministro dell’Economia Daniele Franco, l’abbattimento per il secondo semestre viene portato al 2%.

Il numero uno di via XX Settembre ha spiegato che il taglio del cuneo fiscale costerà alle casse dello Stato 1,2 miliardi di euro. Mentre lo stanziamento destinato rivalutazione degli assegni pensionistici è di circa 1,5 miliardi. Vediamo come si traducono in concreto le due misure.

Stipendi e pensione a ottobre: caso per caso

32 euro in più per i redditi di 35 mila euro.

La decontribuzione dell’1,2% per i lavoratori dipendenti, si tradurrà in un beneficio mensile che va dagli 8,3 euro al mese lordi in più per coloro che hanno un reddito lordo annuo di 9mila euro a 32,3 euro lordi in più per i redditi da 35mila euro l’anno.

I più avvantaggiati dal taglio del cuneo fiscale sono coloro che hanno una retribuzione annua lorda vicina alla soglia dei 35mila euro. Per questa fascia, in sei mesi più la tredicesima, si ha un aumento complessivo di circa 226 euro lordi.

Stipendi e pensione a ottobre
Stipendi e pensione a ottobre

23 euro in più per i redditi di 25 mila euro.

Per chi invece ha un reddito annuo di circa 25mila euro lordi la decontribuzione dell’1,2% si traduce in un aumento mensile dello stipendio di 23,1 euro lordi. L’aumento complessivo, in sei mesi più tredicesima, è di circa 162 euro.

14 euro in più per i redditi di 15 mila euro

Per i redditi da 15mila euro lordi l’anno l’incremento della busta paga è ancora più esiguo. La decontribuzione dell’1,2%, infatti, comporta un aumento mensile dello stipendio di 13,8 euro lordi. Vale a dire circa 97 euro in più in busta paga nei sei mesi da luglio a dicembre, tenendo conto anche della tredicesima.

9 euro in più per i redditi di 10 mila euro

Chi ha un reddito annuo di 10mila euro lordi arriverà a trovarsi con meno di 10 euro in più in busta paga al mese, per la precisione con circa 9,2 euro in più. L’aumento nei sei mesi più tredicesima è di 65 euro scarsi (64,6 euro). Va ricordato che parliamo sempre di lordo.

8 euro in più per i redditi di 9 mila euro

L’aumento diventa quasi impercettibile per chi ha un reddito di circa 9mila euro l’anno. In questo caso si parla di 8,3 euro in più al mese con la decontribuzione dell’1,2% e quindi di 58,2 euro in più nei sei mesi più la tredicesima.

Stipendi e pensione a ottobre: critici i sindacati

Critici i sindacati sulla rivalutazione anticipata delle pensioni del 2%. Una cifra ritenuta bassa che hanno fortemente osteggiato. In effetti, a titolo di esempio (fermo restando che l’anticipo a ottobre della rivalutazione sarà riconosciuto agli assegni fino a 2.692 euro lordi) avremo il seguente quadro.

Stipendi e pensione a ottobre: gli esempi

Per la pensione minima, che oggi è di 524 euro, la rivalutazione comporta un aumento di circa 11 euro al mese. Un pensionato che riceve 1000 euro lordi in assegno ne vedrà circa 20 in più al mese mentre chi ne prende 2000 riceverà circa 40 euro in più. Di seguito alleghiamo una tabella secondo i calcoli Uil in base alla fascia di reddito tra gli 8 mila e i 35 mila euro. 

Tabella esemplificativa secondo i calcoli Uil tra una fascia di reddito di 8mila e 35mila euro.

Stipendi e pensioni a ottobre: le tempistiche

Ma quando saranno effettivi gli aumenti? Per le pensioni tutto dipenderà dall’Inps che deve disporre gli adeguamenti di calcolo entro ottobre.

Nella migliore delle ipotesi e salvo ritardi tecnici già nella pensione di ottobre dovrebbe essere incluso l’aumento. Come detto, lo stanziamento complessivo destinato alla rivalutazione degli assegni pensionistici è di circa 1,5 miliardi.

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