Aumento della pensione minima 2023: chi sarà escluso?

Aumento della pensione minima 2023. Secondo la legge di bilancio chi riguarderà e chi sarà escluso? Scopriamolo.

5' di lettura

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La nuova Legge di Bilancio approvata dal Governo Meloni, tra le varie novità, ha stabilito anche un aumento della pensione minima 2023. Per quali categorie? Chi sarà escluso? Scopriamolo nell’approfondimento.

Indice

Aumento della pensione minima 2023: chi sarà escluso?

Come riporta puntualmente il Sole 24 ore, il Governo si prepara alla rivalutazione e all’adeguamento di pensione e assegno unico.

La percentuale di rivalutazione sarà del 7,3%, ma a usufruirne in forma piena non saranno tutti i pensionati, ma esclusivamente coloro che ricevono una pensione mensile non superiore a 4 volte l’assegno sociale Inps, che attualmente è di 525,38 euro mensili.

Gli aumenti oscilleranno da circa 38 euro al mese per le pensioni minime a 52 euro netti per quelle da mille euro.

I pensionati che percepiscono una pensione superiore a 4 volte l’assegno sociale INPS, ovvero 2.101,52, non potrà ottenere alcun adeguamento.

La stessa cosa varrà per i pensionati che ricevono un assegno calcolato con il metodo contributivo puro. Questi saranno addirittura penalizzati dalla rivalutazione della pensione minima.

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I contributivi puri, infatti, per accedere alla pensione di vecchiaia a 67 anni di età e 20 anni di contributi previdenziali devono soddisfare anche un requisito economico: la pensione maturata deve essere pari almeno a 1,5 volte il trattamento minimo di pensione.

Con la rivalutazione del 7,3%, questa soglia passa addirittura a 11.142,30 euro.

Anche andare in pensione anticipata diventa più dura. Bisogna avere 64 anni di età e 20 anni di contributi, ma la pensione mensile deve essere almeno 2,8 volte l’assegno sociale, quindi ammonterà a 20.798,96 euro stando al valore aggiornato.

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Aumento della pensione minima 2023: gli importi

Aumento della pensione minima 2023: a quanto ammonterà?

Come anticipato nel paragrafo precedente, il tasso di rivalutazione stabilito dal Governo Meloni per le pensioni e gli assegni unici, sarà del 7,3%.

Sarà calcolabile e applicabile sulle pensioni che non superano le 4 volte l’assegno sociale INPS, che ad oggi è di 525,38 euro.

Da gennaio 2023, dunque, la pensione minima arriverà a 571,40 euro, con un importo annuale di 7.428,20 euro.

Bisogna utilizzare il condizionale, perché non basta che la pensione risulti inferiore al suddetto importo per avere diritto all’integrazione, in quanto bisogna soddisfare una serie di requisiti.

Intanto c’è da dire che solo che ha una pensione mista, calcolata con metodo retributivo e contributivo, potrà essere rivalutata.

Come abbiamo anticipato, infatti, le pensioni completamente contributive non potranno godere di questo adeguamento, anzi ne saranno penalizzate. Fino al doppio della pensione minima annuale, quindi, 14.856,40 euro, l’integrazione sarà parziale e sarà calcolata così:

  • Pensione minima annua per 2 – il reddito del pensionato : 13

Per esempio un pensionato che prende un assegno pensionistico di 500 euro, ma che ha un reddito annuale (tra i redditi diversi) di 13.000 euro, dovrà fare questo calcolo:

  • 14.856,40 – 13.000:13 = 142,80 che si andranno ad aggiungere alla pensione minima percepita.
Aumento della pensione minima 2023
Aumento della pensione minima 2023.

Aumento della pensione minima 2023: da quando partirà?

A partire dal 1° gennaio 2023 è previsto un adeguamento pari a +7,3% delle pensioni.

Lo prevede il decreto firmato dal ministro dell’economia,Giorgetti.

L’aumento della pensione minima 2023 è stato calcolato sulla base dei dati Istat del 3 novembre 2022. Previsti anche conguagli, nel caso ce ne sia bisogno. La percentuale del 7,3% è provvisoria, perché verrà rivista costantemente e regolarmente dal Governo, in base all’inflazione, già nel 2024.

La rivalutazione, dunque, partirà dal 1° gennaio del 2023 e di ogni anno sulla base del tasso di inflazione dell’anno precedente.

In base alla effettiva variazione di consuntivo dell’indice, potranno esserci recuperi (a credito o a debito) con relativi conguagli in occasione della rivalutazione effettuata l’anno successivo.

La rivalutazione del 7,3% non riguarderà solo l’adeguamento delle pensioni, dell’assegno unico, ma anche le soglie dell’ISEE, importantissime per poter ottenere i benefici come l’assegno universale.

Cosa cambierà in queste soglie? Mentre fino ad oggi era necessario avere un ISEE non superiore ai 15 mila euro per avere diritto all’importo massimo dell’assegno unico, da gennaio 2023 sarà sufficiente che l’ISEE non superi i 16.095 euro.

Con la rivalutazione delle soglie, l’importo minimo dell’assegno unico 2023 scatterà solo al raggiungimento di un Isee di 42.920 euro e non più a 40mila come oggi.

Il comma 11 del D.Lgs. 230/2021 stabilisce che gli importi dell’assegno unico universale, le pensioni e le soglie dell’ISEE, devono obbligatoriamente essere riviste ogni anno, per essere rivalutate e commisurate all’aumento dell’inflazione.

L’adeguamento e la rivalutazione sono aspetti molti delicati da mettere in pratica. Pensiamo all’Assegno Unico e alla sua importanza (perché ingloba tutte le misure per la famiglia e la natalità) il fatto che venga rivalutato ogni anno dà la certezza che, nonostante l’inflazione e l’aumento dei prezzi, la somma verrà ricalcolata e aumentata.

Il tasso di rivalutazione per l’assegno unico dovrebbe essere lo stesso di quello applicato per le pensioni, quindi, come abbiamo anticipato nei paragrafi precedenti, del 7,3%.

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