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Aumento delle pensioni, cosa vuole fare il governo

Aumento delle pensioni, il governo ha più risorse per intervenire sugli importi previdenziali.

di The Wam

Febbraio 2023

Aumento delle pensioni, il governo ha oggi più margini di manovra per ritoccare gli importi dei trattamenti pensionistici. (scopri le ultime notizie e poi leggi su Telegram tutte le news sulle pensioni e sulla previdenza. Ricevi ogni giorno sul cellulare gli ultimi aggiornamenti su bonus, lavoro e finanza personale: entra nel gruppo WhatsApp, nel gruppo Telegram e nel gruppo Facebook. Scrivi su Instagram tutte le tue domande. Guarda le video guide gratuite sui bonus sul canale Youtube. Per continuare a leggere l’articolo da telefonino tocca su «Continua a leggere» dopo l’immagine di seguito).

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L’esecutivo ha 30 miliardi a disposizione (anche grazie allo stop al Superbonus). Fondi che potrebbero essere inseriti nel nuovo Def (il documento di economia e finanza che serve a programmare gli obiettivi e le strategie di politica economica). Con nuove risorse anche la riforma delle pensioni potrebbe essere valutata e approvata prevedendo appunto, un aumento degli importi (con una rimodulazione dell’Irpef), una maggiore flessibilità in uscita, una nuova modifica di Opzione donna, la riduzione dell’età anagrafica per la pensione di vecchiaia e il superamento della Legge Fornero.

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Le prospettive sono un po’ cambiate per l’esecutivo rispetto a dicembre, quando è stata approvata la legge di Bilancio. All’epoca le risorse sono state quasi tutte destinate al caro energia per aiutare famiglie e imprese. Ora i prezzi del gas e della luce sono tornati a livelli accettabili (quelli precedenti allo scoppio della guerra in Ucraina): si può programmare senza pensare all’emergenza, anche se non bisogna dimenticare che le fibrillazioni internazionali non sono certo diminuite.

Potrebbe interessarti un post che spiega come con la riforma delle pensioni l’uscita potrebbe dipendere dal lavoro; vediamo anche quali sono e come averle le pensioni assistenziali in Italia; e infine abbiamo elencato in un post quali sono le pensioni che non fanno reddito.

Aumento delle pensioni, pensione di vecchiaia

Si sta pensando per la pensione di vecchiaia di introdurre uno sconto di quattro mesi per ogni figlio, fino a un massimo di 12 mesi. In questo modo chi rientra nei requisiti potrebbe uscire dal lavoro a 66 anni piuttosto che a 67 anni.

Non sarebbe certo questa l’operazione più importante. Ma iniziare a incidere su quel limite dei 67 anni (che nel giro di qualche decennio potrebbero arrivare a 70 con l’adeguamento alla speranza di vita) è già un primo segnale.

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Aumento delle pensioni, Opzione donna

Su Opzione donna la discussione continua da mesi. Per ragioni economiche il governo ha deciso di ridurre la platea delle beneficiarie restringendo la possibilità di uscita a 60 anni (e con 35 anni di contribuzione) solo ad alcune categorie di lavoratrici:

I sindacati hanno proposto di tornare alla vecchia formula (58, 59 anni, 35 di contributi e aperto a tutte le lavoratrici).

La versione originaria di Opzione donna, sostengono i sindacati, ha un costo piuttosto elevato per qualche anno, ma nel medio termine si tradurrà in un consistente risparmio per la previdenza. Del resto le lavoratrici che accedono a questa uscita anticipata non lo fanno gratis: accettano infatti che l’importo venga determinato solo con il calcolo contributivo (e non quello misto) subendo una penalizzazione che può arrivare al 30, 40 per cento.

Aumento delle pensioni, integrazione al minimo

Il governo ha intenzione di estendere l’integrazione al minimo anche ai contributivi puri, i lavoratori che hanno iniziato a versare i contributi nel 1996.

Al momento l’integrazione al minimo di pensioni troppo basse è possibile solo per chi rientra nel calcolo misto (retributivo/contributivo). Quasi un controsenso, perché i trattamenti con gli importi più bassi sono e saranno proprio quelli che vengono determinati con il solo calcolo contributivo (che viene effettuato solo sulla base dei contributi versati negli anni di lavoro e non è invece ancorato alle ultime retribuzioni, come invece nel sistema retributivo).

Nello stesso discorso rientra la questione giovani. Ovvero come assicurare una giusta e dignitosa pensione a chi uscirà dal lavoro nei prossimi decenni. Si pensa di reintrodurre il “silenzio assenso” per destinare parte della quota del tfr a finanziare una pensione integrativa. I sindacati si sono già detti d’accordo. Bisognerà trovare la formula giusta.

Aumento delle pensioni, l’uscita anticipata

La mutata situazione economica ha ridato slancio anche ai discorsi legati a una maggiore flessibilità in uscita. Ma su questo punto siamo un po’ allo scontro tra due diverse concezioni:

Le due misure piacciono ai sindacati, la Lega spinge per Quota 41, le altre forze di governo (Fratelli d’Italia e Forza Italia) al momento non si sono pronunciate in modo chiaro.

Voi direte: si possono adottare entrambe, per chi ha la necessità di uscire prima (62 anni) e per chi ha già una lunga carriera lavorativa. Il problema sono le risorse. Entrambe hanno un costo non irrisorio: si sta valutando la sostenibilità.

Nel frattempo si parla anche di aumenti.

Aumento delle pensioni, cosa vuole fare il governo
Nella foto un pensionato che sorride, sullo sfondo il mare

Aumento delle pensioni, scaglioni Irpef

Il governo ha intenzione di ridurre a tre gli scaglioni Irpef. In questo modo:

Chi avrà un maggiore beneficio dalla riforma dell’Irpef? I pensionati che hanno un reddito compreso tra 35.000 e 40.000 euro, gli stessi che oggi sono penalizzati dalla rivalutazione all’inflazione. Potrebbero avere un aumento tra i 100 e i 200 euro al mese.

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